Rampelli 390 min

CRONACHE&COMMENTI

Déjà vu: parole straniere proibite e tradotte in italiano con esiti esilaranti

di Aldo Pirone
Rampelli 390 minFabio Rampelli, vicepresidente post fascista della Camera, propone con un’apposita legge di multare chi nella Pubblica amministrazione usa parole straniere per la fruizione di beni e servizi.

Diciamo la verità, il profluvio di termini stranieri, soprattutto anglicismi nella nostra lingua è reale, dovuto, credo principalmente, al fatto che la rivoluzione tecnologica è viaggiata sulla lingua inglese. A volte non si sfugge all’impressione che i termini non italiani vengano usati per nascondere, soprattutto agli anziani, cose non buone. Come si contrasta il fenomeno? Intanto, penso, con lo studio della lingua inglese che per le nuove generazioni è cosa abbastanza acquisita, poi con una paziente e diffusa traduzione degli anglicismi nella nostra lingua nelle scuole senza però esagerare per non cadere nel ridicolo. Per la Pubblica amministrazione basterebbe una circolare e serrati controlli perché sia applicata.

Ma a Rampelli, essendo di cultura fascistoide, viene subito in mente, invece, la multa.
Se non proprio la proibizione come fecero i suoi maggiori.

Cento anni fa, infatti, il nascente regime fascista impegnò in nome del suo nazionalismo una campagna in proposito a suon di proibizioni. Molte parole straniere di allora vennero via via proibite e tradotte in italiano con esiti esilaranti: Cocktail-Arlecchino, Vol au vent-Ventivolo, Soubrette-Brillante, Claque-Clacche, Consommé-Consumato, Crick-Cricco, Ferry boat-Ferri botto, Toast-Fetta di pan tosto, Ouverture-Apertura, vestito a Pailletes-vestito Allucciolato, avere un Flirt-Fiorellare, Tabarin-Tabarino, Vedette-Vedetta, Passepartout-Chiave comune, Tournée-Tornata, Parure-Finimento e altri. Nel 1940 l’Accademia d’Italia aggiunse Affiche-Manifesto, Mannequin-Indossatrice, Chauffeur-Autista, Croissant-Cornetto, Regisseur-Regista, ecc..

Cosa ben più seria e tragica fu costringere con una legge del 1923 le persone nate in zone dell’Italia come l’Alto Adige, la Val d’Aosta, i Paesi slavi, a italianizzare il proprio cognome.

Nel campo della spettacolo gli effetti dell’italianizzazione in alcuni casi furono decisamente comici: Louis Armstrong fu tradotto in Luigi Braccioforte, gli italianissimi Wanda Osiris in Vanda Osiri e Renato Rascel in Rascelle.

Poi venne l’abolizione del “Lei” sostituito con il “Voi”.

Totò ci fece subito una gag dicendo che da quel momento bisognava cambiare Galilei con “Galivoi”. Fu subito denunciato e poi graziato dallo stesso Mussolini.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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