Luciano Fontana 350 min

RICORDARE

Ricordo di Ignazio Mazzoli

Luciano Fontana 350 min«Strano miscuglio è l’uomo/ di forza e tenerezza:/solo perché una donna/ dorme appoggiata a lui/ pare abbia un senso/il cammino notturno delle stelle;/egli vivrà (e morirà) convinto/d’essere stato un re/ma un filo d’erba soltanto egli è stato/mosso dal vento nel suo eterno andare. (titolo, “Un filo d’erba soltanto”)»*
L’autore di questi versi è Luciano Fontana che ci ha lasciato nelle prime ore del 21 febbraio 2022. Lucianello, Lucianino, Lucianetto, il diminutivo ognuno lo personalizzava come lo sentiva, ma indicava sempre lo stesso Luciano e tutti lo sapevano, tanto era conosciuto. Luciano invitava al diminutivo perché non era alto di statura, ma aveva un fisico da “miles” romano, robusto, forte, instancabile.

Era nato A Veroli il 14 settembre del 1948, in uno dei caratteristici vicoli della parte alta della città, quella compresa fra le chiese di S. Leucio e S.Erasmo. E, la chiesa per lui fu importante. Studiò in seminario, sempre a Veroli. Era un’opportunità per molti che non avevano mezzi per studiare, poi spesso non diventavano sacerdoti, così fu anche per Luciano, che tuttavia quell’occasione non perse, perché studiò molto seriamente. Molte sue doti lo testimoniavano, ma soprattutto la padronanza della lingua italiana nel parlare e nello scrivere. Aveva, anche, una grafia bella, regolare, leggibilissima da tutti. Parlava un italiano, con chiunque, diretto e convincente che trasmetteva immediatamente ciò che pensava e le sue convinzioni.

Le qualità di Luciano le scoprimmo nel tempo. Era più interessato a dimostrare di saper fare, più che esibire a parole le sue conoscenze.

Conobbi Luciano fra il 1972 e ’73. Giunse alla Federazione comunista di Frosinone attraverso quelle infinite conoscenze personali che i militanti e i dirigenti di allora utilizzavano con grande senso di responsabilità. Chi fece il nome di Fontana aveva certamente una gran fiducia in lui. Iniziò così il suo lungo viaggio fra i comunisti frusinati e da loro si fece apprezzare ed amare.
Chi leggendo quei versi della poesia “Un filo d’erba soltanto” avrebbe immaginato che dietro c’era il cuore, la mano di quell’indaffarato che passava da una macchina da scrivere ad un ciclostile, per stampare volantini e migliaia di lettere e lo riduceva coperto di inchiostro nero facendolo assomigliare ad un macchinista di locomotiva a vapore?

Luciano era tutte e due quelle cose e, tante altre. Raccoglieva gli sfoghi di compagne e compagni che avevano quesiti, dubbi, amarezze, risentimenti e riusciva a trovare parole giuste che costruivano un suo legame con tutti loro. E, gli consentivano anche di poter diventare, rarissimamente, un po’ burbero infastidito.

Indimenticabile Luciano Fontana: che dolore acuto mi ha provocato la tua partenza!
Quanto tempo hai passato impegnato in tante attività del Pci e nelle successive modificazioni che hanno coinvolto una parte della sinistra italiana. Oltre che con me hai vissuto le stagioni che hanno visto la direzione di Antonio Simiele, Natia Mammone, Danilo Campanari, Francesco De Angelis, Carlo Di Cosmo e Danilo Collepardi.

