UNIONE POPOLARE E IL VOTO
Andare avanti contro la grave crisi e contro la guerra
di Nevia Borgia
La sorpresa del dopo voto lascia sempre un po’ increduli, ma le elezioni del 25 settembre ci consegnano un paese in cui per la prima volta nella storia repubblicana il partito più votato è erede della formazione storica della fiamma tricolore.
La maggioranza dei seggi conquistati in Parlamento non è la conseguenza di una crescita impetuosa del consenso verso questa destra, il che vuol dire che la destra non ha ottenuto più voti e consenso rispetto al passato, ma ha ottenuto e raggiunto la maggioranza in virtù dell’ulteriore crescita dell’astensionismo che sempre più caratterizza ormai le elezioni nel nostro paese.
Astensionismo che riflette la profonda crisi sociale e democratica che il nostro paese sta attraversando, mai come ora si è registrata l’affluenza più bassa al voto ( in parte dovuta anche ad un solo giorno destinato alle elezioni) di sempre.
DOPO ANNI DI POLITICHE NEOLIBERISTE CHE HANNO PORTATO ALLO SVUOTAMENTO DELLA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE E DI CANCELLAZIONE DI UNA VERA ALTERNATIVA A SINISTRA , SI ASSISTE ALL’ALLONTANAMENTO DELLE CLASSI POPOLARI DALLA POLITICA E DALLA RAPPRESENTANZA, COME DIRE NON SONO RAPPRESENTATO NON VOTO.
Va sottolineato che la vittoria della Meloni, del suo partito e della coalizione che rappresenta, è CONSEGUENZA DELLE SCELTE ELETTORALI DEL PD E DI UNA LEGGE ELETTORALE SCELLERATA, nata sotto il governo Gentiloni portata avanti dal governo Letta che pur affermando essere una legge imperfetta se ne è guardato bene dal modificarla.
A tal proposito va aggiunto che con una legge elettorale proporzionale non avremmo e non ci sarebbe stato un governo Meloni.
A poco sono servite prima della campagna elettorale e poi durante, le voci che hanno palesemente dichiarato tale legge incostituzionale e antidemocratica. Una legge che ha consegnato il paese alle destre e ha negato LA RAPPRESENTANZA a più del 10% DELL’ELETTORATO.
Tanti i cittadini esclusi e tante le forze politiche o coalizioni a cui gli elettori hanno dato la propria fiducia, cittadini desiderosi di un vero cambiamento per il nostro paese.
Tante le idee e le buone pratiche politiche messe in campo per avviare finalmente una svolta utile, rispondente ai bisogni dei cittadini, ai bisogni di un territorio, depredato e mai protetto che grida risanamento e tutela. Poteva essere la svolta verso scelte ecologiche vere e non lontane che si sarebbero potute tradurre in posti di lavoro, in risparmio energetico, in tutela della salute dell’ambiente e dell’uomo, abbandonando pian piano l’utilizzo delle risorse fossili.
Insomma un nuovo Great New Deal.
Nulla di tutto ciò è successo! Impantanati più di prima, la corsa alle elezioni dovuta al poco tempo a disposizione, non ha dato il giusto tempo e spazio ( par conditio neanche a parlarne) per far conoscere e divulgare tra le masse operaie e non l’alternativa ai governi di sempre.
Risultato sotto gli occhi di tutti, chi è consapevole sa BENISSIMO CHE POCO O NULLA cambierà, i politici sono gli stessi, tutti o quasi hanno fatto parte dei governi precedenti, sostenendo ad alternanza tante scelte e votato le leggi scellerate che toccano in concreto la vita della GENTE , basti ricordare: La legge Fornero, votata da Giorgia Meloni durante il Governo Monti.
La tragedia più grande è che per milioni di cittadini la sinistra continua ad identificarsi con il PD e con qualche suo alleato.
In assenza di una sinistra autonoma e percepibile a livello di masse, il M5S di Conte è divenuto un modello di riferimento per una buona fetta di elettori, nonostante il trasformismo e le contraddizioni che hanno caratterizzato il movimento stesso.
La crisi di governo e le elezioni anticipate hanno colto in ritardo Unione Popolare e il progetto politico di costruzione di una sinistra di alternativa unita. Tutto è iniziato a maggio e dopo la presentazione a luglio è mancato il tempo del radicamento e diffusione nel paese. La corsa alla raccolta firme, formazione delle liste, la campagna elettorale non ha concesso tempo utile alla conoscenza e partecipazione dei cittadini.
Nonostante lo sforzo e la candidatura di de Magistris e delle candidate e candidati, militanti e simpatizzanti non siamo riusciti a diventare un punto di riferimento percepibile dall’elettorato e, soprattutto a raggiungere l’area dell’astensionismo.
Alla luce di tutto ciò siamo consapevoli che non vanno dispersi, la disponibilità, l’impegno e quel consenso e simpatia che Unione popolare ha raccolto.
Percìò si va avanti, riprendendo iniziativa politica e sociale: contro la grave crisi, contro la guerra, per l’attivazione immediata di azioni PACE, pace necessaria come l’aria, e poi per diventare polo di aggregazione per giovani , attivisti e tutte quelle energie che per fortuna ancora permangono nel nostro tessuto sociale.
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