valle del sacco 350

valle del sacco 350di Valerio Ascenzi – La Valle del Sacco viene di nuovo classificata SIN (Sito di Interesse Nazionale) grazie ad un ricorso al Tar presentato dalla Regione Lazio, il Tar ha infatti accolto il ricorso presentato dalla Regione Lazio e dal Comune di Ceccano, contro il decreto dell’allora ministro dell’ambiente Clini, che declassava l’area a sito di interesse regionale.
Resta sempre un fatto: la Valle del Sacco continua a non essere tra le priorità dell’Ue. Inoltre la politica locale, completamente sconnessa da quella dei livelli superiori, nonostante la presenza di eletti sia in parlamento che in senato, si sta limitando a commentare le azioni proposte da qualcun altro e andate a buon fine.
In poco più di due anni abbiamo avuto tre ministri dell’ambiente: Corrado Clini (tecnico, politicamente accostato a formazioni di centro) con il Governo Monti, Andrea Orlando (ex Ds, oggi Pd e attualmente ministro della Giustizia) con il governo Letta e Gian Luca Galletti (Udc) con il governo Renzi. In questo periodo di tempo nessuno, neanche l’attuale ministro dell’ambiente, hanno mai pensato di correggere il decreto Clini, o recepito le indicazioni dei politici provenienti dal territorio, in merito alla situazione della valle del Sacco. In questi giorni, dopo il pronunciamento del Tar a favore del ricorso presentato da Regione Lazio e dal Comune di Ceccano (non si comprende perché altri comuni non abbiano pensato di costituirsi parte civile), il senatore Scalia scrive, in un comunicato stampa: «Avevo sempre sostenuto l’illegittimità del decreto del Ministro Clini e chiesto al Governo, attraverso un’interrogazione parlamentare, di riconsiderare le disposizioni in esso contenute che, di fatto, ostacolavano il processo di risanamento della Valle, non potendo la Regione Lazio sostenere, per assenza di risorse, i procedimenti per le bonifiche di un’area fortemente inquinata come è quella del Sacco». Tale interrogazione arrivata all’allora ministro Andrea Orlano nel 2013 – che non era l’autore del decreto che declassava la valle del Sacco – non si sa che fine abbia fatto, se sia stata mai recepita. Stando a quanto si apprende da comunicati stampa e media, ad oggi, neanche il ministro Galletti ha fatto qualcosa: si è dovuto attendere l’esito di un ricorso per aver riconosciuto quello che di fatto è un diritto della popolazione locale. Ovvero quello di ottenere mezzi e risorse per il risanamento della situazione ambientale in questi luoghi. La situazione ambientale e le condizioni di salute di numerosi cittadini della vastissima area, sono ormai di dominio pubblico. La politica vacilla nel prendere posizioni nette in merito, limitandosi a commentare l’esito di un ricorso e a dire, in pratica: «Bene, l’avevo detto anche io». Ci domandiamo però: cos’è che non funziona quando un politico interroga i ministri, dal senato e dal parlamento, per chiedere delucidazioni e cambi di rotta? Perché per decisioni così delicate, per questioni gravissime, il governo non risponde? Abbiamo per caso un politica ininfluente a livello locale, che non ha credito nella alte sfere, oppure è quest’ultima generazione di ministri che non va?
Il senatore Scalia, che nei giorni scorsi ha manifestato approvazione per l’esito del ricordo al Tar, sulla questione del declassamento, ha anche affermato, sempre in un comunicato stampa: «Adesso che la valle del Sacco è di nuovo classificata come SIN abbiamo l’opportunità di attuare un serio piano di riqualificazione ambientale e favorire l’insediamento in quell’area di una nuova industria la cui attività sia compatibile con il mantenimento ed il miglioramento dell’ecosistema». La risposta delle associazioni ambientali non si è fatta attendere. Ad esempio, Anagni Viva, associazione dell’area nord del frusinate attiva sul territorio per questioni ambientali e per la conservazione del territorio, approva l’esito del ricorso al Tar, poiché si tratta di una decisione importante ai fini del risanamento e della tutela di un territorio “tanto duramente provato dai danni persistenti dell’ inquinamento e dalle pesanti conseguenze per la salute degli abitanti, perché lascia sperare nelle possibilità di interventi concreti ed efficaci, che finora sono palesemente mancati”. Ma Anagni Viva manifesta preoccupazione per le affermazioni di Scalia in merito all’insediamento di una nuova industria che, se pur ecocompatibile, per nulla indicata e definita. “Tale auspicio – dicono da Anagni Viva – non può non suscitare seri interrogativi che vorremmo fossero rapidamente chiariti”. In effetti le affermazioni del senatore Francesco Scalia dovrebbero esser chiarite onde evitare fraintendimenti. L’insediamento di una nuova industria in quell’area permetterebbe di risollevare l’economia e la situazione di numerose famiglie colpite dalla crisi che ha prodotto licenziamenti di migliaia di operai e dipendenti in quest’area. Ma l’eco compatibilità delle nuove industrie resta un fattore imprescindibile.

La riproduzione di quest’articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.