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papa francesco al parlamentoeuropeo 2014 11 25 350 260di Donato Galeone2014 anno da terza guerra mondiale e di crescente disagio sociale. Siamo a fine dicembre preceduto – dalla prima quindicina del mese – da articolate manifestazioni sindacali di lavoratori e di cittadini democratici che chiudono l’anno 2014 con una sofferta sintesi di bilancio – disagiato e negativo – ma non rassegnato verso un continuo impegno di rilancio sociale solidale – per cambiare – non solo nella dimensione nazionale.

E dovremmo pensare – subito – quali italiani europei che l’anno 2014 mentre ci ricorda il centenario della prima guerra mondiale – riferendoci alle recenti parole di Papa Francesco – ci sembra essere entrati in una “terza guerra modiale” dopo la già sofferta seconda guerra mondiale. Perchè ai confini di questa nostra Europa, sulle riconquistate speranze di pace, prendono sopravvento le realtà di guerre.

E se volgiamo un rapido sguardo all’Est dell’Europa e a Sud del nostro Mediterraneo riflettiamo ancora poco perchè è anche difficile capire e comprendere i vari livelli di instabilità rimersi nel 2014 in quei luoghi fondati e radicati in tanti contesti storici, politici e geografici e che non trovano condivise partecipazioni nel segno della democrazia politica ed economica che potrebbe favorire e costruire la pace.

Rileviamo verso l’Est dell’Europa che la stessa tendenziale scelta di un futuro europeo dell’Ucraina – promossa alle fine del 2013 – ha scatenato un conflitto interno ed ha aperto un confronto tra Europa e Russia alimentando – nel 2014 – nuove tensioni ancora in corso tanto in termini politici e geografici quanto per dimensioni economiche e di reciproca sicurezza.

E verso Sud del Mediterraneo – in questo 2014 – si tende verso l’estensione del fondamentalismo islamico mediorientale attivato e inasprito dall’IS (il cosiddetto Stato Islamico) esasperando, essenzialmente, l’antico conflitto fra sunniti e sciiti con il terrore e gli atti di crudeltà più che barbarici, con una guerra iniziata da IS in Siria e in Iraq nel giugno, costringendo alla fuga migliaia di profughi nei Paesi vicini.

E il mese dopo – luglio 2014 – altra guerra tra Israele e Gaza con l’ulteriore conflitto dovuto alla impossibilità del negoziato di pace per il riconoscimento dello Stato di Palestina che – riteniamo – non può essere negato perchè è un diritto irrinunciabile per il futuro di un popolo. E valutiamo positivi gli orientamenti degli ultimi mesi del 2014 verso il riconoscimento dello Stato di Palestina del Governo di Svezia e del Parlamento irlandese, britannico, spagnolo, francese e belga – nonché – del Parlamento europeo.

Ma ricollegandoci – ancora – alle parole personalizzate di Papa Francecso, e volendo indicare altri “conflitti a pezzetti” persistenti nel 2014 – non possiamo non collocare al primo posto l’Africa – da Nord a Sud e da Est a Ovest – anche perchè sono conflitti che continuano a riversare sulle coste dei mari europei delle nostre coste, in particolare, una impressionante fiumana di umanità in disperata fuga che richiede solidarietà e accoglienza italiana rafforzata e congiunta all’impegno e alla capacità di sostegno europeo.

E l’anno 2014 – nel nostro Paese – si è concluso con gli ultimi atti del Parlamento e del nostro Governo e riteniamo che le manifestazioni sindacali propositive dei Sindacati dei lavoratori del primo giorno di dicembre – tanto partecipate nelle città d’Italia – con le giornate del 2 dicembre a Firenze, del 3 dicembre a Napoli e il 4 dicembre a Milano – organizzate dalla CISL – concluse con la manifestazione di sciopero voluto e deciso dalla CGIL con l’adesione della UIL e UGL il 12 dicembre 2014 non sono state né sottoconsiderate e né sottovalutate da Parlamento e Governo ma rispettate.
E’ vero – lo abbiamo detto in molti – che è apparso una metà di “Dicembre Infuocato” e tanto sofferto dai “lavoratori in crisi di lavoro” ma è stato anche un dicembre ricco di impegno solidale diffuso con manifestazioni democratiche diversificate e ascoltate dalle nostre istituzioni parlamentari e di governo perché è realismo sociale l’estendersi dei 3 milioni e 410 mila disoccupati pari – su base annua 2014 – con più 286 mila persone che perdono lavoro.

