PARITA’ DI DIRITTI ??
Entro Pasqua alla Jackson basterà una maggioranza semplice del Senato per diventare la prima donna afroamericana nella Corte Suprema
di Greta Mastroianni Greco*
Dopo la nomina della Giudice Ketanji Brown Jackson alla Corte Suprema da parte del Presidente Joe Biden, le audizioni in Senato per la sua conferma sono state caratterizzate da un clima istrionico impregnato di razzismo e (ovviamente) sessismo.
La rilevazione delle qualifiche di candidati e candidate da anni è soppiantata da veri e propri comizi di campagna per le successive elezioni e da un reciproco rendersi pan per focaccia tra Partito Repubblicano e Democratico rispetto alle precedenti audizioni delle rispettive candidature alla Corte Suprema. Questa volta sono in gioco le elezioni di Midterm del Congresso di novembre (nonché per alcuni Senatori repubblicani anche una possibile candidatura alla Presidenza nel 2024) e la risposta repubblicana al trattamento democratico riservato nel 2018 all’allora candidato alla Corte Suprema Brett Kavanaugh.
Durante le numerose ore in Senato a dover rispondere a domande inopportune, inappropriate, totalmente fuori contesto poste da uomini bianchi dall’aspetto adirato e indispettito, la Giudice iperqualificata Ketanji Brown Jackson non ha battuto ciglio, tranne qualche pausa per contare fino a 10. Un uomo se si inalbera, lo fa perché si appassiona e dimostra forza e leadership con la sua assertività. Una donna non può permetterselo mai, perché il patriarcato le ha negato diritti (quali la testimonianza, il voto e le cariche elettive) in base agli stereotipi sessisti che la vedono emotiva, preda della propria biologia, incapace di prendere decisioni razionali e troppo indulgente per il suo istinto materno innato, tutte affermazioni sottostanti alcune domande a Jackson. Una donna afroamericana negli USA è sottoposta però ad una pressione ulteriore, alimentata dal tropo popolare della Angry Black Woman (ABW), creatosi in parte sin dall’epoca schiavista accompagnato dallo stereotipo della promuscuità sessuale. Verso la fine degli anni Venti del Novecento, il programma radiofonico Amos ‘n’ Andy anche con il personaggio caricaturale e derisorio della signora Sapphire ha fatto ridere l’America Bianca non di attori e attrici razzisti e misogini, ma della razza che loro stessi hanno soggiogato. La ABW, portata avanti ancora oggi in parte da mass media e cinema, alza le sopracciglia, punta il dito, scuote ritmicamente il collo, tiene la mano sul fianco e alza sempre la voce, così a qualsiasi donna afroamericana viene impedito il dissenso perché ritenuta sfacciata, maleducata, irascibile, ostile, aggressiva, impertinente, rumorosa e prepotente fino a risultare evirante anche solo per aver rivendicato i propri diritti.
In generale, per individuare la dimensione razziale di queste udienze bisogna prima di tutto tenere presente l’immagine di Jackson pubblicata dal GOP sui social in cui si sbarrano le iniziali della Giudice (KBJ) per rimpiazzarle con l’acronimo della Critical Race Theory (CRT). Sviluppata negli anni Settanta dalla femminista afroamericana Kimberlé Crenshaw che ha coniato nel 1989 il termine
“intersezionalità” insieme ad altre giuristi e giuriste, la teoria critica della razza è un quadro analitico, inizialmente giuridico e oggi multidisciplinare, che si sofferma su fattori storici e sociali per studiare il razzismo istituzionale e sistemico da un punto di vista collettivo e individuale, tentando di spiegare i fallimenti di Civil Rights Amendment (CRA) e azione affermativa. Il Senatore repubblicano del Texas Ted Cruz si è lanciato in un’invettiva contro la teoria critica della razza che sarebbe insegnata a suo dire nella scuola privata Georgetown Day School, di cui la Giudice è membro del consiglio, con tanto di libri alla mano le cui pagine sono state ingrandite alle sue spalle. Nonostante, come in parte sottolineato dalla Giudice Jackson, lei non abbia recensito questi libri, studiato la CRT, le cui idee non emergono dal suo lavoro, né abbia alcun potere come membro del consiglio su cosa possa essere insegnato e nonostante non fosse un’udienza per la sua nomina a Preside della scuola, le è stato chiesto se pensasse che i bambini fossero razzisti e se si sentisse a proprio agio con l’insegnamento di queste idee. Sorprendentemente sembra che dopo questo episodio uno tra i libri mostrati, Antiracist Baby di Ibram X, abbia fatto un balzo nelle vendite.
Cruz, sforando il tempo a sua disposizione, prima di essere bloccato dal Senatore Democratico dell’Illinois Dick Durbin, ha insinuato anche che la Giudice Jackson sia stata indulgente nelle sue sentenze sulla pedopornografia. Quest’accusa è venuta anche da parte del Senatore repubblicano del Missouri Josh Hawley, che ha riempito tutto il suo tempo sulle domande attorno ad un singolo caso di pedopornografia, compresa quella se si fosse pentita della condanna da lui ritenuta leggera. Superando di gran lunga il tempo a disposizione perché Jackson avrebbe “fatto ostruzionismo”, anche il Senatore repubblicano della Carolina del Sud Lindsey Graham ha condannato la presunta indulgenza di Jackson nei casi di pedopornografia sino ad affermare avesse “sbagliato”, chiedendole anche la sua fede “da 1 a 10” in risposta alla stessa domanda posta alla Giudice Amy Coney Barrett per la sua nomina. Se il Senatore repubblicano della Carolina del Nord Thom Tillis ha accusato Jackson di avere troppa “empatia” per chi condanna, il Senatore repubblicano dell’Arkansas Tom Cotton l’ha accusata di essere stata “solidale” con un boss della droga, oltre a porre una lunga lista di domande retoriche, ripetendo in modo svilente “è una domanda semplice”, sulle statistiche della criminalità americana; chiedendo infine se si avesse bisogno di maggiori forze di polizia in riferimento alle posizioni di Black Lives Matter (BLM), nonostante una Giudice della Corte Suprema non possa decidere il numero delle forze di polizia.
La ciliegina sulla torta è arrivata con due domande a KBJ: quella del Senatore repubblicano della Louisiana John Kennedy che, in riferimento all’aborto, le ha chiesto quando comincia la vita e quella della Senatrice repubblicana del Tennessee Marsha Blackburn che, in riferimento al successo della nuotatrice transgender dell’Università della Pennsylvania Lia Thomas, le ha chiesto di dare una definizione della parola donna. Ad entrambe le domande Jackson ha risposto che non lo sapeva. Eppure la storia dei femminismi americani e lo stato attuale degli studi di genere dimostrano che non esista una definizione univoca dell’inizio vita (concepimento, formazione o nascita) e dell’essere donna.
La probabile conferma di Jackson, che andrà ad occupare in estate il seggio del Giudice Stephen Breyer, non avrà alcuna influenza sulla composizione ideologica della Corte Suprema, restando a maggioranza conservatrice per 6 su 3. Entro Pasqua alla Giudice Jackson basterà una maggioranza semplice del Senato per diventare la terza persona afroamericana e la prima donna afroamericana nella Corte Suprema, ossia il voto positivo alla conferma da parte di 50 Senatori e Senatrici democratici e della Vice Presidente Kamala Harris.
*Greta Mastroianni Greco, Dottoranda in Studi di Genere, Dipartimento di Scienze Politiche, Università degli Studi di Roma Tre
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