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CRONACHE&COMMENTI

Elezione al Quirinale

di Aldo Pirone
quirinaleLa pentola a pressione del circolo politico-mediatico ribolle, il fischio del vapore aumenta ogni giorno con l’avvicinarsi della data in cui inizieranno le votazioni per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Nei giornali nazionali e nei talk show televisivi impazzano i commentatori più o meno paludati e, soprattutto, i cosiddetti “retroscenisti” che, molto spesso in contraddizione tra loro, raccontano quel che si muove non sul proscenio teatrale ma dietro le quinte. Racconti molto spesso teleguidati dalle rispettive fantasie e preferenze oppure, come nel caso dei giornali e delle TV di proprietà di Berlusconi, dagli interessi dei loro padroni.

Seguire le evoluzioni e le involuzioni di questi “retroscenisti” serve solo a distogliere dai dati essenziali, più che preoccupanti, con cui la rappresentanza politica e parlamentare si accinge a scegliere il vertice della Repubblica.
La questione principale è lo sfarinamento dei partiti e dei loro gruppi parlamentari. I leader politici non controllano i parlamentari, molta parte di questi ultimi voterà non avendo l’imperativo, come dovrebbe, di scegliere una personalità degna, capace e autorevole per l’alta carica, ma con l’occhio al proseguimento della legislatura fino al D-day del 24 settembre quando maturerà il diritto alla pensione. A rendere bene il livello infimo raggiunto da certa politica italiana prevalentemente di destra ma non solo, è il fatto in sé che si discuta come ipotesi di possibile candidatura e addirittura di elezione di una persona indegna, e per questo divisiva, come Berlusconi.

Lo sappiamo, questo parlamento è il risultato di un declino politico e morale, ideale e culturale, organizzativo e sociale, dei partiti che dovrebbero essere l’architrave della democrazia progressiva immaginata dalla nostra Costituzione. A sinistra, la Seconda Repubblica, nel clima dominante della globalizzazione neoliberista di quest’ultimo quarantennio, ha desertificato quelle trincee e casematte che erano state occupate dalle masse popolari e dai lavoratori. IeriD’Alema su “il manifesto descrive bene la situazione di cui porta una notevole responsabilità. Parlando del Pd dice: “è figlio di una visione ottimistica della globalizzazione … un partito leggero che naviga sull’onda della società, aperto, non ideologico, post novecentesco … mentre noi disarmavamo, la destra guadagnava terreno con un messaggio ideologico e brutalmente novecentesco come il nazionalismo e persino l’etnocentrismo. Di fronte al bisogno di protezione noi abbiamo offerto ai cittadini la levità”. Detto ciò, poi D’Alema dovrebbe anche spiegare, volendoci rientrare in un partito così vacuo, come intende raddrizzarlo.

Quel che è rimasto a occupare il campo progressista, un tempo fortificato, oggi sempre più socialmente ristretto, non è molto: piccoli gruppi di sinistra generosi ma rinchiusi nei loro orticelli e un partito più grande, il Pd, incapace a divenire compiutamente una forza di sinistra. Cui si aggiunge, a completare il panorama, quel che resta del M5s. piuttosto incerto e confuso sia sul suo presente che sul suo futuro nonostante la guida, per altro mal sopportata dai suoi gruppi parlamentari, di Giuseppe Conte. Un Movimento oscillante fra le mattane di Grillo e l’integrazione nell’establishment di lorsignori di Di Maio.

Quando si produce un tale sconquasso è difficile, poi, arrivare tosti e preparati, come si dovrebbe, a una scadenza di cruciale importanza come l’elezione del Capo della Stato. E quindi occorre affrontare la situazione complicata e difficile con le forze in presenza sperando in un di più di sagacia politica.

L’obiettivo strategico delle forze dell’arco progressista e democratico dovrebbe essere di eleggere al Quirinale una persona degna e rispettosa della Costituzione, in grado di guidare politicamente e moralmente la Nazione, nell’ambito delle prerogative presidenziali che non sono puramente rappresentative. Il problema si complica, com’è noto, perché, nel pieno di una quarta ondata pandemica e della messa a terra del Pnrr, viene a intrecciarsi con la questione per niente secondaria del governo. Per ora la situazione si è retta, bene o male, sull’accoppiata Draghi-Mattarella. Ma il Presidente in carica non ne vuole sapere di un secondo mandato, seppure a tempo determinato. Perciò molti temono che simul stabunt simul cadent. Inoltre, i numeri e la situazione del Paese impongono ai progressisti di trovare un’intesa con almeno una parte di questo centrodestra e con le anime erranti pro domo loro del pulviscolo centrista, mentre impazza un trasformismo parlamentare cospicuo.

In questi frangenti è d’uopo ricorrere agli scongiuri e al detto popolare: che Dio ce la mandi buona.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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