di Sara Battisti – L’Assemblea del Pd della Federazione Provinciale di Frosinone ha indetto ufficialmente il Congresso della Federazione che si svolgerà entro il 30 marzo 2015, approvando il Regolamento per il Congresso e la Commissione Federale.
L’Assemblea ha inoltre votato, per la prima volta dalla nascita del PD, un Regolamento quadro che disciplina l’istituto delle primarie per la scelta del candidato Sindaco nei comuni sopra i 5000 abitanti.
L’Assemblea e’ stata animata da un dibattito propositivo in un clima positivo e costruttivo anche se si respirava tra i dirigenti una profonda amarezza per quanto sta avvenendo a Roma in relazione all’indagine Mafia Capitale. La commistione malavita e politica oltre a gettare nello sconforto ogni militante, iscritto e dirigente di questo partito, riapre inevitabilmente un dibattito che a mio avviso non è mai stato approfondito e che sarà finalmente oggetto dell’Assemblea Nazionale convocata dal Segretario Nazionale Matteo Renzi per il 14 dicembre: quale forma partito vogliamo?
Continuo a credere che se tutti ritengono il partito una comunità di uomini e donne che si riconoscono in un progetto politico al quale aderiscono per convinzione, questa comunità dovrebbe essere alimentata attraverso la partecipazione, il dibattito, il confronto ma soprattutto dovrebbe essere difesa.
Perché quello che è accaduto a Roma racconta dell’impossibilità, con gli strumenti organizzativi che oggi il PD possiede, di potersi difendere dagli agenti inquinanti. Il modello di partito pesante e liquido, sono a mio avviso non solo superati ma due visioni contrapposte per troppo tempo utilizzate solo per affermare linee politiche alternative. Oggi invece dovremmo saper coniugare la rapidità delle decisione della classe politica, di fronte alla crisi economica e sociale ma anche dinnanzi ad una crisi dell’etica e della morale, la partecipazione attiva dei quanti per convinzione si iscrivono al PD, la selezione della classe dirigente. Sia questo il congresso che si interessi di delineare opzioni sul tema. Io credo che il PD debba dare vita ad una rete d’iscritti non costruita sulla base della conta ma sulla base dell’adesione ideale, garantendo luoghi di dibattito che li coinvolgano, affinché la classe dirigente si misuri attraverso il confronto e attraverso la capacità di ognuno di poter affermare la propria idea evitando così la nascita di quadri dirigenti per affiliazione. Per fare questo però dobbiamo tutti superare la logica della differenziazione a tutti i costi. Superare la necessità di dover per forza differenziarsi al proprio interno, per ragioni personalistiche o elettoralistiche, provando invece a costruire una comunità che al proprio interno si misura nel confronto ha rispetto per le differenze sulle questioni e i temi che si affrontano ma impara a tendere all’unità, perché in fondo la politica ancora è l’arte della mediazione. Il nostro partito ha troppe responsabilità su di sé, prima di tutto quelle del governo e della tutela e la rappresentanza del bene comune. Non può perdere un’occasione così importante come l’appuntamento congressuale per avviare questo ragionamento e provare a premiare i quanti, seppur con posizioni differenti, quest’idea di partito in questi tempi così difficili per la politica, hanno iniziato a raccontarsela e raccontarla. Credo che aver votato all’unanimità un ordine del giorno che impone finalmente il rispetto delle legge affinché il nostro partito garantisca trasparenza negli atti amministrativi degli enti locali, gli enti intermedi e lavori a costruire finalmente l’anagrafe pubblica degli eletti, invitando tutti i dirigenti, gli amministratori, i nominati negli enti, i riferimenti istituzionali iscritti al PD a rendicontare stato patrimoniale e incarichi assunti, evidenzi il rispetto per la nostra comunità e per i cittadini che siamo chiamati a rappresentare.
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