Gianni Cuperlo 390 min

ANALISI OPINIONI DIBATTITI

Ucraina, guerre e … quale sinistra

di Ermisio Mazzocchi
Gianni Cuperlo 390 minCuperlo si è di recente interrogato sul futuro della sinistra e della sua identità in un quadro di avvenimenti drammatici, tra i quali prioritario è quello della guerra russo-ucraina.
Una guerra che condanniamo, di cui è doveroso capire cause e motivazioni e per la quale è necessario che la sinistra avvii una riflessione e indichi i compiti da assolvere.
E’ lecito pensare a una sinistra della globalizzazione che rompa e superi le categorie e i confini della sua cultura novecentesca, per rinnovarsi e confrontarsi con il nuovo mondo.

La vera questione che si pone è quella del governo della globalizzazione, la quale a oggi non è chiaro come si potrà gestire e chi dovrà farlo.

E’ possibile presupporre che esso possa essere esercitato da un centro di potere strategico, finanziario e informatico, che “determini” gli andamenti dell’economia reale e orienti le coscienze. La logica del mercato senza frontiere ha rimesso in discussione, se non cancellate, le regole e gli strumenti che intervengono nei rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
La crescita dei conflitti sociali e un’espansione delle guerre sono, tra le altre cose, la più evidente conseguenza.

Sostenere chi è aggredito e sottoposto a vessazioni, violenze, distruzione, credo che sia un obbligo morale imperativo, che deve essere perseguito sempre, ovunque e per tutti, senza che ci siano corsie preferenziali che rispondano a logiche di convenienza.
Oggi lo è per l’Ucraina aggredita dalla Russia, ma dovrebbe esserlo allo stesso modo per tutti i paesi devastati dalle guerre.
Ferma condanna della guerra, di chi la provoca, di ogni malvagità, di ogni dittatura e di ogni imperialismo.

La sinistra non può risvegliarsi solo e unicamente per un conflitto deflagrante sul sistema degli equilibri mondiali e drammatico per gli effetti tragici sul popolo ucraino.
Nel mondo ce ne sono molti altri. Si stimano 10 guerre e 869 conflitti presenti nel nostro pianeta, oggi ignorati dai media e anche dai partiti progressisti del nostro paese.
E’ necessario che la sinistra riposizioni la sua funzione, che sia in grado di “vedere” i conflitti, i nuovi bisogni e di rigenerarsi per farsi strumento utile alla realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

E soprattutto combatta lo sfruttamento e le disuguaglianze, contro un capitalismo vorace e violento.

Una sinistra ripiegata su se stessa, chiusa in un recinto angusto, perde la percezione della realtà del XXI secolo, in cui i parametri di valutazione sono cambiati rispetto a quello precedente. Essa sembra che non abbia la forza di riqualificare i contenuti della sua cultura che va proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti, dei principi dell’autodeterminazione, validi ovunque e sempre.

Su questo terreno si misura la prova di una sinistra che rimoduli le sue categorie politiche e sia in grado di affrontare una sfida su un campo inesplorato, disseminato delle sabbie mobili del populismo e contaminato da un sistema finanziario spietato.
Il problema della redistribuzione della ricchezza e del funzionamento dei livelli sociali, ma soprattutto quello della classificazione e del rapporto con le inedite forme organizzative del capitale finanziario, non è stato risolto.

Gli interessi finanziari sono immensi e, in una economia globale, il controllo delle fonti energetiche e alimentari resta fondamentale e prioritario.
Il conflitto russo-ucraino non ha posto solo questioni di relazioni tra gli Stati, ma ha aperto alla necessità di una revisione dei rapporti di tutto il sistema finanziario e l’utilizzo e rifornimento delle materie prime.
Tali mutamenti avrebbero dovuto sollecitare la sinistra a un aggiornamento e adeguamento anche con i conseguenti cambiamenti dei suoi paradigmi politici e culturali e a rispondere in difesa delle garanzie di equità e di giustizia. Essa dovrebbe essere referente di quella parte del mondo più debole, meno protetta dalle violenze ed esclusa dai diritti umani nelle aree di assoluta miseria, Asia e Africa, come in quelle progredite e di maggiore ricchezza, Europa e America del Nord.

Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze molto diffuse e profonde, si potranno eliminare solo se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversaria delle nuove forme di iniquità.
Una sinistra che riaffermi i principi di solidarietà deve essere sempre coerente con sé stessa. E non sempre lo è stata. Vedi il dramma dei Curdi, i diritti soppressi in Russia, in Cina, i conflitti interni all’Ucraina, la Catalogna…
Se vuole evitare che compia altri errori deve stare ferma entro un sistema di valori stabili e inflessibili.

