CRONACHE&COMMENTI

 Un furbacchione e la commissione d’inchiesta parlamentare sul comportamento del governo

di Aldo Pirone
renzi salvini 390 FanpageMatteo Renzi è un furbacchione, o almeno crede di esserlo. Siccome per ora non può attaccare frontalmente il ministro della salute Roberto Speranza, soprattutto dopo la blindatura che ne ha fatto Draghi, cerca di aggirare l’ostacolo ritirando fuori una sua vecchia idea: la commissione d’inchiesta parlamentare sul comportamento del governo durante la pandemia. Naturalmente ottiene subito l’entusiastico placet di Salvini.

Tuttavia, l’idea non è sbagliata in sé. A patto di rendere oggetto dell’inchiesta non solo il governo Conte2 ma anche quelli precedenti responsabili dei 37 miliardi di tagli alla sanità negli ultimi dieci anni (70.000 posti letto persi e 359 reparti ospedalieri chiusi). Di tutto ciò il governo triennale di Renzi (2014-2016) fece la parte del leone. Poi andrebbe fatto oggetto della commissione il complesso della classe cosiddetta dirigente: Renzi stesso seguito da Salvini, Berlusconi, Meloni e i loro sodali e sottopanza parlamentari, maschi e femmine. Occorrerebbe vedere, infatti, i loro comportamenti durante la pandemia – alcuni decisamente scomposti come quelli del “bauscia” -, le loro proposte, i loro suggerimenti e incitamenti ad allentare la guardia nei confronti del Covid 19. Poi dovrebbero entrare nell’inchiesta i “governatori” delle Regioni, i loro assessori alla sanità e l’insieme della classe politica e amministrativa regionale che ha dato una così stupenda prova di sé durante la pandemia (vedi Lombardia, Sicilia, Calabria e Sardegna per esempio). A seguire un faro andrebbe acceso sull’informazione mass mediale che più che informare ha faziosamente disinformato e berciato dando voce a tanti scimuniti. Inoltre, andrebbe indagata anche la classe imprenditoriale, Bonomi e Confindustria in testa, non per le astiose critiche al governo Conte2, legittime per carità, ma per le pressioni fatte contro l’istituzione delle “zone rosse” all’inizio della pandemia (e anche durante) come ad Alzano e Nembro e nella val Seriana, avendo in testa che l’attività economica veniva prima di tutto e di tutti.

Se la commissione d’inchiesta fosse ad ampio spettro, ne verrebbero fuori due Italie, quelle solite. Da una parte l’Italia dei disciplinati, del personale sanitario, delle forze dell’ordine, delle associazioni del volontariato, della scuola e dei servizi pubblici, dei lavoratori delle aziende private, dei supermercati, delle consegne a domicilio, degli imprenditori che si dannano l’anima per restare a galla, l’Italia che osserva le regole, indossa la mascherina correttamente, chiede prudenza e rigore, animata da uno sforzo collettivo e solidale. Dall’altra l’Italia dell’egoismo becero e del menefreghismo, che se può si assembra volentieri a pranzo e a cena, che vede la mascherina come una limitazione insopportabile alla propria libertà fregandosene della salute altrui, concentrata sul proprio interesse “particulare”, piagnona e isterica, che reclama a voce alta lo Stato protettore ma non quello che detta le regole per la protezione, anzi contro quest’ultimo inveisce e mormora sottotraccia. Insomma l’Italia dei furbi che vuole i servizi pubblici efficienti, soprattutto la sanità, ma non vuole pagarli con le tasse che ha evaso e intende continuare a evadere copiosamente.

A questa Italia la commissione di Renzi va più che bene soprattutto perché non mira alla verità, ma ai “rossi”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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