la riforma della giustizia 350 min

CRONACHE&COMMENTI

“illusoria” l’abbreviazione dei tempi dei processi della riforma Cartabia

di Aldo Pirone
la riforma della giustizia 350 minQuando si entra in un’aula di tribunale appare in grande evidenza la frase scolpita: “La giustizia è uguale per tutti”. Fu una conquista della civiltà moderna, della giustizia e dei prerequisiti della democrazia che gli uomini fossero dichiarati uguali di fronte alla legge. Tuttavia, come nel campo di tante altre cose umane, l’uguaglianza formale si ferma e a volte si sbriciola di fronte alla diseguaglianza sociale. Nel campo dei procedimenti penali o civili chi può permettersi, pagandoli profumatamente, ottimi avvocati, ha più possibilità, anche se colpevole, di ridurre i rischi di condanna o di farla franca, mentre i meno abbienti devono soggiacere, anche quando innocenti, alle ire della dea bendata. Una volta quest’andazzo, dovuto anche ad altri fattori storici, era chiamato “giustizia di classe”.

Si può dire che da allora (anni ’50) la questione della diseguaglianza sociale che non rende “uguali davanti alla legge” sia stata, non dico superata, perché la perfezione non è di questo mondo, ma almeno sensibilmente ridotta in questi ultimi decenni? L’andamento è stato altalenante, ma siamo molto lontani dall’obiettivo costituzionale. Il mutamento nei rapporti di forza sociali, politici e culturali a favore di lorsignori si è fatto sentire, e come!, anche nel campo della “giustizia ingiusta”.

E’ con il metro della giustizia effettiva e reale superatrice delle diseguaglianze sociali che la cosiddetta “sinistra” dovrebbe giudicare la riforma Cartabia. Un metro che non è per nulla slegato a quello che ci ha chiesto l’Europa: ridurre i tempi dei processi penali e civili nell’ambito di una più ampia riforma della giustizia per avere i soldi del Recovery fund. Di quelli civili, particolarmente urgenti per l’economia, nessuno se ne interessa granché.

D’altro canto, per ovvie ragioni legate alle miserie della politica politicante che non è qui il caso di esaminare, tutti si sono concentrati sui provvedimenti della Cartabia sul processo penale dando luogo al trionfo del “partito preso”, del gossip politico, del chi ci guadagna e chi ci perde in termini di potere al cospetto di Draghi, obliterando completamente il contenuto dei provvedimenti. Mentre l’interrogativo cui rispondere è semplice: sono essi in grado di ridurre i tempi del processo per evitare l’ “improcedibilità” (due anni per l’appello, uno per la Cassazione salvo le eccezioni)? Perché, se così non fosse, la cosiddetta “improcedibilità” non sarebbe altro che il surrogato della “prescrizione” con grave danno sia per gli imputati innocenti sia per le vittime di quelli colpevoli di cui i cosiddetti “garantisti” a senso unico si dimenticano sempre.

I provvedimenti ritenuti sufficienti dalla Guardasigilli e da Draghi sono: digitalizzazione e processo penale telematico, deposito atti e notifiche, indagini preliminari, criteri di priorità, udienza preliminare, procedimenti speciali, querela, pena pecuniaria, pene sostitutive delle pene detentive brevi, particolare tenuità del fatto, sospensione procedimento con messa alla prova, giustizia riparativa. Oltre alla promessa di nuove assunzioni di cancellieri (2700) e nuove figure (16.500) addette all’ufficio del processo per far marciare più celermente i procedimenti. Ne ho citato solo i titoli per brevità, ma ognuno potrà, approfondendone il contenuto specifico, farsene un’opinione più esatta.

In altre parole, e per tornare all’incipit sulla “giustizia di classe”, i provvedimenti della riforma Cartabia sono in grado di annullare del tutto quella capacità professionale, ma diabolica, degli avvocati di lorsignori di usare, novelli azzeccagarbugli, ogni cavillo per arrivare all’improcedibilità?

A Leu (Art. 1 – Mdp) e Pd, visto il tripudio di Letta, sembrerebbe di sì. Mentre il silenzio assordante di Sinistra italiana in merito è significativo oppure imbarazzante. Nel M5S, invece, c’è stata una vera e propria rivolta.

Molti addetti ai lavori, soprattutto magistrati, hanno risposto negativamente all’interrogativo suddetto. Ma, si dice, sono di parte e “giustizialisti”. Non è di parte “giustizialista”, però, l’avvocato cassazionista – non un magistrato dunque – di molti lorsignori (Andreotti, Berlusconi, Antonio Fazio, Gianni De Gennaro, la Thyssen Group) il quale, intervistato dal “Giornale” house organ del Cavaliere, sorprendentemente ha definito “illusoria” l’abbreviazione dei tempi dei processi della riforma Cartabia e che “A questo punto era meglio tenersi la riforma Bonafede”.

Non mi pare che abbia torto.

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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