MarioDraghi 350 min

Cronache&Commenti

Riflessioni a voce alta sul senso acritico di media e non solo

di Nadeia De Gasperis
MarioDraghi 350 minQuando il Presidente Mattarella ha convocato Draghi per affidargli la formazione della nuova compagine di governo, ha invocato un governo “di alto profilo politico”, e qui abbiamo registrato il primo elemento distintivo della contraddizione che stiamo vivendo; la politica non dovrebbe essere sempre “di alto profilo” per sua definizione!?

Poi nel giro di poche ore, travolti da un insolito destino, che il suo artefice ha definito “capolavoro politico” e di cui si attribuisce ogni merito, lungi da noi, pensare altrimenti, è iniziata la pantomima del “one man show”, una corsa perdifiato all’endorsement più convinto dell’uomo solo al comando, “il professore”.

Il mondo della finanza, quasi tutto il mondo politico, i media, in maniera spudorata hanno assunto tutti lo stesso atteggiamento, che ricorda molto quello che i sostenitori del NO del referendum costituzionale hanno subìto da parte dei sostenitori del SI. Chi non sta dalla nostra parte è un irresponsabile, uno stupido o non ha a cuore il bene del Paese. Pensiamo a Salvini, per il minimo necessario, che ora richiama all’impegno di occuparsi di disabilità, lui che qualche anno fa definiva i disabili nelle scuole “un peso insostenibile che ritardava lo svolgimento dei programmi scolastici”, lui che ora è pronto ad abbracciare qualsiasi modello di gestione della migrazione purchè europeo, da quello spagnolo, a quello francese o ungherese, come se i cani e i manganelli di Orban contro esseri umani fossero un modo come un altro di gestire i flussi migratori.

Ecco dunque che giornalisti del calibro di Severgnini ci ricordano che in fondo dovremmo guardare benevolmente alla Lega perché tra i suoi elettori ci sono i virtuosi imprenditori del nord che sembra abbiano prerogative sulla “voglia di lavorare” che un po’ manca ai lavoratori del sud.

Il No di Leu, poi, all’ingresso in parlamento con la Lega non riesce ad essere interpretato come una scelta politica ma come un veto. Perché pretendere delle tasse progressive, delle politiche attive sul lavoro che non occhieggino solo alle imprese, chiedere una benedetta patrimoniale sono pretese pretestuose e irresponsabili in tempo di crisi. Perché in tempo di crisi non si può pensare ad altro che alla crisi. Ma la maggior parte dei media fa riferimento quasi solo all’opposizione di Fratelli di Italia, neppure menziona gli altri, tanto che l’appoggio di LEU precluda il ministero di Speranza è cosa di poco conto. Eppure in tempo di emergenza sanitaria, non era la sanità la cosa più importante?

Intanto in questi giorni, i nomi dei papabili di Draghi, che andando a vedere sono adornati da acronimi come BCE, BEI, CDP Venture Capital, Bankitalia, Comunione e Liberazione, sono un po’ ottenebrati da un altro nome, quello del fantomatico ministero alla “transizione ecologica” di cui il M5S, sebbene preso dalla diatriba interna, si affibbia il successo di conquista.

In realtà, il recovery plan pone come condizione sine qua non quella della Transizione ecologica che è un concetto ben lontano dalle politiche che il nostro Paese ha promosso finora in termini di ambiente e infrastrutture. In Francia, Svizzera, Costa Rica, Germania, il ministero esiste già ed è in tutti i casi citati affidato a una donna. Ma l’accorpamento in un unico ministero, laddove è motivo di sinergia tra le politiche sulla mobilità, sulle infrastrutture e sull’ambiente, in Italia, a mio avviso, sarebbe una semplificazione pericolosissima. Nonostante i bonus monopattino e bonus di riconversione energetica degli edifici, noi rimaniamo il Paese delle grandi inaugurazioni, dello sblocca Italia, della corsa alle grandi opere, della riperimetrazione in negativo delle riserve naturali, del dissesto idrogeologico legato alla selvaggia urbanizzazione, dello sfruttamento delle risorse sostenibili finalizzato solo al rilancio delle imprese.

Guardiamo al nostro territorio, alla bonifica della Valle del Sacco che avrebbe potuto essere motivo di rilancio economico e lavorativo con politiche attive destinate ai disoccupati ancora in attesa di numerose risposte nonché di denaro.
La emergenza sanitaria è stata un motivo come un altro, solo con un carattere in più di urgenza, per differire, prorogare.
La transizione ecologica, per sua definizione prevede la costruzione di una società di beni comuni in cui il credito sia considerato mezzo e non fine per realizzare riforme a vantaggio di tutti e benefiche per l’ambiente. Un concetto che sfugge al nostro Paese, qualsiasi sia stata la classe politica a governarlo; prevede inoltre che chi inquina paghi e non che rimanga impunito o addirittura premiato come é prassi nel nostro Paese.

Aspettiamo le prossime ore per sapere di che morte moriremo o di che vita vivremo, chi si salverà vedrà.

 

 

 

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Di Nadeia De Gasperis

Nadeia De Gasperis, nata a Sora (Fr) il 10 agosto del 1977. Dopo aver frequentato il liceo scientifico Leonardo Da Vinci di Sora, nel 1996, si iscrive alla facoltà di Scienze Ambientali presso l'Università degli studi dell'Aquila, dove lavora come borsista, presso la biblioteca della Facoltà di Scienze. Dopo gli studi, collabora come docente nel campo della formazione destinata ai professionisti. Dal 2009 inizia la collaborazione con la rivista di fotografia documentaristica Rearviewmirror, un magazine di reportage documentaristico edito da Postcart, dove collabora alla cura dei testi e dell'archivio. Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE Rearviewmirror

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