Silvio Berlusconi 390 min

CRONACHE&COMMENTI

“io nun ce l’ho co’ te ma co’ chi te sta vicino e nun te butta de sotto”.

di Aldo Pirone
Silvio Berlusconi 390 min“L’État, c’est moi” pare che abbia detto Luigi XIV per significare a tutti chi era il padrone della Francia. E ieri Berlusconi, intervistato dal “Corriere della sera”, dice la stessa cosa riguardo a Forza Italia mettendo in guardia – in riga sarà da vedere – i ministri, Brunetta, Carfagna e Gelmini, malmostosi per la sua politica di entente cordiale in vista della conquista da parte del pregiudicato e corruttore cavaliere di Arcore del Quirinale.

E non ha torto. Torto, per usare un eufemismo, ce l’ha avuto quello stuolo assai numeroso di cosiddetti liberali, liberal democratici, liberal socialisti craxiani, cattolici conservatori, radicali pannelliani e chi più ne ha più ne metta, che hanno osannato, fin dall’inizio, il grande corruttore della politica italiana. Tutta quella schiera di personaggi in cerca di autore che si scandalizzavano e stracciavano le vesti per il “centralismo democratico” del Pci che proibiva le correnti organizzate e che, invece, non hanno battuto ciglio di fronte alle creature di Berlusconi, FI e Pdl, che non hanno mai fatto un Congresso – salvo uno di FI nel 1998 – essendo ambedue proprietà strettamente privata del cavaliere di Arcore.

Parlare criticamente di Berlusconi oggi è come sparare sulla croce rossa. Eppure il vecchietto sembra ancora convinto di potersi presentare come europeista, liberale, federatore del centrodestra e, soprattutto, come presentabile Presidente della Repubblica. Ma il punto non è lui che, notoriamente, ha sempre avuto le sembianze delle sue basse terga, il problema è lo stuolo di giornali, giornalisti, commentatori politici, maître à penser che alberga nei giornali di “lorsignori”, dediti a ripulirlo da ogni ignominia passata e presente ignorandone sistematicamente le gesta trentennali, per ripropinarcelo in veste di statista italiano ed europeo. Un problema che tocca e affligge anche qualche esponente del Pd non contento di aver aperto la strada nel corpo sociale ai succedanei del pregiudicato, Salvini e Meloni.

Il fatto che si discuta sulle sue possibilità di accedere al Colle ci dice come l’Itala sia ancora dentro un baratro d’immoralità politica e stenti a risalire una china che Berlusconi ha contribuito potentemente a farle discendere sul piano sociale, economico, politico e morale.

Tutti, o quasi, si lamentano, e a ragione, dei partiti, del loro funzionamento, della loro moralità. Non è qui il caso di esaminare le diversità politiche che pure esistono nei partiti attuali, ma almeno sia a sinistra sia nella destra sovranista i congressi si fanno. La Lega ne ha fatti quindici dal 1989, Fd’I dal 2014 due, il Pd dal 2008 ha fatto cinque Congressi-primarie, gruppi dirigenti per quanto malmessi esistono, conflitti interni si manifestano sebbene il più delle volte per questioni di potere e qualche volta ci sono anche correnti e aree organizzate (Pd), anche se la deriva leaderistica che si è diffusa a destra e a manca tende a oscurare tutto ciò. Le cosiddette “forze politiche” non stanno in buona salute, è evidente, altrimenti l’astensionismo elettorale non avrebbe superato il 50%. Il termine “forza” politica alla luce delle urne dimezzate appare, per molti versi, involontariamente comico, ma solo nella “liberale, cristiana, europeista” FI c’è Berlusconi che continua a fare il bello e il cattivo tempo.

E se qualcuno se ne lamenta, gli dice brutalmente: Forza Italia c’est moi. Ma, come diceva Petrolini, “io nun ce l’ho co’ te ma co’ chi te sta vicino e nun te butta de sotto”.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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