Una stagione, vissuta insieme a te, che conservo nella memoria con grande cura, è quella del tuo approccio a tante novità e iniziative degli anni 1974-1977. Vivemmo una grande stagione di speranze e di gratificante fatica. Furono gli anni delle grandi vittorie del Pci alle elezioni regionali ed a quelle politiche, in Ciociaria raggiungemmo il 30% dei voti. Furoni gli anni in cui si sviluppò un esteso dibattito sull’ipotesi di “compromesso storico” proposto da Enrico Berlinguer, che riteneva indispensabile un periodo di collaborazione fra le grandi culture e ispirazioni politiche cattoliche socialiste e comuniste per trovare soluzioni condivise ai mali del nostro Paese. Ipotesi che nulla aveva a che vedere con i grandi papocchi di alleanze senza identità che hanno poi mortificato le grandi conquiste dei cittadini in fatto di diritti del lavoro, di sanità e di scuola.

E’ in quel periodo che ci facesti conoscere la tua cultura e sensibilità politica. Ricordo quanti documenti hanno visto il tuo personale e convinto contributo di elaborazione. Scoprii che riuscivi a rinviare i tuoi appuntamenti personale con una telefonata e insieme si facevano le ore piccole a scrivere, limare, perfezionare. Non ti tiravi mai indietro. Grazie. Ancora Grazie.
Era un periodo di grande entusiasmo, ma non facile: sapevamo quando iniziava la giornata, ma non quando sarebbe finita. Spesso non avevamo un soldo in tasca, perché non sempre si riusciva ad esser puntuali con la riscossione dei nostri parsimoniosi compensi. Ma c’eravamo e tu c’eri sempre.
Nonostante queste difficoltà nel settembre del 1982 riuscisti a sposarti con la tua Ninetta. Avevi un gran desiderio di famiglia e l’hai soddisfatto e onorato. Sei diventato il papà di Emanuela, Alessandro e Livio. Dai tuoi racconti era chiaro che eri contento e amato.

Nel 2009 la tua vitalità, la tua energia fanno un brutto incontro che ti arresta. Una malattia rara, l’amiloidosi. Non lasci nulla d’intentato con l’aiuto di Ninetta, ti assoggetti a tutte le terapie prescritte, ma il male progredisce fino a privarti della mobilità.
Scrivi dei versi bellissimi: «Mai libere e leggere come adesso/ho avuto queste mani/che solo ieri credevo ormai morte./Mai chiari e senza nuvole come ora/sono stati i miei occhi/capaci ancora di guardare tutto./Non so se esiste l’anima:/se esiste non l’ho sentita mai/come in questo momento tra le mani./Mi basterebbe solo questa voglia/così meravigliosa/e così nuova di sentirmi vivo/per chiedere alla vita/più tempo per il sangue nelle vene,/per la luce negli occhi/e per gustare in tutta la pienezza/queste nuove misure.»*

C’è in questi versi che hai intitolato “Misure nuove” tutto il tuo coraggio, la tua voglia di vivere lottando. Non ti arrendi.
Te ne sei andato da poche ore e la tua Ninetta mi racconta di come tu la ringraziassi continuamente. Il bisogno di esprimerle la tua gratitudine è un segno rivelatore, ancora una volta, del tuo carattere forte, leale, capace di grandi sentimenti.

Tu ha scritto anche delle poesie, le hai raccolte in un libro e lo presenti precisando che, “non avrei certamente pubblicato questo libricino se non fossi stato spinto da mia figlia Emanuela. Che ringrazio”. Anche io la ringrazio e vorrei che in tanti rileggessero i tuoi versi. Bellissimi. In essi rintraccio l’epitaffio che sembrerebbe scritto per te stesso.

«Non della sconfitta il bruciore sulla pelle,/non della solitudine l’angosciosa asprezza,/non di mille certezze la caduta:/quel che non torna ai miei conti/è questo non saper partire, sempre di nuovo,/senza fare il biglietto di ritorno. (titolo, “Questo non saper partire”)»*

Ciao carissimo compagno, ciao indimenticabile amico.

*Le poesie sono tratte dalla raccolta “Il cuore Intero”, pubblicata nell’agosto del 2016

 

aggiornato il 22 feb 2022 alle ore 18,22

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