
VOTO 2022
Tra tanti bell’imbusti qualche operaio non sfigurerebbe
di Aldo Pirone
Qualche giorno fa a “In onda” su La7, presente il vicesegretario del Pd Provenzano, hanno fatto un bel servizio sugli operai dei cantieri navali di Monfalcone. Gente che era di sinistra, sempre in testa ai cortei operai negli anni ’70, ’80 e oltre. Ma che ora vota Lega e ha rieletto sindaca a larga maggioranza, 72%, una leghista, Anna Maria Cisint figlia di un operaio della Fincantieri morto per l’amianto e di un’infermiera. La rottura della “connessione sentimentale” con la sinistra è stato un processo lungo, in particolare è avvenuta quando con il subentrare del precariato nelle sue svariate forme, il cantiere navale e l’indotto si sono riempiti di lavoratori immigrati messi oggettivamente in concorrenza con quelli bianchi e tradizionali, attraverso il dumping sui salari e sulle condizioni di lavoro figli di esternalizzazioni, precariato, caporalato, appalti e subappalti gestiti da circa cinquecento ditte, molte fantasma. Lì si è inserito il messaggio leghista agli operai: la colpa di questo vostro disagio lavorativo e sociale è degli immigrati. Non tutti i monfalconesi, operai e no, hanno preso la strada del voto leghista se l’affluenza alle urne è stata del 51% uguale a quella del 2017. La metà dell’elettorato, in parte operaio, si è rifugiato nell’astensione e lì è rimasto.
Alcuni degli operai intervistati che vantavano ascendenze di sinistra hanno spiegato quel che è successo. Il Pd si è infischiato di quella condizione, li ha lasciati a loro stessi, senza difesa. Provenzano ha riconosciuto che è stato un errore di lunga data della sinistra che ha governato. Poi ha denunciato che Salvini e Meloni si sono opposti e si oppongono al blocco dei licenziamenti, alla legge sulle delocalizzazioni, all’aumento dei salari. In particolare la Lega, ha ricordato Provenzano, con la sua demagogia anti immigrati ha riempito Monfalcone di un “esercito di riserva” di lavoratori che fanno tanto comodo ai padroni.
Tutto giusto, per carità.
Ma la questione di come la sinistra – lasciamo stare ora se il Pd lo è e se lo sono in forma adeguata anche le altre formazioni che non sono riuscite a raccogliere la rabbia operaia, una discussione che spesso assomiglia al sesso degli angeli – può tornare fra quella classe operaia che non si sente più tale, è questione assai complessa. Non si tratta solo di avere al centro dei programmi elettorali le esigenze e le aspirazioni di quegli operai – dal salario in su -, il Pd l’ha presentato quel programma e rispetto al recente passato renziano è già qualcosa. Anche altri lo stanno facendo: M5s, Sinistra italiana e verdi, Unione popolare. Ma in campagna elettorale tutto ciò può sembrare anche una sorta di specchietto per le allodole. Il problema, messo in evidenza nel servizio, soprattutto dalle parole di Roberto Covaz giornalista de “Il Piccolo”, è che devi stare con loro e fra di loro sempre. Dice Covaz che questo è stato il segreto del successo della sindaca leghista. Anche se con un evidente tratto paternalistico.
Il punto politico strategico è che la sinistra se vuole tornare fra quella gente operaia, bianca o di colore che sia, fuori da ogni paternalismo caritatevole e propagandistico, deve organizzare unitariamente quei lavoratori per renderli protagonisti di concrete lotte politiche e sociali sul piano politico e non solo sindacale, fare iniziativa politica e non solo propaganda per sottrarre gli operai bianchi alla demagogia leghista fondata sul contrasto con gli immigrati, disvelando loro che quella è una conseguenza voluta dai padroni, che il loro avversario sono gli imprenditori che si approfittano dell’ “esercito di riserva” per abbassare le loro condizioni di lavoro e di vita aumentando lo sfruttamento di tutti, bianchi e immigrati. Insegnamenti antichi, tali da poter dire, parafrasando un bel libro di Vittorio Gassman, che la sinistra ha un “Grande avvenire dietro le spalle”.
Non so se il Pd, Sinistra italiana, Rifondazione comunista, Articolo Uno, hanno delle cellule, dei Circoli o delle sezioni fra quegli operai. Penso di no, altrimenti la rottura della “connessione sentimentale” non sarebbe avvenuta, almeno in quei termini e con quella profondità, e oggi non ci troveremmo in questa condizione estremamente arretrata e precaria. So solo che questa è la strada, lunga molto lunga, per tornare ad essere ascoltati da quegli operai, altro che twitter e post sui social, non per battergli la mano sulla spalla ma per organizzarli e renderli consapevoli con la lotta politica e sociale di chi è il loro vero avversario, anche candidando i migliori di loro alle elezioni e riavvicinarli alle urne.
Al posto di tanti bell’imbusti, che non hanno orrore di se stessi, qualche operaio non sfigurerebbe.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
| Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it |
Sottoscrivi abbonamento gratuito all’aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it – Home
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui
Sostieni il nostro lavoro
UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s’impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie
La riproduzione di quest’articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l’autore. E’ vietato il “copia e incolla” del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l’articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l’insieme della pubblicazione. L’utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.
![]()
