Roma negata 350

Roma negata 350di Valerio Ascenzi – I riconoscimenti a volte tardano ad arrivare. Ma spesso vale la pena attendere qualche giorno. Ottenere una recensione su un settimanale di cultura e cultura politica come Internazionale, non è per tutti. Si sa: un settimanale del genere non fa recensioni su commissione, in gergo: “non fa marchette”. Se un tuo libro viene commentato su questa rivista, significa sei sulla buona strada. Rino Bianchi, fotografo anagnino, viene recensito questa settimana, con il suo libro “Roma negata”, realizzato a quattro mani con la scrittrice Igiaba Scego.
Vogliamo spendere oggi qualche parola per due persone speciali. Due professionisti che amano ciò che fanno, che non guardano al profitto, ma tirano fuori idee. Due creativi impegnati nel mondo dell’informazione, dell’arte e della cultura, nel sociale. Entrambi si occupano di multiculturalità e di memoria.
Rino Bianchi, nato ad Anagni nel 1965, è fotografo e fotoreporter. Dopo aver frequentato l’Istituto superiore di giornalismo e tecniche audiovisive di Roma, ha iniziato la sua carriera nel mondo dell’informazione, lavorando soprattutto come freelance. Non siamo di fronte al solito fotoreporter. Rino non è solo un talento dietro l’obiettivo. Non si limita a fare delle foto dal punto di vista tecnico e artistico: il suo intendo è sempre quello di raccontare, narrare osservando il mondo dall’obiettivo di una macchina fotografica. L’aspetto narrativo e sociale dei luoghi è ciò che lo attrae di più. L’aspetto storico personale e psicologico dei volti che ritrae – spesso artisti e scrittori di livello internazionale – è ciò che ha sempre ricercato nel corso della sua lunga carriera.
Igiaba Scego è nata a Roma nel 1974, da una famiglia di origini somale. Laureata in Letterature straniere alla Sapienza, ha conseguito il dottorato di ricerca in Pedagogia all’Università di Roma Tre. Oggi scrive, fa informazione ed è impegnata sul piano della ricerca incentrata sul dialogo tra le culture e la dimensione della transculturalità e della migrazione. Collabora con molte riviste che si occupano di migrazione e di culture e letterature africane tra cui Latinoamerica, Carta, El Ghibli, Migra e con alcuni quotidiani come la Repubblica, il Manifesto, L’Unità e Internazionale.
Il libro, che tra testi e foto non supera le 160 pagine, edito da Ediesse, tratta di un pezzo di storia che gli italiani non hanno in mente, perché non studiano come dovrebbero a scuola, anche se diversi storici hanno trattato anche a fondo. Nei primi trent’anni del Novecento nomi come Asmara, Mogadiscio, Tripoli, Adua erano familiari agli italiani. La propaganda imperiale concepita da Mussolini, per quel che riguarda il colonialismo italiano era a dir poco ossessiva. Quaderni scolastici, parate e iniziative pubbliche, tutto rimandava alle colonie italiane in Africa. Un pezzo di storia a molti sconosciuto, probabilmente cancellato di proposito. Ma in Italia è forte, ancora oggi, la presenza di chi proviene da quei territori, allora colonizzati dagli italiani. La capitale è popolata da uomini e donne di origine eritrea, libica, somala ed etiope.
Al di là dello stereotipo in base al quale la storia la scriverebbero i vincitori, e che quindi questo libro racconterebbe quello che gli oppositori del regime hanno voluto cancellare, questo è un lavoro che riprende il concetto di “oblio coloniale” e lo tematizza attraverso una lettura dei luoghi di Roma, che portano tracce di quel passato al quale è stata negata una memoria. Sono alcuni monumenti di Roma a parlare di questa storia che non leggiamo.
Una sorta di guida turistica di Roma, che analizza con testi e immagini, a livello emozionale, i luoghi voluti dall’allora regime fascista per la celebrazione del colonialismo italiano. Un pezzo di storia che appartiene più ai popoli colonizzati che, a nostro avviso, ai nostalgici del ventennio. Con il chiaro intento di restituire questa storia, e con essa anche la dignità, ai popoli che l’Italia conquistò in Africa, gli autori hanno pensato di ritratte, in ogni foto, una persona che appartiene o è originario di quei luoghi. Un riconoscimento a chi oggi vive una nella Roma “città multiculturale”, che però ancora non è tale fino in fondo. Un modo per dare un contributo alla costruzione di questa multiculturalità di cui troppo si parla, ma poco si vede nella concretezza.

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Di Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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