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CRONACHE&COMMENTI

“firmo i referendum dei Radicali e della Lega, del loro contenuto nulla m’importa”

di Aldo Pirone
paolomieli 390 minLunedì scorso lunga intervista di Paolo Mieli a “Libero” a cura di Pietro Senaldi. Nell’incipit c’era già tutto il senso di ciò che seguiva e che era mediamente vergognoso. “Ma certo che firmo i referendum sulla magistratura proposti dai Radicali e dalla Lega. – dice il nostro – E ti dico di più, del loro contenuto non mi importa nulla; anzi, arrivo a dire che non mi convince del tutto”.

I referendum, appoggiati da Berlusconi e (4 su sei) da Meloni, appaiono per quello che sono: l’adunanza di tutti quelli che ce l’hanno non con il sistema Palamara ma con i giudici che in tutti questi anni hanno cercato, non riuscendoci sempre, di far prevalere la legge là dove malversatori e delinquenti nei piani alti del potere politico pretendevano di fare i loro comodi. Il merito dei quesiti, infatti, dice Mieli, non conta. Che la contaminazione fra Magistratura e potere politico vada recisa ed eliminato il degrado dovuto a una gestione correntizia dell’Associazione nazionale dei magistrati (ANM), è più che sacrosanto. Ma non è questo l’obiettivo di Salvini e associati, e neanche di Mieli. Infatti, sulla scia del suo intervistatore parla di “giudici” e di “magistratura” in generale senza distinzione alcuna. A parte zimbellare Davigo “che confida segreti nella tromba delle scale alla Commissione Antimafia”.

L’intervista è interessante perché il columnist del “Corrierone” rappresenta un po’ il portavoce principale di lorsignori. Il fatto che ecciti su “Libero” l’elettorato di destra, come se ce ne fosse bisogno, contro la magistratura, tutta la magistratura, e che suggerisca al centrodestra di darsi un leader decente – tipo Ciampi e Prodi, dice – perché “gli manca una classe dirigente adeguata”, è rivelatore di ciò che vogliono i “moderati” europeisti di casa nostra. Ma Mieli fa di più, dà consigli anche su come e quando farlo. L’occasione buona – suggerisce – per l’individuazione di tale personalità potrebbe essere proprio l’elezione di Draghi al Quirinale. “A quel punto, qualcuno lo sostituirà a Palazzo Chigi, e quello potrebbe essere il candidato del futuro centrodestra”. Cioè, ipotizza implicitamente che nell’attuale parlamento ci sia in potenza uno schieramento che, senza passare per nuove elezioni, dia tutto il potere di governo al trio Salvini, Berlusconi, Meloni, più, si suppone, il vasto mondo degli altri moderati, centristi, trasformisti di varia gradazione e natura (Renzi, Casini, ex grillini ecc.) tutti eletti nel Pd e nel M5s. In fondo che cosa manca ai nazionalisti, sovranisti, xenofobi vari, nostalgici del “duce che fece anche cose buone” e soci di Orbàn, se non un garante che li renda potabili in giro per l’Europa? Oltre, ovviamente, a Draghi al Quirinale come già ipotizzato da Salvini.

Insomma, il trionfo finale della pura indecenza politica.
Le posizioni di Mieli in questo momento sono un altro segno che rende evidente il processo in corso di spostamento a destra dell’asse politico e di governo con l’aiuto indefesso di Renzi.

Molto di questo spostamento è favorito dalla crisi in corso nel M5s a causa delle mattane di Grillo. Essa, da una parte, mette in difficoltà Letta e la linea di una parte del Pd dell’alleanza progressista con il M5s a leadership Conte, emargina Leu e ridà fiato ai cosiddetti liberal democratici, centristi, renziani o ex renziani presenti in forze nei dem, dall’altra, inturgidisce la destra tutta, sia nel governo (Salvini e Berlusconi) sia all’opposizione (Meloni). In fondo la destra e i “moderati” alla Mieli colgono l’occasione per tentare di riempire a modo loro il vuoto lasciato dai progressisti, perché, com’è noto, in politica come nella fisica i vuoti non esistono.

Nel campo di Agramante progressista sarebbe salutare che almeno studiassero la fisica se non riescono con la politica.

Grillo soprattutto.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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