di Ivano Alteri – Un’ampia e inaspettata partecipazione presso il Salone della Provincia, a Frosinone, ha sancito la nascita della Vertenza Frusinate. I comitati, le associazioni, i singoli cittadini che hanno voluto esserci, erano lì per questo; sentivano la necessità di mettere insieme le singole esperienze, di condividere gli affanni, di unificare le forze e le lotte, di convogliare i diversi rivoli in un unico mare. La Vertenza Frusinate vi è riuscita; ed ha voluto nascere così, come si deve: una e plurima.
Non era una normale assemblea; non era voluta da qualche organizzazione partitica o para partitica o sindacale; non c’era, dietro, la manina occulta di questa o quella consorteria in cerca d’affari o di pascolo elettorale. Era invece un’assemblea emersa direttamente dalla stretta feroce della condizione materiale, reale, che aggredisce la carne viva di ormai buona parte della popolazione frusinate; e perciò particolarmente “vera”.
I disoccupati e i precari; quelli che subiscono le angherie di Acea con bollette esose e quelli che da Acea si vedono del tutto privare dell’acqua; quelli che pretendono che la sanità resti un diritto e non diventi definitivamente una merce di lusso; quelli che vogliono riappropriarsi delle istituzioni democratiche, sottratte loro da avventurieri, nullafacenti e affaristi d’accatto; quelli che hanno capito definitivamente che quando tutto è ormai perduto non resta che ricominciare d’accapo; tutti insieme alla fine avranno pensato: se non lo fanno loro, lo facciamo noi. Ed hanno iniziato a farlo.
Le poltrone dietro la presidenza sono state lasciate vuote per decisione degli organizzatori, nessuno vi si è seduto, per simboleggiare plasticamente un’assenza ingiustificata. Non c’erano sindaci, non c’erano assessori, non c’erano presidenti di provincia, non c’erano consiglieri regionali, non c’erano deputati e senatori, fatta la lodevole eccezione per i deputato 5 Stelle Frusone, non c’erano sindacati né associazioni di categoria. Non che non fossero stati invitati; ma, semplicemente, non c’erano. Per capire con quanta intensità non fossero presenti, proprio tutti coloro che invece avrebbero dovuto essere gli organizzatori di un’assemblea su tali temi, basti dire che la senatrice Spilabotte, Pd, aveva fatto arrivare un messaggio con cui si rammaricava di non poter essere presente; ma si impegnava senz’altro ad acquisire informazioni sulle risultanze dell’assemblea, attraverso il presidente della Provincia Pompeo, del suo stesso partito; che però, come lei, non c’era. È difficile non-esserci, più intensamente di così. Nonostante ciò, tutti gli interventi hanno ribadito di non voler combattere i partiti, le organizzazioni sindacali, gli eletti e le istituzioni; bensì di voler stimolare tutti questi soggetti verso l’adempimento del proprio dovere, a cui sono invece venuti meno da molti anni.
Quelle poltrone vuote dietro il tavolo della presidenza, da una parte, e la sala piena di persone, dall’altra, hanno definitivamente chiarito a tutti il senso dell’intera iniziativa. Più che deprimere i cuori dei presenti, quell’immagine di assenza ingiustificata li ha esaltati, convincendoli ancora di più di quanto fosse stato importante avviare un tale percorso di partecipazione, e con la partecipazione riempire quel vuoto ormai insostenibile. E di quanto non fosse più rinviabile l’obiettivo di fondo che la Vertenza Frusinate si propone di perseguire: trasformare la politica da strumento di potere in mano a qualcuno, in strumento di vita in mano ai cittadini.
Il viaggio intrapreso dalla Vertenza Frusinate nel pomeriggio del 22 settembre 2015 a Frosinone, che pure intende affrontare qui e ora le tante emergenze sociali presenti sul territorio, sembra volere durare molto a lungo, fino travalicare le stesse generazioni; per costruire nel tempo un contesto di vita del tutto nuovo, in cui le persone siano al centro di ogni scelta politica, e non ai margini, dove l’attuale classe politica le ha relegate. Questo è ciò che bisogna fare, avranno pensato; ed hanno iniziato a farlo.
Forse è troppo presto per dirlo oggi, ma noi pensiamo già che domani, quelli che erano lì presenti, che sempre più vedranno maturare i frutti della loro scelta, non riusciranno a resistere al desiderio di dire con orgoglio “Io c’ero”. E forse un giorno qualcuno li ringrazierà, per questo.
Frosinone 23 settembre 2015
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