
CRONACHE&COMMENTI
Sono endemici lo scontro interno ai dem e lo stato correntizio
di Aldo Pirone
Le primarie del centrosinistra a dominanza Pd in alcune grandi città, come Torino e Bologna, stanno riportando allo scoperto lo scontro interno ai dem e lo stato correntizio endemico del partito. I vedovi di Renzi e di una schietta, senza infingimenti, collocazione centrista del partito aborriscono ogni alleanza con il M5s, anche là dove è possibile. Sperano che la tornata amministrativa di settembre indebolisca il segretario per continuare a fare il bello e il cattivo tempo nelle file dei parlamentari dem soprattutto in vista dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica a febbraio e nel pieno del precedente semestre bianco. Dicono di volere un centrosinistra da Calenda a Speranza-Bersani passando per la Bonino, ma sono il primo e la seconda ad essere veramente desiderati. Così come Renzi rimane nei loro sogni inconfessati e inconfessabili, viste le ultime performances del “Bomba” di Rignano.
Molti avevano sperato che con l’arrivo di Enrico Letta le correnti del Pd si dessero una calmata. Zingaretti si era dimesso da segretario dicendo cose di fuoco – “mi vergogno del mio Partito” – contro la slealtà di alcune di esse facenti riferimento a lasciti renziani ed ex renziani. Manco per inteso. Invece di diminuire in tre mesi sono aumentate. Erano otto e oggi son diventate undici, tanto per dare un segno di aver inteso la lezione del passato. Parliamo di correnti, ma, al confronto di quelle dei partiti fondatori della cosiddetta Prima Repubblica, hanno poco o nulla a che fare. Sarebbe meglio parlare di cordate. Quando poi si scende per li rami e si va nelle Regioni e nei comuni ci si addentra in un ginepraio di sotto cordate, di cacicchi locali e grumi di potere che al nord come al sud, in particolare in alcune realtà meridionali, non hanno niente da invidiare alle cosche e ai clan parentali. Se non per la mancanza della lupara. Non per niente quando il Pd, insieme con altri, indice le primarie per scegliere candidati sindaci ne esprime quasi sempre più di uno, in corrispondenza delle varie anime che, nonostante la parola, non lo animano ma l’ammorbano. E’ un dato strutturale. Quando il Pd venne al mondo, fu fondato dalle correnti dei due partiti più grandi: Ds e Margherita. Al momento tutto fu coperto da una spessa coltre di retorica veltroniana, ma alla lunga la nebbia si dissolse e si vide il re nudo incistato da una confederazione di correnti. Nel seno del Pd anche chi proviene dal lontano Pci, si fa la sua corrente di sinistra. Le ultime nate sono di Bettini e Oddati accanto a quelle già esistenti di Cuperlo e Orlando. Ovviamente tutti i leader, chi più chi meno, le demonizzano ufficialmente, soprattutto se sono quelle degli altri.
Se poi si va nella zona a sinistra del Pd, lo sconforto per la frammentazione non diminuisce. Qui c’è il vecchio nucleo di Rifondazione comunista ridotto al lumicino, poi il Pap (Potere al popolo) d’insediamento prevalentemente napoletano e “Possibile” di Pippo Civati, quindi sigle con la “c” di comunismo Pci, Pcl, Pc, seguite dal Pmli (Partito marxista-leninista italiano.). Sempre che non ci siamo persi qualcosa. Poi vengono le formazioni rilevate dai sondaggi sempre attorno al 2%: SI e Mdp-art.1 una volta unite in Leu ma oggi divise dal giudizio sul governo Draghi.
Ecco, questo è il panorama politico e partitico della sinistra italiana oggi.
Nella Prima Repubblica nell’area della sinistra di solito i partiti socialisti ivi collocati – a un certo punto furono ben tre: Psi, Psiup e Psdi – quando perdevano voti a raccoglierli era il Pci. Almeno così andò in tutto il primo trentennio di vita repubblicana. Segno di un radicamento popolare di questi partiti non indifferente. Il successivo e indiscutibile declino moderato e subalterno della parte maggioritaria e post comunista della sinistra, poi confluita nel Pd, unita alla sparizione dell’area socialista, non ha dato luogo a un irrobustimento dell’altra sinistra, quella antagonista, anzi.
Perché?
Forse gli esponenti di quest’area così frammentata dovrebbero se non rispondere compiutamente, almeno porsi l’interrogativo.

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it
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