Insegnanti sbattono la testa

Insegnanti sbattono la testadi Valerio Ascenzi – Ancora una volta si parla di scuola. E ancora una volta se ne parla a vanvera. Nell’attesa della fantomatica riforma – l’ennesima – a dimostrare di non conoscere le dinamiche dell’ambiente scolastico è il ministro Giannini, primis, ma poi ci si mette anche il presidente del consiglio, il quale si cimenta sul Corriere della Sera in una serie di voli pindarici. Insomma, per gli addetti ai lavori, le parole di Renzi e Giannini sono materiale per un cabarettista. La nota triste è che stanno per mettere di nuovo le mani sulla scuola. I grandi assenti nella discussione sono ancora i sindacati, gli unici che possono conoscere le reali dinamiche della contrattazione collettiva del comparto scuola, gli unici che possono ancora fare i guardiani dei diritti dei lavoratori dell’area della conoscenza.

Dopo il ministro Madia, che ha utilizzato le consultazioni con la popolazione via email, per sentire cosa ne pensa il popolo italiano della Pubblica Amministrazione, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, definisce “rivoluzionario”, parlare di scuola con la gente. Renzi aggiunge che sentirà anche gli insegnanti. Certo. Quali insegnanti? Ma quali cittadini? È una vera e propria idiozia. Il livello culturale della nazione è sceso negli ultimi vent’anni in maniera vertiginosa. E una riforma condivisa con la popolazione, con il cittadino medio non è la soluzione. La soluzione sarebbe quella di costituire un tavolo con le migliori menti del che abbiamo in ambito pedagogico – educativo, filosofico in primis, poi negli altri settori della conoscenza. Neanche gli insegnanti possono dare chissà quali contributi, soprattutto per quel che riguarda la valutazione del corpo docente e delle istituzioni scolastiche, poiché la classe docente italiana è quella che, in generale ha fatto meno corsi di formazione in Europa, è meno aggiornata sia in materia di progressi nella didattica sia in merito alle norme che regolano la professione. Ci sono ovviamente eccezioni, e che eccezioni, ma di sicuro sono poche unità per ogni scuola.
Il fatto che la Giannini, come la Gelmini, non conosca la scuola a fondo, è dato dal fatto che dichiara che non ci saranno più le supplenze (cosa affermata anche da Renzi) e accosta la problematica delle supplenze a quella dell’organico di diritto. La Giannini spiega che, per garantire la continuità didattica non sarà più possibile vedere arrivare un insegnante ad inizio anno, per poi non averlo più in organico di diritto a metà anno. Per i non addetti: l’organico di diritto è in parole povere il numero di cattedre che ogni ufficio scolastico provinciale comunica scuola per scuola, a fine anno scolastico. A questa comunicazione può seguire da parte della scuola una richiesta di modifica, di ampliamento del numero delle cattedre, che se l’ufficio scolastico provinciale accorda, viene confermata nell’organico di fatto, prima dell’inizio dell’anno scolastico. A metà anno scolastico non accade nulla.
Per quel che riguarda le supplenze, ci stiamo tutti chiedendo cosa accadrà. Se un docente si dovrà assentare per malattia cosa faremo? Lo andremo a prendere con la forza a casa, oppure manderemo a casa i ragazzi?
Una cosa il ministro la dice giusta però: che nel corso degli anni, il criterio per realizzare le graduatorie è stato sempre diverso. Infatti per l’immissione in ruolo, ad esempio, gli uffici scolastici hanno attinto da graduatorie ad esaurimento, prima degli ultimi concorsi, poi da graduatorie ad inserimento alle quali i docenti accedevano grazie a lauree in scienze della formazione primaria (per scuola dell’infanzia e primaria), Siss, Tfa e Pas e chi più ne ha più ne metta. Con la possibilità di salire in graduatoria dichiarando corsi e master a pagamento che, come sanno in molti, non garantiscono alcuna competenza, ma servono solo a mangiare soldi e a “fregare” qualche collega che, sul campo, ha appreso anche maggiori competenze.

Ma a questo la Giannini non sta mettendo un freno, anzi: le immissioni in ruolo fatte in questo periodo – la metà rispetto agli annunci dei mesi scosti – contemplano questi metodi.
Quindi secondo il ministro si dovrebbe uniformare il modello di selezione dei docenti. Si, certo! D’accordissimo. Ma magari evitiamo di realizzare prove selettive e preselettive con matematica e logica che comprendono solo ingegneri e laureati in materie scientifiche, poche quel modello di selezione ha portato al superamento dei test quelli che avevano una formazione scientifica. Le classi di concorso umanistiche, non vedono la necessità di una selezione scientifica di alto livello. Anche perché: chi ha imparato a memoria i test dell’ultima preselezione, ha dimenticato tutto. Matteo Renzi continua ad essere affetto dal morbo della berlusconite. L’uso di parole come “patto” e i continui spot e annunci – per non parlare della secchiata d’acqua ghiacciata prima e della trovata del gelato poi – lo fanno sembrare sempre più simile a Berlusconi.

