puzzle 350 260di Danilo Borrelli – Non un nuovo partito, ma una rete di associazioni, attivisti, movimenti, da anni impegnati sul terreno dell’iniziativa sociale. Non un’associazione delle associazioni, ma uno spazio aperto di confronto, coordinamento e mobilitazione che trova la sua ragione d’essere su obiettivi specifici e delle vere e proprie campagne.
Sicuramente un attore politico, che fa politica oltre la dinamica classica della rappresentanza incarnata dai partiti, che si pone il problema della relazione con essi, ma contemporaneamente prova a essere in campo nel vivo della crisi economica e nella difficoltà della sinistra politica di mettere in piedi un soggetto in grado di essere punto di riferimento anche per le tante esperienze che nella società continuano a muoversi.
I promotori della coalizione sociale hanno ben chiari i rischi dell’operazione: per prima cosa non ripetere gli errori commessi nel passato, evitando di legare il processo ad una mobilitazione fine a se stessa ma articolando un percorso di lungo periodo, in grado di fare i conti con quanto avvenuto in questi anni nella società e nel panorama politico della sinistra italiana. Il metodo in questo caso sembra essere sostanza, il ricordo dei precedenti tentativi, naufragati, di aggregazione della sinistra sociale, brucia ancora. in questo la consapevolezza dell’esigenza di un percorso nuovo, il richiamo alla partecipazione quale antidoto alla rassegnazione, il ragionamento sul mutualismo e la valorizzazione delle tante esperienze di autorganizzazione e intervento sociale.
Se è vero, infatti, che il governo Renzi, come anche quelli che lo hanno preceduto, porta avanti un ridisegno complessivo delle relazioni sociali, un attacco al mondo del lavoro e una compressione dei diritti e delle tutele, la reazione non può più essere solo circoscritta ai pur importanti momenti di contestazione ma serve un salto di qualità anche sul terreno della (contro)proposta politica. In questo senso ha piena cittadinanza il dibattito su un nuovo statuto dei lavoratori/lavori, per provare a fare i conti fino in fondo con i cambiamenti avvenuti nella società italiana e con un mondo del lavoro sempre più precario e disgregato. Per questo è necessario un processo di mobilitazione popolare dentro e fuori i luoghi di lavoro per una nuova stagione di protagonismo sociale in grado di conquistare nuovi diritti.
L’attenzione mediatica sull’iniziativa promossa dalla Fiom è elevatissima e ha contribuito ad accendere la discussione anche oltre i canali della classica sinistra radicale. Le reazioni infastidite di autorevoli esponenti del PD ci dimostrano che l’iniziativa è già in campo nel dibattito pubblico del paese. Le parole di apertura pronunciate da tutte le principali formazioni politiche che si muovono a sinistra del PD e anche da una parte della stessa sinistra PD, ci parlano di possibili e auspicabili sinergie tra questi processi.
E’ infatti evidente che questa iniziativa non è in contraddizione con i processi di riaggregazione della sinistra politica e sarebbe sbagliato concepirla in maniera antitetica. La drammaticità della situazione sociale che ci troviamo a vivere è talmente profonda che nessuno da solo è in grado di salvarsi. Per questo é importante lavorare sulle connessioni tra questi percorsi, provando a definire proposte politiche complessive, a tutto tondo: in fin dei conti è proprio quello che ci insegna l’esperienza vittoriosa di Syriza. Gli appuntamenti dove sviluppare tutto ciò per il solo mese di marzo sono già tre: la mobilitazione del 17 e 18 di Francoforte contro le politiche della BCE, la manifestazione nazionale antimafia di Libera del 21 a Bologna, quella contro il Jobs Act promossa dalla Fiom per il 28 marzo a Roma.

fonte, sinistralavoro.it

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