Questi numeri rappresentano migliaia di persone in età di lavoro 15-24 anni pari al 43,3% che attende lavoro che si integrano con il tasso di inattività lavorativa in età 15-64 anni pari al 35,7%( dati Istat destagionalizzati ottobre 2014).

E’ chiaramente evidente la negatività occupazionale – esplosiva per disagio sociale – dell’anno 2014 perchè reale e visibile anche nel Lazio e nella Provincia di Frosinone con gli oltre 115 mila persone che attendono lavoro a cui si aggiungono i disoccupati crescenti, i lavoratori “cinquantenni” (esemplari il Gavioli di Mantova che raggiunge in bicicletta Bruxelles e gli attivi operai ex Videocon di Anagni) con le indennità di mobilità in scadenza ed i lavoratori sostenuti dai ridotti redditi di cassa integrazione INPS.

E nella nostra Provincia appare anche prevedibile quanto possibile nel comparto metalmeccanico e l’indotto auto – con i cassintegrati di lunga durata – una loro ricollocazione negli esuberi aziendali considerato che non sempre gli imvestimenti creano posti veri di lavoro. Ed anche perché – in parte – potrebbero essere scarse le previsioni di ritorno negli stessi posti di lavoro – prevedibilmente forse dimezzati – per gli effetti della ristrutturazione e riorganizzazione produttiva – tecnologoicamente avanzata – e alle innovative modalità del produrre auto con le metodologie della multinazionale FCA anche nello stabilimento italiano del cassinate.

Sono e saranno queste le priorità concrete per un “lavoro vero” da affrontare nel corso 2015 perchè con il discutibile” jobs act ” – attivabile dal gennaio nei suoi primi 11 articoli in materia di contratto di lavoro a tempo indetermniato a tutele crescenti – così come si leggono in questi giorni, non riuscirà a superare il “dualismo” del mercato del lavoro italiano – anzi – potrà creare di “nuovi dualismi” tra vecchi e nuovi assunti, tra pubblico e privato, tra contratti a termine e a tempo indeterminato.

Noi pensiamo – lo penso io – che dal 2015 ogni norma e incentivo agli investimenti dovrebbero essere mirati a definire e garantire la “OCCUPABILITA” con il lavoro contrattato e partecipato – quale vero nuovo riformismo – che ha già avuto tanta parte nella rinascita industriale e occupazionale tedesca.

Riconosciamolo che nel nostro Paese abbiamo – in questi ulimi venti anni – riflettuto e fatto molto poco sulle modalità concettuali di una sostenibile “occupabilità” dei lavoratori, giovani e meno giovani cinquatenni, concentrandoci essenzialmente pro o contro l’art.18 e sottovalutando o sviando, non priorizzando, la dovuta valutazione sulle “vere urgenze” occupazionali cumulate nel mercato del lavoro.

Se in attuazione della legge 10 dicembre 2014, n. 183 (Jobs Act) i decreti delegati al Governo raggiungeranno nei tempi dovuti il Parlamento – auspicabile il confronto con le parti sociali – sapremo solo verso la seconda metà del 2015 quali saranno le modalità operative di abbinamento “OCCUPABILITA'”tra la perdita del posto di lavoro e l’esercizio del diritto alla nuova forma di accompagnamento verso il “nuovo traguardo lavorativo”.

(*) ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Frosinone, 29 dicembre 2014

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