La sinistra non può seguire la logica di due pesi e due misure, perché poggia sul fondamento della solidarietà tra i popoli e sull’impegno alla lotta contro lo sfruttamento, le aggressioni di comunità nazionali, le violenze su uomini, donne e bambini.
Se consideriamo giusto sostenere gli aggrediti che combattono contro l’aggressore anche con forniture di armi, dobbiamo ritenere che questo impegno, comprese le sanzioni più dure, debba valere, oltre che per l’Ucraina, anche per quegli altri paesi che, aggrediti, facciano richiesta di aiuti di ogni genere.

Ma non è questa la soluzione ai problemi conflittuali che hanno sempre alla loro base interessi economici di vasta portata, ammantati dai diritti di democrazia e libertà.
Ci sarebbe una escalation senza fine e una guerra senza fine.
Né è dato di pensare che si tratti di conflitti ideologici, come si vorrebbe definire il conflitto russo-ucraino.
Significherebbe commettere un grave peccato di irresponsabilità contro l’umanità abilitando il diritto a provocare guerre capaci di celare le vere ragioni dietro parole d’ordine mistificatorie.

In verità ciò che prevale sono gli interessi economici di portata mondiale e il possesso delle risorse essenziali all’umanità.
Occorrono azioni di pace e la mobilitazione delle coscienze fuori da logiche guerresche.
Questo dovrebbe essere l’obiettivo di una sinistra solidale, pacifista, sostenitrice della cooperazione.

Tutti siamo convinti che si debba esprimere solidarietà a uno Stato aggredito.
La solidarietà deve essere per tutti, ovunque. Oggi e domani.
Gaby Bichoff, vicepresidente del PSE, di recente ha dichiarato: “I ministri UE devono inviare un messaggio forte in cui si chiarisca che a tutti coloro che fuggono dall’Ucraina sia garantita protezione nell’UE.
Le denunce di un diverso trattamento dei rifugiati dell’Ucraina sono sconcertanti.
Ogni rifugiato, a prescindere dalla provenienza o dal colore della pelle, deve poter contare sullo stesso trattamento, la stessa dignità, rispetto e accoglienza, così come sullo stesso livello di aiuto pratico”.

Sono affermazioni che la sinistra dovrebbe condividere.
Spesso invece tace e continua a ignorare la sofferenza di quegli oltre 80 milioni di persone che fuggono a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani (fonte UNACR).
La sinistra dovrebbe mobilitare l’opinione pubblica per sostenere quei paesi che a causa delle guerre hanno necessità di medicinali, di viveri e di altro.
I bambini dello Yemen, dell’Afghanistan, del Congo… hanno bisogno anche essi di assistenza medica e alimentare, di accoglienza.
Ma nessuno si è dichiarato pronto a ospitarli nella propria casa.

E dov’è l’accoglienza di quei diseredati in fuga dai loro paesi, bloccati ai confini Polonia – Bielorussia, confinati in un lager, esposti al freddo e alle intemperie, circondati da filo spinato e minacciati da uomini armati pronti a uccidere?
Forse perché essi sono neri, poveri, sporchi, ignoranti, con vestiti laceri.
Pace e solidarietà richiedono straordinarie iniziative.
Dove sono le grandi manifestazioni per la pace, che si sarebbero dovute fare giorno dopo giorno, incessantemente e per tutti i paesi in guerra? Molti si sono mobilitati. Il Papa, il Dalai Lama, i premi Nobel chiedono insistentemente la pace e esortano tutti a manifestare la loro avversione per la guerra.

La sinistra e per primo il Partito Democratico che pur hanno prodigato il loro impegno per un’azione di solidarietà nei confronti dell’Ucraina, dovrebbero lanciare un “grido” di pace e mobilitare milioni di persone a scendere in piazza per reclamare la pace in tutto il mondo.
Il Partito Democratico dovrebbe sollecitare il PSE a promuovere un “paeceday” da tenersi nello stesso giorno contemporaneamente nelle 27 capitali degli Stati membri dell’UE.
Sarebbe un forte messaggio che potrebbe contribuire alla fine della guerra.

Se persegue queste finalità la sinistra riacquista il suo ruolo di forza protagonista di progresso e di pace.

lì 4 aprile 2022

 

 

 

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Di Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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