di Achille Migliorelli – FESTA DE “L’UNITA’” – SELVACAVA 2015
1. Ritorno con piacere a Selvacava, a distanza di più di 50 anni da quando ci venni la prima volta per una ragione politica. C’erano le elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale del 1964.
2. In questi 50 anni mi sono chiesto più volte quali ragioni mi avevano indotto a militare in un partito della sinistra. Allora era il PCI. La risposta è stata sempre la stessa: in questa parte dello schieramento politico venivano difesi, con la lotta e la militanza politica, gli ideali ed i valori della giustizia sociale e dell’uguaglianza, nei quali mi riconoscevo.
3. E’ in questi valori che ho sempre identificato la sinistra.
4. Oggi l’esistenza della sinistra viene messa in dubbio. Si pretende di sostenere che il liberismo ha vinto nel campo economico e sociale: chi è ricco può diventare più ricco; chi è più forte ha la via spianata per diventare più forte.
Le disuguaglianze sociali sono diventate sempre più marcate. E’ il tempo dell’apparenza e della comunicazione di massa.
Non dobbiamo, quindi, meravigliarci se prevalgono l’individualismo più sfrenato, la furbizia e la corsa all’accaparramento dei privilegi, sino ad arrivare alle manifestazioni di una criminalità organizzata e di una corruzione, che condizionano pesantemente la vita della nazione, al SUD come al NORD.
5. I valori della solidarietà sono passati in secondo ordine.
E’, allora, possibile essere costretti a vedere in TV un Chicco Testa – uno degli sponsor più agguerriti delle scelte dell’attuale governo –, tutto intento a sostenere che gli operai di Melfi debbono essere grati a Marchionne perché gli chiede di lavorare le domeniche di agosto e con un salario addirittura ridotto.
E doversi indignare fermamente perché a rispondere a questa provocazione non è il segretario del PD e Presidente del Consiglio – che si dice di sinistra –, ma la Chiesa e, per essa, il Vescovo di Melfi. Sembra di vivere in un altro mondo: qualcosa di sinistra oggi viene da Papa Bergoglio e dalla parte più illuminata della Chiesa.
E’, allora, possibile far passare la riforma del diritto del lavoro – denominata, con un inglesismo, “jobs act”, quasi a voler indorare la pillola –, che nega il diritto alla giusta causa nei licenziamenti, che consente il demansionamento dei lavoratori e il loro controllo a distanza, per una riforma che amplia i diritti dei lavoratori e crea le condizioni per una maggiore occupazione. Salvo, poi, a dover prendere atto che le previsioni mirabolanti vengono puntualmente smentite ad ogni rilevazione dell’ISTAT.
E’ illuminante il clamoroso errore compiuto dal Ministro Poletti, il quale ha indicato nel numero di 630 mila i nuovi assunti dopo l’entrata in vigore del “jobs act”, mentre essi sono meno della metà.
Così come va evidenziato che non si tratta di nuovi contratti, ma, nella quasi totalità, della trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, favoriti dai benefici contributivi concessi con la finanziaria 2015. Non ci sono, quindi, nuove assunzioni, se non nei limiti degli anni precedenti.
E’ tanto vero ciò che la disoccupazione rimane stabile al 12,7%, come a febbraio 2014, allorquando si insediò il governo Renzi.
E’, perciò, chiaro che la maggiore occupazione non dipende dal mercato del lavoro, dalla più o meno facile licenziabilità dei lavoratori, dalla soppressione dell’art. 18 e dalla riduzione dei diritti dei lavoratori (Brodolini e Giugni, i padri dello Statuto dei lavoratori, si rivoltano nella tomba), ma è strettamente legata alla natura e consistenza degli investimenti e ad una nuova politica industriale.
5. Ben vengano, quindi, le iniziative come questa di oggi a Selvacava, che hanno al centro i problemi del lavoro. Il lavoro è un diritto, che l’art. 1 della nostra Costituzione riconosce come fondamentale. Esso costituisce, infatti, il presupposto e la condizione essenziali per il pieno dispiegarsi della dignità dell’uomo.
E’ vero che, in questo momento di profonda crisi politica civile e culturale, esistono forze che rifiutano i valori della Costituzione – considerata un inutile “orpello” e un ostacolo al prevalere dell’uomo solo al comando – e, in nome di una concezione autoritaria del potere, mettono l’espressione del voto e l’esercizio della democrazia allo stesso livello della partecipazione al Telegatto, ovvero pongono sullo stesso piano berlusconismo e antiberlusconismo, ma le forze che si oppongono a questo disegno sono ancora maggioranza nel Paese e – me lo auguro vivamente – non lo consentiranno.
Vi ringrazio.
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