NEXT GENERATION ITALY
Adeguare il “PNRR” per non perdere posti di lavoro
di Donato Galeone
Con l’incontro di Governo è prevedibile la condivisione anche del Sindacato dei lavoratori italiani – maggiormente rappresentativo dalla CGIL, CISL e UIL – sul “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” – Next Generation Italia attuativo del Recovery Plan – che, più volte confermata, potrà e può avviare il rilancio economico-sociale futuro, con al centro il lavoro, del nostro Paese.
Da rilevare che l’intesa già sottoscritta tra Governo e parti sociali sia con il “Protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” e sia con il “Patto per la innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” hanno riavviato una metodologia di condivisione che significa confronto nei contenuti programmatici e negli obiettivi, gradualmente e puntualmente da raggiungere, con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027” che sarà inviato a Bruxelles entro fine aprile prossimo.
Sono confronti avviati e ormai prossimi alla conclusione tanto nelle sedi parlamentari nazionali quanto regionali – ultima Conferenza Unificata delle Regioni del 14 aprile 2021 – su “considerazioni PNRR e transizione digitale” che meritano approfondimenti e tempi operativi certi come già formalmente rilevato, con proposte al Governo, sulla definizione delle “rispettive disponibilità e capacità regionali” di intervento condiviso e diretto sui seguenti ambiti relativi: alla digitalizzazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione; nelle competenze digitali di cittadini e imprese; alla digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; nei servizi digitali nei vari settori di competenza ( sanità, trasporti, turismo, cultura ed altro territoriale).
Ed è proprio dalla partecipazione tra istituzioni e parti sociali con il condiviso decentramento dell’impianto centralizzato del PNRR e con intese in ambito di Conferenza Stato-Regioni le “disponibilità e capacità regionali” – partendo dalla transizione digitale – sono da favorire sia per tempistica esecutiva che funzionale nei territori provinciali, tanto negli assetti specifici presenti localmente da rilanciare quanto nella programmazione regionale degli investimenti privati da incentivare e quelli pubblici con risorse europee da utilizzare.
Tutto ciò per creare una sostenibile crescita economica, con il lavoro necessario – centrale e richiesto – dal cambiamento secolare della “quarta rivoluzione industriale” con la nascita dell’informatica degli anni’70 dalla quale è scaturita l’era digitale destinata a incrementare i livelli di automazione ma anche con gli effetti sul “lavoro che cambia” e la domanda di nuove professionalità che saranno sempre più necessarie mentre le tradizionali potrebbero scomparire.
Gli esperti statistici prevedono che ancora di più, nei prossimi anni, sia le innovazioni tecnologiche e informatiche digitali che il fattore demografico (nascite ed età oltre i 50 anni) influenzeranno profondamente l’evoluzione del mercato del lavoro e il nostro Paese ne potrebbe uscire in pareggio (con duecentomila posti creati e altrettanti persi) – meglio di Francia e Germania – mentre nella dimensione europea si prevede la creazione di due milioni di nuovi posti di lavoro, contemporaneamente, ne spariranno sette milioni, con un saldo negativo prevedibile di oltre cinque milioni di posti di lavoro.
Viene osservato al Politecnico di Milano che “nel breve termine si possono prevedere saldi occupazionali negativi ma nel medio e lungo termine non è assolutamente certa una contrazione degli occupati in numero assoluto, considerato anche l’impatto dell’indotto, in particolare, nel settore terziario avanzato” mentre si constata, non da oggi, che il lavoro nell’impresa – pur continuando ad essere centrale – tende a perdere la mansione di pura manualità ed acquista “una caratteristica nuova di lavoro umano” che ai residui interventi manuali sono richiesti forti capacità conoscitive di analisi e diagnosi nei processi produttivi tecnologici ed informatici complesse.
Si tratta dell’applicazione di nuove tecnologie alle tecniche produttive di “industria 4.0 nata in Germania nel 2011” o di “modello di impresa 4.0 a crescente tecnologie digitali” che pur inserita nella quarta rivoluzione industriale appare destinata – non solo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR 2021-2027) – a coinvolgere rapidamente anche comparti non industriali, cambiando quasi radicalmente sia la concezione del modo di produrre beni e servizi e sia l’organizzazione in ogni luogo di lavoro.
E per “IL LAVORO” nella visione di insieme del proposto PNRR il Governo richiama e mette in campo “l’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali” congiunte alle notevoli perdite di occupazione tra lavoratori a contratto a tempo determinato (specie giovani) e lavoratori autonomi.
Anche il Governo prevede, come in tanti prevediamo, che “alcuni posti di lavoro potrebbero essere definitivamente perduti – anche con il progredire delle nuove tecnologie digitali – e sarà necessario affrontare un PROCESSO DI RICOLLOCAZIONE tra settori e territori”. Appare evidente, non da oggi, che un Sindacato di Lavoratori in dialogo sul PNRR e suoi contenuti con il Governo, quale parte sociale, e nelle relazioni con il mondo delle imprese pubbliche e private mediante “concertazione sociale e contrattazione delle condizioni di lavoro” – che è anche partecipazione nel processo di produzione di beni ed erogazione di servizi pubblici e privati – deve porre particolare attenzione alle istanze provenienti dai settori produttivi, imprenditori e lavoratori , in un quadro capace di sostenere un sistema economico e sociale da “riprendere e trasformare” elevando e includendo, socialmente al centro, la persona che lavora. Occorre, quindi, adeguare il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” alle mutate condizioni del nuovo modo di sviluppo programmato nelle dimensioni territoriali regionali da Nord a Sud del Paese – in un quadro unitario innovativo e di transizione ecologica e digitale – verso il futuro lavoro italiano che cambia nella dimensione sociale europea e guardando alla formazione universale di genere continua, professionalizzante, sia di giovani che meno giovani.
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