BANDIERE PD 350 260

BANDIERE PD 350-260di Valerio Ascenzi – Tesseramenti annullati, anagrafe degli iscritti del 2013 inesistente e un congresso di fatto mai svolto. Una classe politico–dirigente provinciale che si è autoproclamata sulla presunzione del possesso di una determinata percentuale di rappresentatività che gioca sullo scacchiere per cercare di prendere decisioni che, con la politica apparentemente c’entrano poco.
Un partito in cui le regole sembrano essere sempre di più un optional, da far rispettare solo “a quei poveracci dei semplici iscritti”, mentre chi detiene il potere (di fatto o di facciata), può farsene beffe e continuare ad infrangerle a suo piacimento. L’ennesima riprova dello stato di caos interno al PD è la nomina della nuova segreteria di Matteo Renzi, in cui lo statuto del PD, che all’art. 9 l’iscrizione a chi ha militato o ha concorso per movimenti avversari del PD, è stato completamente preso a pernacchie dal pinocchio fiorentino.

«Io fo ddritto lo storto e storto er ddritto: pòzzo vénneve a ttutti a un tant’er mazzo: Io, si vve fo impiccà nun ve strapazzo, ché la vita e la robba Io ve l’affitto». Sembra di sentirli parlar così i big di questo partito. Sembra di sentir parlare così soprattutto alcuni “giovani”, che si mettono su un piedistallo affibbiandosi ruoli che nessuno gli ha conferito democraticamente. Gli stessi che a confronto con la cruda realtà della vita, fuori dalle stanze di un partito che non ha contatti con la società, verrebbero cannibalizzati dalla società stessa. Come molti sapranno, ma molti altri no, quelle sopra sono le parole di Giuseppe Gioacchino Belli, estrapolate dal sonetto “Li soprani der monno vecchio”. Sognava chissà un mondo nuovo, ma di sicuro non come quello partorito dalla fantasia di Aldous Huxley.Alberto Sordi - Marchese del Grillo
“Li soprani der monno vecchio” è il sonetto da cui Mario Monicelli e Alberto Sordi presero ispirazione per il personaggio di Onorio del Grillo, il marchese che rispondeva alla plebe con le parole del Belli: “Io sò io, e vvoi nun zete un cazzo”. Noi semplici cittadini, magari tesserati di un partito al quale teniamo e al quale vogliamo contribuire con la forza delle idee, per questa gente non siamo nulla. Le regole fatte in luoghi lontani dalla società, le regole di un partito come il PD, ci vengono fatte accettare al momento dell’iscrizione. Ma poi possono essere infrante solo da chi detiene il potere.
E allora da anni si assiste a: tesseramenti fatti dopo tempo massimo, considerati comunque validi perché fatti da uno degli uomini o delle donne di potere in un determinato territorio, mentre tesseramenti fatti in tempo utile sullo stesso territorio non sono stati considerati validi; anagrafe dei tesserati del 2013 scomparsa; un congresso svoltosi peggio del conclave in Vaticano (li almeno hanno eletto di recente qualcuno più a sinistra del PD). Pesi diversi e misure diverse a seconda dei luoghi in cui è più forte e radicato l’uno o l’altro, ma anche l’uno o l’altra, esponenti del PD provinciale. Tra questi c’è chi ha la forza della “fuffa” (intesa come l’aria fritta nell’eloquenza) accompagnata al controllo di centri di potere e chi ha solo la “fuffa”. Si arrampicano sugli specchi, inviando comunicati stampa in cui si cimentano nell’arte del mirror climbing (l’arrampicarsi sugli specchi). La cosa che fa ancor più sorridere è che inviano questi comunicati sulla stampa locale, parlando in codice e mai spiegando le cose come stanno. Così facendo inviano messaggi cifrati (che spesso vengono fraintesi per mancanza di capacità di codifica di chi invia e di decodifica di chi riceve) ad altri esponenti.
Guerre interne, invidie che poi confluiscono in accordicchi e accorducci, volti a superare solo i problemi personali che un politico ha nei confronti dell’altro. Nel frattempo, per far vedere quanto pesano aizzano la base dei militanti fazione contro fazione. Spaccano interi circoli in due o tre “mozioni” (le chiamano così) per poi far vedere il loro peso. Vanno alla ricerca di accordi esterni al PD, come nel caso dell’elezione del presidente della provincia, cercando la mediazione con consiglieri comunali che non appartengono al PD, promettendo la luna, la tessera del PD (chissà quanto poco vale, se la vogliono dare a tutti quelli che dicono loro e chi vuole impegnarsi no!?).
È così che si creano anomalie come ad Anagni, dove un militante del partito, esponente di una associazione, viene dapprima lasciato da solo a trattare con un candidato sindaco diverso dal PD, e poi abbandonato a se stesso quando il PD decide di appoggiare l’attuale sindaco. Questo militante concorre con una lista civica a sostegno di un’altra coalizione. Finite le elezioni però vorrebbe tornare nel PD. Ma ad impedirglielo, secondo i censori sarebbe l’art. 9 dello Statuto, che vieta a chi milita o a chi ha concorso con movimenti e partiti avversari del PD, di essere tesserato per almeno due anni dall’atto di “insubordinazione”. Ma poi ci ritroviamo in segreteria nazionale Stefania Covello, la cui biografia su wikipedia parla di lei solo dal 2013 in poi, come se la sua storia politica precedente non esistesse. Ma la rete non perdona: la Covello, figlia di un ex senatore Dc calabrese (viva il rinnovamento), sarebbe stata eletta consigliere comunale a Cosenza nelle file di Forza Italia. Cambiamo verso: si, di fianco sempre più verso il berlusconismo. La nuova segreteria nazionale di Renzi (e sottolineiamo di Renzi, non del PD) è l’ennesimo schiaffo alla politica. Di sicuro ora il PD troverà soluzioni ai problemi italiani.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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