alby okok

alby okokUna lettera aperta scritta da un’insegnante, Fausta Dumano, innammorata del suo lavoro ad un giovane bisognoso di attenzioni particolari. unoetre.it è onorato di ospitare questa bellissima testimonianza di impegno e di dedizione. È anche onorato, questo giornale, di annoverare nella sua Redazione l’autrice della lettera e che è l’insegnante di Alby.

di Fausta Insognata Dumano, 15 giugno 2014 alle ore 9.14 – Avevo messo nel conto che saresti cresciuto, che sarebbe arrivato il giorno che…….credici sarei voluta rimanere come commissaria interna per vivere insieme anche l’ultimo tuo sforzo per il traguardo. Cinque anni insieme, cinque anni di forti emozioni, sensazioni che le parole non potranno mai narrare con giustizia. Grazie prima di tutto per le cose che mi hai insegnato, grazie per la tua pazienza, per aver compreso la mia inesperienza, prima di inciamparmi con te non sapevo una acca di questo straordinario mondo, che è l’ autismo.
Senza nessuna competenza, ci hanno scaraventato insieme. Un annuncio: ”in classe c’è un ragazzo con il sostegno”. Sono corsa a casa a cercare l’autismo in rete, ho preso tanti libri in biblioteca, più leggevo e più non capivo.
Primo incontro lo tengo stampato dentro. I tuoi occhioni, il tuo sorriso, un amore a prima vista. Scarpe da ginnastica per correre insieme, esplorare lo spazio, conoscere i confini, correndo. Riconoscere gli odori , i profumi……maronna Alby, che emozioni. Camminare per mano, ma non solo per la fottuta paura, che scappassi, ma per la voglia di sentire il contatto fisico come quando abbracci un figlio. Quanti pianti mi sono fatta per impormi il concetto “non devi permettergli nulla che non permetti a uno studente”……..
Facile in teoria il concetto, ma tu poi ti autopunivi, eri violento con te stesso, facevo la dura ”Fausta arrabbiata??” NO, Fausta impotente, Fausta incapace a capire il nesso, perché ogni tua azione ha un suo perché, un motivo che l’ha scatenata, mi arrabbiavo con me stessa per non essere capace di prevenire la situazione, la molla che faceva inceppare il meccanismo.
Alby: un gran lavoratore……quanti quaderni, quanto impegno. Mi mancherà il tuo ordine nel mio disordine sparso. Il tuo ricordarmi la borsa, i libri nel trasloco da una classe all’altra , il sistemare meticolosamente le cose che poggiavo sulla cattedra. Mi mancherà il tuo sorriso, la tua capacità di leggermi dentro la mattina, quando le farfalle nello stomaco si inceppavano perché i pianeti ogni tanto remano contro. Mi hai aperto la mente, con te sono cresciuta nell’abbattere pregiudizi e schemi mentali. Un grazie alla tua famiglia speciale che mi ha aiutato con consigli e suggerimenti ad entrare nel tuo mondo, alla tua dottoressa Daniela e ai tuoi compagni straordinari, che percepivano prima di me le tue richieste, le aspettative che decodificavano i gesti. Ah ti confesso solo per te ho varcato la soglia di Mac Donald…..Prima era un premio, se Alby fa il bravo si va a Mac……poi è diventata un’uscita per il piacere di stare insieme. In questa avventura siamo stati fortunati, in classe nessuna attività, nessun progetto è stato fatto senza di te, per la straordinaria capacità dei tuoi compagni all’inclusione e sostenuti dalle insegnanti di sostegno. Un grazie a Simona, Ilaria, Stefania che mi hanno insegnato tanto……e adesso per incontrarti alla mia età farò il debutto in società, un corso di equitazione con il maestro Alberto Treppiccioni…….. ALBY TI AUGURO UN FUTURO GLORIOSO CON TUTTO L’ AFFETTO POSSIBILE

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Di Fausta L'Insognata Dumano

Fausta Dumano divenuta Fausta L'Insognata Dumano è laureata in lettere con tanti sogni nel cassetto. Giornalista, scrittrice, critica d'arte si è inciampata nella prima supplenza con il favoloso mondo degli studenti ed è rimasta intrappolata nel discount istruzione. Frequenta corsi di scrittura creativa, ha pubblicato alcuni libri di narrativa. Da sempre è impegnata nell'arcipelago della sinistra.Ambientalista nel dna, la mamma le parlava di difesa del verde, quando non era nell' agenda della politica tanto da creare la prima festa dell'albero ad Arpino negli anni 60. Impegnata nell'arte pubblica relazionale con artqube e 03100 (zerotremilacento) vive a Frosinone, per metà ciociara e per metà siciliana, cresciuta con due culture e stili di vita differenti... è fortemente convinta che la diversità sia un valore importante, per questo si impegna nelle associazioni che favoriscono l'integrazione. Ha insegnato nelle scuole operaie ai migranti, ai figli di un dio minore e in carcere. Perennemente innamorata dell'idea dell'amore, i capolavori indiscussi della sua creatività sono i suoi figli Venera e Matteo, che riescono sempre a strapparle un sorriso, anche quando tutti i pianeti si allineano contro.

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