Quando qualche tempo fa mostravamo preoccupazione per gli effetti del berlusconismo, abbiamo sempre puntato il dito contro Renzi. Ma ora sta dando i numeri realmente. Ci chiediamo a questo punto se Giorgio Gori, ex consigliere di Berlusconi, sia ancora il suo ghost writer. Chissà forse avremmo una risposta alle nostre domande.
«Noi non facciamo l’ennesima riforma della scuola. Noi proponiamo un nuovo patto educativo». Sono le dichiarazioni di Renzi al Corriere della Sera. Il pressapochismo del fanciullo fiorentino, porta lo stesso a pensare che siccome oggi c’è lui a mettere le mani sulla scuola, qualunque cosa farà sarà ben fatta. In effetti non stanno facendo l’ennesima riforma berlusconiana della scuola. Stanno facendo di peggio: dando la parola alla popolazione, che di scuola non sa nulla, se non quello che può comprendere di riflesso e attraverso i media che la descrivono come uno “stipendificio”.
Forse Renzi pensa di poter creare del rumore, quando dice che gli scatti di carriera si faranno non solo per anzianità ma anche grazie al merito. Ma come si fa a misurare il merito nella classe docente? Forse stando a guardare gli incarichi che ricevono dal dirigente scolastico? Ma lo ha capito il signor Renzi che questi incarichi sono di nomina fiduciaria del dirigente, di conseguenza molti dirigenti li attribuiscono senza tener conto delle reali competenze?
Ma la berlusconite gli fa salire la temperatura al punto tale da fargli dire: «Nella scuola metteremo più soldi, ma facendo comunque tanta spending review». Come si fa a mettere più soldi nella scuola tagliando? La scuola ha già fatto molta spending review poi: non c’è neanche la carta igienica e i genitori fanno la colletta per comprarla. Siamo passati dal dichiarare una cosa oggi e smentirla domani, a dichiarare una cosa e contraddirsi nella stessa frase.
A Matteuccio piacciono i sindaci. Lui era sindaco, si è portato una marea di sindaci dietro, vorrebbe che tutte le cariche dello stato venissero elette con lo stesso sistema con cui si elegge un sindaco. Forse perché è l’unica legge elettorale che conosce. E la sua ultima idiozia è quella di parlare dei dirigenti scolastici come dei sindaci. Ne ha parlato così in questi giorni, facendo un parallelo tra organi esecutivi di autorità territoriali e autonomie funzionali. Ma non è andato troppo nello specifico, perché evidentemente non sa di cosa sta parlando. A molti dirigenti quest’annuncio piace, a patto che aumentino anche i compensi economici.

Chi viene totalmente escluso dal discorso sulla scuola, oltre ad ipotetici menti di saggi del mondo dell’educazione, sono i sindacati. Renzi ne va realmente fiero di questo: sostenuto dall’idea ormai diffusa che il sindacato non serva a nulla, il primo ministro su questo terreno si muove come solo Berlusconi sapeva fare. Anzi: si muove come un killer. Almeno Berlusconi aveva riconosciuto un ruolo a due sindacati, cercando di dividerli da quello più grande, visto come la minaccia rossa e comunista. Cisl e Uil, con Berlusconi potevano interloquire in qualche modo. A nostro avviso nella maniera più becera. La Cgil era relegata in un angolo, bistrattata anche dal mondo dell’informazione. Oggi, questo primo ministro che ama dire in Europa di essere stato eletto nel campo del socialismo europeo, ma in Italia applica politiche che neanche la destra europea prende in considerazione, tiene all’angolo i sindacati pavoneggiandosi davanti al popolino. Gli obiettivi sono due: mostrare muscoli che non ha per ottenere consensi, distruggere gli ultimi contratti collettivi nazionali rimasti.
Purtroppo la mediocrità dei lavoratori è tale da renderli completamente ignoranti sulle norme del proprio lavoro. Non conoscono neanche una virgola del proprio contratto, soprattutto la stragrande maggioranza dei docenti. Ma poi si rivolgono anche a tre sindacati contemporaneamente, non facendo la tessera con nessuno dei tre. Si fanno tutelare da alcuni pseudo sindacati poi, che non risolvono i loro problemi, anzi complicano loro la vita. Per poi produrre frasi come: “I sindacati non servono a nulla, soldi buttati”. Quali soldi? Farsi fare una consulenza, senza tirar fuori dalle tasche un euro, sono soldi buttati? Di fronte a questo modo di fare, a questo atteggiamento mediocre da parte dei lavoratori, alcuni sindacati farebbero bene a negare le consulenze.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.