DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022
Non dormire tranquilli, ma costrure un voto antifascista
di Aldo Pirone
Per parafrasare Gobetti, le elezioni politiche in Italia, quando arrivano, sono una sorta di autobiografia della Nazione. Di questi tempi a dominare è innegabilmente un tasso di trasformismo assai alto, talmente alto che sconfina ormai con il cialtronismo puro.
Com’è noto il trasformismo è una costante della storia italiana. Fu inaugurato dalla sinistra risorgimentale con l’avvento di Agostino Depretis nel 1876 preparato dal suo famoso discorso di Stradella l’anno prima.
Il fenomeno fu contenuto e ridotto ai margini della vita politica italiana con l’avvento della Repubblica antifascista fondata su partiti dalle identità poltiche forti: da quelli di massa come il Pci, il Psi con tutte le articolazioni dell’area socialista, e la Dc, a quelli minori e più ristretti come il Pli e il Pri.
Con l’avvento della cosiddetta seconda Repubblica fondata su leggi elettorali maggioritarie e la scomparsa dei partiti che l’avevano fondata, il trasformismo ha ripreso piede via via diventando il terreno dominante in cui si svolge la battaglia politica fra partiti dalle identità deboli, soprattutto a sinistra. Talmente deboli che sono arrivate a confondersi con le politiche propugnate da lorsignori, come ai tempi di Renzi segretario del Pd, Presidente del Consiglio, artefice del Patto del Nazzareno con Berlusconi per stravolgere la Costituzione, del jobs act e dell’attacco sistematico ai sindacati zimbellati, ricordate?, come quelli volevano mettere il vecchio gettone telefonico negli smartphone.
Anche il trasformismo ha una sua storia più o meno nobile, se così si può dire di un fenomeno che di per sè è negativo. Togliatti, che era sempre molto attento a tutto ciò che si muoveva nella società e a livello politico, diceva di stare in guardia perché il trasformismo era comunque un movimento che segnalava l’esigenza delle classi dominanti di cambiare qualcosa, anche di non superficiale, perché gattopardiamente tutto restasse com’era a livello dei rapporti di potere. E che, quindi, andava affrontato concretamente non con la ripetizione di formule che non tenessero conto delle novità che presentava ma con un contromovimento per far fallire le intenzioni che intendeva perseguire. Ma parliamo di altre epoche e di altre intelligenze politiche che non sono quelle di oggi.
Non so se quello in cui siamo immersi oggi, il trasformismo-cialtronismo, sia l’ultimo stadio del fenomeno preso in esame. Sta di fatto che siamo ormai all’asilo Mariuccia. Le giravolte – cosa diversa da ripensamenti politici fondati su una maturazione anche autocritica o sulla considerazione dei mutamenti della situazione politica – sono talmente veloci e fondate essenzialmente sull’opportunismo personale, che diventano comiche, perché tutti o quasi hanno detto tutto e il contrario di tutto, hanno urlato mai con questo o con quello, per poi contraddirsi a stretto giro di posta o di posti.
Orientarsi in questo bailamme non è facile. “È proprio nelle fogne che ci tocca combattere”, diceva Gene Hackman al kennediano Wilelm Defoe nel film “Mississipi burning” che si lamentava dei suoi metodi spicci nel combattere i razzisti. Nonostante un panorama politico deprimente, a segnare un discrimine sono gli intendimenti della destra guidata da Giorgia Meloni. Il programma che lei con Salvini e Berlusconi e i cespuglietti al seguito hanno presentato parla chiaro, anche se i suoi intendimenti vengono mascherati con circonlocuzioni mistificatorie: Presidenzialismo, “secessione dei ricchi” con l’autonomia regionale differenziata, sovranismo nazionalistico rispetto all’Europa, atlantismo senza se e senza ma, flat tax, condoni agli evasori, caccia agli immigrati, chiusura ermetica ai diritti civili, riapertura del nucleare ecc.. Altro che Agenda Draghi.
Contro tutto ciò non è il caso di dormire tranquilli o di sminuirne la pericolosità. Per i democratici e gli antifascisti, progressisti, di sinistra o moderati e conservatori che siano, era il caso di unirsi nelle forme possibili: quella dell’unità antifascista nei collegi uninominali. Il Pd, in particolare, ha scelto un’altra strada.
Invece, gridare al pericolo e non fare il necessario per contrastarlo pensando, come fanno Letta e Conte, di raccattare il voto utile, il primo, o il voto di sinistra e di protesta, il secondo, è infantile e scervellato.
A pagare saranno gli italiani.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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