di Carlo De Cristofaro – Poesia scritta quando avevo 37 anni 10 mesi e lavoravo ancora al Ministero delle Finanze. In essa si avverte tutto il fastidio da me provato nel vivere in una civiltà scientifica e tecnologica. Intendiamoci, l’uomo possiede le mani, altrimenti si sarebbe estinto, quindi è un essere che rielabora e manipola, ma un conto è farlo con la semplicità di un selvaggio e un conto è voler ridisegnare l’intero universo e perfino il proprio corpo, come accade nel caso della chirurgia plastica nel rifacimento di labbra, zigomi, seni ecc. e come accade nella transessualità. Quest’ultima è oggi ritenuta normale, ma è solo il prodotto della civiltà moderna, cioè qualcosa di strettamente legato al mostruoso livello di artificiosità della società tecnologica. Anche un selvaggio poteva possedere una tecnica per creare una punta di freccia o per costruire con delle pelli un tipi, la tenda conica dei pellirosse delle pianure, in particolare dei Dakota Sioux. Questa tecnica dei selvaggi, però, era tecnica di sopravvivenza e non di dominio o di snaturamento. La differenza non è di poco conto, perché la tecnica ha mutato i valori e ha creato un culto e un compiacimento dell’artificiale, in pratica ha creato il vuoto morale. Infatti questo ridisegnare la terra e il proprio corpo secondo gli intenti dell'”interiorità” è una vera e propria negazione della realtà, ha un sapore gnostico, di dualismo anima-corpo, in cui l’anima si auto-nomina come centro vitale che dispone della natura e del corpo allo stesso modo in cui il vasaio è padrone della creta da cui ricava il vaso. Questo significa disconoscere la nostra vera natura e la vera natura di ciò che ci circonda, natura che consiste nella struttura originaria delle cose e dei corpi, corpi che, per ognuno di noi, sono il nostro vero io: “la natura non è per noi altro se non la vita spontanea, l’essere delle cose per se stesse” (F. Schiller – “Della poesia ingenua e sentimentale”). Leggi tutta la presentazione del file pdf che puoi scaricare dal link che segue CarloDeCristofaro TECNOLOGIA
“Dovunque voi crediate d’incivilire un mondo,
..voi l’ammorbate di qualche morbo immondo,
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…Guardate il progresso! Ammirate!
Ecco, all’uomo leone succede l’uomo verme”
(V. Hugo – “Tutta la lira” – “L’incivilimento”)
“Tu navigherai senza posa
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né sopra il viaggio crudele
saprai se sia giorno o sia notte,
tu chiederai forte, più forte:
‘La fine..? la terra? l’aurora?’
Silenzio, nel buio. Da prora
taluno sghignazza..? La morte”
(A. De Bosis – “Amori ac silentio” – “Tu navigherai senza posa”)
Due occhi sperduti
in cerca d’affetto:
sei sempre più solo
dolce cuor maledetto!
E voi ci venite
a raccontare
di come l’uomo
conquistò il mare,
ci ricordate
la grande fortuna
d’essere scesi
un dì sulla Luna,
ci predicate
che siamo liberi ora
in preda al progresso
che ci divora,
ci riferite
le soluzioni perfette
che la tecnica bruta
ogni giorno promette.
E noi ce ne andiamo
senza un conforto
dove ride la morte:
e sarà l’ultimo torto!
(Carlo De Cristofaro – 22/3/1986)