di Ignazio Mazzoli – Fiorenza Taricone, docente di Storia delle Dottrine politiche e Presidente del Centro Universitario diversamente abili dell’Università di Cassino e Lazio meridionale presenterà oggi, 8 novembre il libro “Donne dietro le sbarre”, di Liliana De Cristoforo, nel salone di rappresentanza dell’Amministrazione provinciale a Frosinone. Non poteva che essere la professoressa Taricone, ricercatrice e studiosa della cultura di genere, quello femminile, a presentare questo volume che si sviluppa nel racconto di 12 storie di donne.
Liliana De Cristoforo, per oltre 30 anni direttrice di istituti di pena, narra la prigionia di donne colpevoli di aver reagito, ad un certo momento della loro vita, a condizioni di vita violente ed insopportabili al punto di commettere delitti anche feroci.Liliana De Cristoforo
L’autrice senza mai indulgere a qualsiasi forma di enfasi, descrive le persone, la loro prigionia e la loro vita fino alla condanna in maniera piana e delicata, senza aggettivazioni, sottolineando gli ambienti di vita dall’infanzia all’età adulta permettendo al lettore di conoscere queste cittadine carcerate, ma anche di capirle. Il libro permette di cogliere “gli aspetti più reconditi di un universo mai abbastanza esplorato qual è quello dell’animo femminile” come la De Cristoforo scrive nella prefazione. Quelle storie che ha conosciuto dal vivo e direttamente dalle protagoniste, le affida ora all’attenzione delle lettrici e dei lettori perché le affrontino senza retro pensieri, ma se si vuole, sapendone cogliere la crudezza che la vita spesso non risparmia a molti nostri simili.
Con quali criteri sono state scelte queste 12 storie? E’ la prima domanda o curiosità che nasce subito dopo aver appreso da Alfonsina come ha ucciso, decapitandolo, l’uomo che l’aveva sposata riducendola poi in schiavitù e mentre si passa alla storia di Concetta che uccide Armando perché l’aveva ingannata non rivelandole che era già sposato.
La dottoressa Liliana De Cristoforo ha inteso dare al libro una chiara impronta di attualità. Le donne del suo libro son tutte, dalle più anziane alle più giovani, protagoniste di vicende attuali, vittime della violenza maschile a cui si ribellano, dipendenti dalla droga, immigrate sfruttate, coinvolte nella criminalità organizzata, transessuali.
Sentimenti d’amore mortificati, pazienza abusata e provocata sono le ragioni di una rabbia insopprimibile e destinata ad esplodere, che nel libro viene alla luce quasi come un dato oggettivo. Quando si legge “ho trascorso anni di grandi tribolazioni” ed “è stato un lungo e lento calvario” si coglie l’acme di sofferenze e travagli e condizionamenti diffusi fra le donne.
Elisa, per esempio, è un personaggio che può apparire controverso, ma è una lottatrice. Diventa moglie di un appartenente alla criminalità organizzata. L’autrice ne fa una descrizione dettagliata, che si legge anche come un percorso di autocoscienza, infatti, la protagonista arriverà ad accettare la protezione dello Stato per allontanare sua figlia dalla famiglia camorrista del padre, cosa che le costerà il distacco anche da lei tanto da farle dire che “nella vita bisogna fare delle scelte difficili ma necessarie”. Sembra di vedere in questo personaggio una manifestazione esasperata della condizione della donna che finisce per pagare il più delle volte un prezzo molto alto, e sembra quasi sempre perdente. In undici di queste storie la De Cristoforo ci lascia sempre intravvedere una manifestazione della lunga lotta delle donne per affermare dignità e diritti. La sue protagoniste non indignano mai, tantomeno destano ripulsa, ma neppure antipatia.
Conversando con Liliana De Cristoforo siamo andati anche oltre il libro, perché ci è parso importante conoscere la sua valutazione circa le responsabilità che lo Stato, le forze politiche, le istituzioni hanno sulla condizione che porta ad atti che infrangono le leggi, dal momento che molti personaggi del suo libro, forse la maggioranza, hanno vissuto condizioni disagiate, nell’arretratezza economica e sociale, tanto che qualcuna apprezza la vita in carcere.
C’è un legame tra quelle che lei chiama “le avversità della vita” e la struttura della società? Le chiediamo. La risposta è secca e precisa: si, ci vorrebbe più giustizia sociale; sono avvenuti fatti che ci hanno scandalizzato, manager con stipendi altissimi e gente nell’indigenza. Ci sono ingiustizie che possono anche suggerire strade che conducono, poi, in carcere.
Il libro si chiude con il racconto di una breve prigionia di Sofia Loren che sconta una pena per evasione fiscale, ma ammirata, tuttavia, dalle altre detenute che in lei vedevano solo una diva.
Non aggiungiamo altro perché chi ci legge si incuriosisca sulle pagine di “Donne dietro le sbarre” che si fanno inseguire una dietro l’altra.
Parteciperanno la dottoressa Luisa Pesante, direttrice della Casa circondariale di Frosinone e la dottoressa Germana De Angelis Responsabile dell’Associazione “Gruppo Idee”. L’incontro sarà condotto da Laura Collinoli, giornalista del quotidiano La Provincia. Il regista Fernando Popoli proietterà il suo video “Donne Kontro”.
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno 8 novembre 2013
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