di Valerio Ascenzi – Tesseramenti annullati, anagrafe degli iscritti del 2013 inesistente e un congresso di fatto mai svolto. Una classe politico–dirigente provinciale che si è autoproclamata sulla presunzione del possesso di una determinata percentuale di rappresentatività che gioca sullo scacchiere per cercare di prendere decisioni che, con la politica apparentemente c’entrano poco.
Un partito in cui le regole sembrano essere sempre di più un optional, da far rispettare solo “a quei poveracci dei semplici iscritti”, mentre chi detiene il potere (di fatto o di facciata), può farsene beffe e continuare ad infrangerle a suo piacimento. L’ennesima riprova dello stato di caos interno al PD è la nomina della nuova segreteria di Matteo Renzi, in cui lo statuto del PD, che all’art. 9 l’iscrizione a chi ha militato o ha concorso per movimenti avversari del PD, è stato completamente preso a pernacchie dal pinocchio fiorentino.
«Io fo ddritto lo storto e storto er ddritto: pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo: Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo, ché la vita e la robba Io ve l’affitto». Sembra di sentirli parlar così i big di questo partito. Sembra di sentir parlare così soprattutto alcuni “giovani”, che si mettono su un piedistallo affibbiandosi ruoli che nessuno gli ha conferito democraticamente. Gli stessi che a confronto con la cruda realtà della vita, fuori dalle stanze di un partito che non ha contatti con la società, verrebbero cannibalizzati dalla società stessa. Come molti sapranno, ma molti altri no, quelle sopra sono le parole di Giuseppe Gioacchino Belli, estrapolate dal sonetto “Li soprani der monno vecchio”. Sognava chissà un mondo nuovo, ma di sicuro non come quello partorito dalla fantasia di Aldous Huxley.
“Li soprani der monno vecchio” è il sonetto da cui Mario Monicelli e Alberto Sordi presero ispirazione per il personaggio di Onorio del Grillo, il marchese che rispondeva alla plebe con le parole del Belli: “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”. Noi semplici cittadini, magari tesserati di un partito al quale teniamo e al quale vogliamo contribuire con la forza delle idee, per questa gente non siamo nulla. Le regole fatte in luoghi lontani dalla società, le regole di un partito come il PD, ci vengono fatte accettare al momento dell’iscrizione. Ma poi possono essere infrante solo da chi detiene il potere.
E allora da anni si assiste a: tesseramenti fatti dopo tempo massimo, considerati comunque validi perché fatti da uno degli uomini o delle donne di potere in un determinato territorio, mentre tesseramenti fatti in tempo utile sullo stesso territorio non sono stati considerati validi; anagrafe dei tesserati del 2013 scomparsa; un congresso svoltosi peggio del conclave in Vaticano (li almeno hanno eletto di recente qualcuno più a sinistra del PD). Pesi diversi e misure diverse a seconda dei luoghi in cui è più forte e radicato l’uno o l’altro, ma anche l’uno o l’altra, esponenti del PD provinciale. Tra questi c’è chi ha la forza della “fuffa” (intesa come l’aria fritta nell’eloquenza) accompagnata al controllo di centri di potere e chi ha solo la “fuffa”. Si arrampicano sugli specchi, inviando comunicati stampa in cui si cimentano nell’arte del mirror climbing (l’arrampicarsi sugli specchi). La cosa che fa ancor più sorridere è che inviano questi comunicati sulla stampa locale, parlando in codice e mai spiegando le cose come stanno. Così facendo inviano messaggi cifrati (che spesso vengono fraintesi per mancanza di capacità di codifica di chi invia e di decodifica di chi riceve) ad altri esponenti.
Guerre interne, invidie che poi confluiscono in accordicchi e accorducci, volti a superare solo i problemi personali che un politico ha nei confronti dell’altro. Nel frattempo, per far vedere quanto pesano aizzano la base dei militanti fazione contro fazione. Spaccano interi circoli in due o tre “mozioni” (le chiamano così) per poi far vedere il loro peso. Vanno alla ricerca di accordi esterni al PD, come nel caso dell’elezione del presidente della provincia, cercando la mediazione con consiglieri comunali che non appartengono al PD, promettendo la luna, la tessera del PD (chissà quanto poco vale, se la vogliono dare a tutti quelli che dicono loro e chi vuole impegnarsi no!?).
È così che si creano anomalie come ad Anagni, dove un militante del partito, esponente di una associazione, viene dapprima lasciato da solo a trattare con un candidato sindaco diverso dal PD, e poi abbandonato a se stesso quando il PD decide di appoggiare l’attuale sindaco. Questo militante concorre con una lista civica a sostegno di un’altra coalizione. Finite le elezioni però vorrebbe tornare nel PD. Ma ad impedirglielo, secondo i censori sarebbe l’art. 9 dello Statuto, che vieta a chi milita o a chi ha concorso con movimenti e partiti avversari del PD, di essere tesserato per almeno due anni dall’atto di “insubordinazione”. Ma poi ci ritroviamo in segreteria nazionale Stefania Covello, la cui biografia su wikipedia parla di lei solo dal 2013 in poi, come se la sua storia politica precedente non esistesse. Ma la rete non perdona: la Covello, figlia di un ex senatore Dc calabrese (viva il rinnovamento), sarebbe stata eletta consigliere comunale a Cosenza nelle file di Forza Italia. Cambiamo verso: si, di fianco sempre più verso il berlusconismo. La nuova segreteria nazionale di Renzi (e sottolineiamo di Renzi, non del PD) è l’ennesimo schiaffo alla politica. Di sicuro ora il PD troverà soluzioni ai problemi italiani.
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