di Valerio Ascenzi – La Valle del Sacco viene di nuovo classificata SIN (Sito di Interesse Nazionale) grazie ad un ricorso al Tar presentato dalla Regione Lazio, il Tar ha infatti accolto il ricorso presentato dalla Regione Lazio e dal Comune di Ceccano, contro il decreto dell’allora ministro dell’ambiente Clini, che declassava l’area a sito di interesse regionale.
Resta sempre un fatto: la Valle del Sacco continua a non essere tra le priorità dell’Ue. Inoltre la politica locale, completamente sconnessa da quella dei livelli superiori, nonostante la presenza di eletti sia in parlamento che in senato, si sta limitando a commentare le azioni proposte da qualcun altro e andate a buon fine.
In poco più di due anni abbiamo avuto tre ministri dell’ambiente: Corrado Clini (tecnico, politicamente accostato a formazioni di centro) con il Governo Monti, Andrea Orlando (ex Ds, oggi Pd e attualmente ministro della Giustizia) con il governo Letta e Gian Luca Galletti (Udc) con il governo Renzi. In questo periodo di tempo nessuno, neanche l’attuale ministro dell’ambiente, hanno mai pensato di correggere il decreto Clini, o recepito le indicazioni dei politici provenienti dal territorio, in merito alla situazione della valle del Sacco. In questi giorni, dopo il pronunciamento del Tar a favore del ricorso presentato da Regione Lazio e dal Comune di Ceccano (non si comprende perché altri comuni non abbiano pensato di costituirsi parte civile), il senatore Scalia scrive, in un comunicato stampa: «Avevo sempre sostenuto l’illegittimità del decreto del Ministro Clini e chiesto al Governo, attraverso un’interrogazione parlamentare, di riconsiderare le disposizioni in esso contenute che, di fatto, ostacolavano il processo di risanamento della Valle, non potendo la Regione Lazio sostenere, per assenza di risorse, i procedimenti per le bonifiche di un’area fortemente inquinata come è quella del Sacco». Tale interrogazione arrivata all’allora ministro Andrea Orlano nel 2013 – che non era l’autore del decreto che declassava la valle del Sacco – non si sa che fine abbia fatto, se sia stata mai recepita. Stando a quanto si apprende da comunicati stampa e media, ad oggi, neanche il ministro Galletti ha fatto qualcosa: si è dovuto attendere l’esito di un ricorso per aver riconosciuto quello che di fatto è un diritto della popolazione locale. Ovvero quello di ottenere mezzi e risorse per il risanamento della situazione ambientale in questi luoghi. La situazione ambientale e le condizioni di salute di numerosi cittadini della vastissima area, sono ormai di dominio pubblico. La politica vacilla nel prendere posizioni nette in merito, limitandosi a commentare l’esito di un ricorso e a dire, in pratica: «Bene, l’avevo detto anche io». Ci domandiamo però: cos’è che non funziona quando un politico interroga i ministri, dal senato e dal parlamento, per chiedere delucidazioni e cambi di rotta? Perché per decisioni così delicate, per questioni gravissime, il governo non risponde? Abbiamo per caso un politica ininfluente a livello locale, che non ha credito nella alte sfere, oppure è quest’ultima generazione di ministri che non va?
Il senatore Scalia, che nei giorni scorsi ha manifestato approvazione per l’esito del ricordo al Tar, sulla questione del declassamento, ha anche affermato, sempre in un comunicato stampa: «Adesso che la valle del Sacco è di nuovo classificata come SIN abbiamo l’opportunità di attuare un serio piano di riqualificazione ambientale e favorire l’insediamento in quell’area di una nuova industria la cui attività sia compatibile con il mantenimento ed il miglioramento dell’ecosistema». La risposta delle associazioni ambientali non si è fatta attendere. Ad esempio, Anagni Viva, associazione dell’area nord del frusinate attiva sul territorio per questioni ambientali e per la conservazione del territorio, approva l’esito del ricorso al Tar, poiché si tratta di una decisione importante ai fini del risanamento e della tutela di un territorio “tanto duramente provato dai danni persistenti dell’ inquinamento e dalle pesanti conseguenze per la salute degli abitanti, perché lascia sperare nelle possibilità di interventi concreti ed efficaci, che finora sono palesemente mancati”. Ma Anagni Viva manifesta preoccupazione per le affermazioni di Scalia in merito all’insediamento di una nuova industria che, se pur ecocompatibile, per nulla indicata e definita. “Tale auspicio – dicono da Anagni Viva – non può non suscitare seri interrogativi che vorremmo fossero rapidamente chiariti”. In effetti le affermazioni del senatore Francesco Scalia dovrebbero esser chiarite onde evitare fraintendimenti. L’insediamento di una nuova industria in quell’area permetterebbe di risollevare l’economia e la situazione di numerose famiglie colpite dalla crisi che ha prodotto licenziamenti di migliaia di operai e dipendenti in quest’area. Ma l’eco compatibilità delle nuove industrie resta un fattore imprescindibile.
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