
di Gianluca Coluzzi – Proprio in questi giorni è venuto a mancare Franco Giustolisi, giornalista dell’Espresso, che seguì per primo la strana vicenda dell’Armadio della Vergogna (espressione coniata proprio da Giustolisi), l’armadio rinvenuto, con le ante rivolte verso il muro, nella cancelleria della Procura Militare di Roma dal procuratore militare Antonino Intelisano. Era il giugno del 1994. In questo mobile erano conservati 695 fascicoli d’inchiesta insieme a un Registro generale contenente 2274 notizie di reato riguardanti crimini commessi dai nazifascisti.
Anche nel Lazio meridionale non sono mancati eccidi e stragi commesse dalle truppe di occupazione tedesche: Collelungo l’esempio più noto.
Nel territorio della provincia di Frosinone hanno operato reparti che poi si sono distinti in questo tipo di azioni violente: la divisione Hermann Goering, ad esempio, ma anche singoli protagonisti legati a stragi nazifasciste che poi troveremo implicati in vicende giudiziarie.
Uno di questi è l’ufficiale tedesco Wolf Ewert che, con il grado di tenente colonnello, combatteva con il 274 Infanterie Regiment appartenente alla 94 divisione fanteria nell’area dei Lepini, il cui nome è legato alla strage di S. Polo d’Arezzo, avvenuta il 14 luglio del ’44 e che costò la vita a 65 civili.
Ewert è a capo di un Kampfgruppe che porta il suo nome, avente la funzione di coprire la ritirata tedesca nei pressi di Villa Santo Stefano, come ci ricorda lo storico Marco Felici, autore di una documentatissimo testo sugli avvenimenti bellici in questo comune lepino:
Da Amaseno giunsero, per sostenere le ridotte forze del Sottotenente Pachnatz nella manovra di rallentamento, alcune unità di artiglieria della 94° Divisione che posizionarono i loro cannoni nel territorio comunale. Tra i pezzi di varia gittata fu trasportato anche un imponente cannone montato su un semicingolato, la bocca della sua canna era talmente grande che avrebbe potuto ospitare un uomo.
Il gigante piantò i suoi piedi nella radura prima delle Mole dove in tempi recenti sarà impiantata la fabbrica e da quella posizione prese a martellare incessantemente il nemico che era ormai attestato alle porte di Vallecorsa, il sordo sibilo dei suoi proiettili riempiva tutta la vallata.
Questi artiglieri di supporto facevano parte del Kampfgruppe Ewert che avrebbe coperto la ritirata tedesca.
Il gruppo di combattimento prendeva il nome dal suo comandante l’Oberst Wolf Ewert del 274° Reggimento della 94a Divisione di fanteria.
E’ sempre lo stesso Felici a dirci che Ewert, il 26 maggio del ’44, pone il suo comando a Ceccano. La permanenza del tenente colonnello tedesco e del suo entourage in questo comune è davvero breve: i tedeschi, infatti, si ritirano da Ceccano nella notte tra il 29 e il 30 maggio.
Nel quadro del lento ripiegamento delle forze tedesche lungo la penisola, la 94 ID nella prima metà di luglio si trova nella parte meridionale della Toscana.
A S. Polo, frazione del comune di Arezzo, è proprio il 274 reggimento di fanteria comandato dal ten. col. Ewert, insieme a un reparto della 304 divisione di fanteria comandata dal gen. Hauck, a compiere la strage. I partigiani organizzati dal CLN di Arezzo avevano raggiunto posizioni abbastanza avanzate e il CLN locale aveva pianificato l’occupazione della città. Il previsto arrivo dei militari inglesi, con i quali i partigiani si sarebbero dovuti ricongiungere, non si verifica, e i tedeschi passano al contrattacco. Essi riescono a liberare diversi loro commilitoni fatti prigionieri e fanno scattare la rappresaglia: vengono rastrellate decine di persone e date alle fiamme diverse abitazioni. Le vittime, come anticipato, saranno 65. I tedeschi abbandonano questa località subito dopo avere compiuto l’eccidio, mentre Arezzo viene liberata due giorni dopo. C’è un filmato su Youtube in cui sono ripresi gli abitanti di San Polo che cercano di riportare alla luce i resti degli uomini torturati, uccisi, e sepolti nelle fosse comuni, con l’aiuto dei soldati dell’VIII Armata britannica: (guarda il filmato)
https://www.youtube.com/watch?v=PMIykMvh7DE
La giustizia militare britannica avviò un’indagine sul ten. Col. Ewert, il gen. Hauck e il ten. Medico Plumer, che però non produsse risultati. Il caso venne riaperto da una procura tedesca nel 1975, per poi essere archiviato molto rapidamente.
In Italia la procura militare di La Spezia riapre questo caso nel 1995, dopo una precedente archiviazione del 1960.
Wolf Ewert, che poco prima della fine delle ostilità aveva conseguito il grado di generale, era morto nel 1994, all’età di 99 anni. Non si è potuto procedere di conseguenza nei suoi confronti. Le indagini furono sospese nel 2000 proprio per la morte dei principali personaggi implicati, e furono riprese dal giudice militare Mario De Paolis nel 2006. Il processo si conclude nel febbraio del 2007 con l’assoluzione, per non aver commesso il fatto dell’ultimo degli indagati in vita, l’87enne Herbert Hantschk, all’epoca della strage tenente, per cui era stato chiesto l’ergastolo.
La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
Sostieni il nostro lavoro
unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie