unoetre.it ricorda con questo caloroso pezzo della nipote la vita ultracentenaria di Maria Dumano “un odore di edera mi emana il pensarla, l’edera della famiglia a cui mi aggrappo nei momenti in cui le difficoltà sembrano dirigere…”. In lei si fondono storie di affetti e fatti di storia vissuta, di accadimenti tanti, lontani e non, tragici e umanamente gioiosi.
di Fausta L’Insognata Dumano – Io che gioco con le parole, non trovo quelle giuste per narrarti il grande senso di vuoto, accompagnata dalle note delle canzoni che hanno segnato la sua storia, nella chiesa di Sant’Antonio, la nobildonna, la partigiana dal sangue blu, la professoressa Maria Dumano ha salutato il suo lungo cammino, il suo emozionante percorso.
La custode dei ricordi del mio casato nobile, il sangue blu che scorre nelle mie vene, la sua presenza, negli ultimi anni silenziosa, ma carica di sguardi pieni di fili della memoria degli affetti. Con gli occhi di bambina aveva visto in Sicilia gli orrori della prima guerra mondiale. laureata negli anni in cui alle donne si negava il diritto al voto, negli anni 30 inizia a Bitonto ad insegnare,, una lunga carriera scolastica che le consegnerà attestati di stima e riconoscimento da parte di generazioni di studenti. Il suo animo generoso veniva assorbito dalla passione con cui educava le menti, adottando i suoi studenti. Uno di essi, il preside Mastropietro in occasione dei cento anni le ha dedicato una delle poesie più belle, pubblicate in un’antologia. Roberto Mirabella le dedicava un articolo in occasione dei compleanni di una delle prof più longeve della nostra città, Frosinone, dove da anni abitava.
Un uragano di ricordi danzano accanto a me, mentre un lacerante pugno allo stomaco mi fa confondere il prima e il dopo di questa lunga emozionante storia., mentre scorro le foto di questo intenso viaggio, penso a quell’attestato con marca da bollo in due lire rilasciato dall’ Anpi di Roma in cui si attesta che a Pontecorvo ha rischiato più volte la vita nel suo ruolo di staffetta.
Nel vederla così minuta, così fragile sentivi la potenza della sua forza ……nel mio immaginario lei era la storia in cui si inserivano i tasselli degli eventi, le guerre mondiali, la resistenza, l’uomo sulla luna, le rivoluzioni epocali, il cambio monetario,,….ogni cosa scorreva , ogni cosa passava, ma lei restava li …..la roccia del casato, un odore di edera mi emana il pensarla, l’edera della famiglia a cui mi aggrappo nei momenti in cui le difficoltà sembrano dirigere la mia vita, ops il presente si insinua nel ricordare.
Sul computer il turbinio combinatorio degli eventi fa poggiare una farfalla, il battito delle ali, mi piace ricordarla nell’ultimo atto con quella camicetta bianca, vestita da nobildonna, senti trasudare il fascino dell’eleganza, mentre piccoli fotogrammi mi vengono in mente, spallette piccole che danno l’ idea di spezzarsi con il peso di un’occhiata…..eppure la storia narra la sua resistenza.
Il ringraziamento più grande che debbo farle è di avermi educato inconsapevolmente o con taciuta intenzione al sorriso…….sono sempre corsa da lei a cercare le risposte, le indicazioni nei bivi sconclusionati del mio vivere, la ricordo a fotogrammi, ad attimi,, eppure sento tutti i tasselli, la verità è che non voglio assemblare, mi piace questo puzzle assordante di ricordi, l’odore della sua cucina, l’odore della sua cultura, ah senza di lei, quell’esame di geografia, mia madre gettava la spugna per la mia ottusità nel mondo scientifico, lei si armava di pazienza.
Sono crescita nella sua casa alla Prebenda, il mio porto, la certezza di trovarla come Penelope ad aspettare la mia voglia di correre alla ricerca del confine illimitato dell’essere. Stasera ascolto la musica di un tempo e mi piace immaginare che ad accoglierla nell’altrove ci siano i miei nonni, i miei genitori per scrivere insieme un viaggio chiamato AMORE.
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