di Stefano Di Scanno – L’Inchiesta-Quotidiano risponde a Mazzoli. Un ruolo ai giornali per un tentativo corale di fermare il declino. Il tema del lavoro e quello non meno attuale del sistema di welfare italiano costituiscono spesso argomento di dibattito all’interno di una redazione piccola, ma di indiscutibile vivacità polemica, come quella de L’inchiesta-quotidiano. Siamo del resto una cooperativa giornalistica che si confronta drammaticamente con la crisi e tenta di sopravvivere alla flessione di lettori nelle edicole ed all’indebolimento della pubblicità. Proseguiamo comunque la nostra attività grazie ad un gruppo di imprenditori-inserzionisti ai quali va la nostra piena riconoscenza. Ma come giornalisti siamo oggi una delle riprove della svalorizzazione del lavoro intellettuale, ridotto a salutare come una conquista anche il semplice saldo di ogni singola mensilità.
Non è certo, quindi, una testata come la nostra – che vive in prima linea le questioni connesse alla recessione ed alcalo occupazionale – a poter fare scelte di oscuramento o, peggio, travisamento rispetto ad una realtà fatta di senza lavoro e povertà in dimensioni tali che da lustri non si ricordavano nelle nostre città e nei nostri paesi. Il problema – per il quale qualche rappresentante dei lavoratori di lungo corso (e scarsa dimestichezza col sudore in fabbrica) continua a tacciare di antisindacalismo strisciante alcuni commenti del “Diario settimanale” – è che il tipo di approccio al tema delle garanzie e delle tutele cambia se chi – come chi scrive – non appartiene al mondo dei privilegiati e dei tutelati e ritiene prima di tutto necessario rispalmare le garanzie e le tutele – ancora economicamente sostenibili per il Paese – fra tutti i lavoratori, del settore pubblico e di quello privato. Magari cominciando, prima ancora di questa operazione, dall’assicurare un sistema di welfare che sollevi dall’abbrutimento e dal baratro dell’annichilimento esistenziale, i poveri e i disoccupati.
Ecco perché l’urgenza dell’articolo 18, le agitazioni a tutela dei premi di produzione delle grandi aziende, i salari accessori dei dipendenti pubblici, visti dal nostro punto di osservazione, appaiono lontani e sfocati. Perché in primo piano restano nella nostra agenda giornalistica disoccupazione e povertà, seguite a ruota dalle crisi industriali e dai piani di sviluppo territoriali.
L’inchiesta-Quotidiano, quindi, è pronta a fare la sua parte nella “Vertenza frusinate” lanciata da Ignazio Mazzoli, esponente storico della sinistra provinciale che ci onora ormai da tempo della sua collaborazione, nella sicurezza che i “veri” Ultimi debbano essere messi in cima alle scalette di priorità della politica che voglia uscire dalla logica dei comunicati stampa autoreferenziali, dell’imprenditoria che intenda riappropriarsi della funzione sociale delle aziende, del sindacalismo che sia davvero in cerca non dell’autoconservazione ma di una rinnovata credibilità. Le uniche cose concrete da cui ripartire sono l’Accordo di Programma Frosinone-Anagni che va recuperato e rigenerato e il Piano di sviluppo strategico Sora – Atina – Cassino che va riempito di contenuti e sostenuto. Imprese, lavoratori istituzioni, sindacali e sistema dell’informazione devono far blocco comune. Perché la crisi che attraversiamo come territorio impone convergenze che si traducano in corresponsabilità in caso di insuccessi. Per questo L’inchiesta-Quotidiano non farà mancare il suo apporto.
24 febbraio 2015; pubblicato su L’Inchiesta del 26 febbraio 2015