Storie del Frusinate. Rubrica
Accadde nel “Biennio Rosso”, il periodo che va dal 1919 al 1920 e gli eventi della storia operaia e contadina
di Romeo Fraioli
Il periodo che va dal 1919 al 1920, per gli eventi che si sono succeduti nella storia operaia e contadina, viene definito politicamente come il “Biennio Rosso”. La crescita del Partito Socialista, legata alle lotte proletarie di allora, preoccupava non poco la classe padronale che scatenò, attraverso l’uso delle prime squadre d’azione, una forte repressione. Allo stesso tempo si era acutizzato, in seno allo stesso partito Socialista, lo scontro ideologico tra le sue diverse componenti. Già da qualche anno l’influenza di Amadeo Bordiga, poi tra i massimi fondatori del P.C.d’I., era abbastanza forte nel Circondario di Sora, grazie anche all’opera dell’avv. Bernardo Nardone di Arce e del giornale “Il Soviet”. Le sezioni socialiste di Arce e Pontecorvo, dove era più forte l’influenza del Nardone, furono le prime ad appoggiare la corrente Bordighiana, subito seguite da quelle di Sora, Isola, Cassino, Roccasecca ed Aquino.
Il movimento socialista in Terra di Lavoro all’indomani delle elezioni amministrative, e la tendenza da sostenere al congresso di Firenze dai rappresentanti socialisti di Terra di Lavoro, furono le tesi principali di un Congresso provinciale del Partito Socialista organizzato a Roccasecca il 7 e 8 novembre 1920.
La cronaca di queste giornate sono oggetto di documenti custoditi presso l’Archivio Centrale dello Stato nel fondo “Movimento sovversivo in provincia di Caserta”, da me consultato nel corso del mio studio su Bernardo Nardone. Lo stesso Bernardo Nardone, nei suoi diari, annotava in merito testualmente:
“7 novembre 1920. Sono a Napoli per la lotta. Noto molta disorganizzazione. Voto ed alle 14 parto con Bordiga pel Congresso di Roccasecca. Apprendiamo che a Roccasecca i camorristi hanno fatto delle bravure; ed il delegato vorrebbe che tornassimo”.
“8 novembre 1920. Con 400 contadini andiamo a Roccasecca: mitragliatrici, appostamenti; all’entrata cordoni e per non sacrificare inutilmente degli innocenti protestiamo e ce ne andiamo da Mattia”.
Con telegramma-espresso di stato del 9 novembre 1920 del Prefetto di Caserta al Ministero dell’Interno si informa che: “Non oltre 400 contadini delle leghe di Aquino e Roccasecca, con bastoni e bandiera rossa, tentarono di entrare nel Comune di Roccasecca, ove sventola tuttora al palazzo Municipale il tricolore nazionale. Per evitare un conflitto con circa 200 ex combattenti riuniti in quella piazza, la forza pubblica impedì l’entrata nel paese ai leghisti che si allontanarono. Il congresso socialista continuò in un albergo presso quello scalo ferroviario. Due contadini sono stati arrestati per porto di coltello vietato. L’ordine pubblico è permanentemente assicurato”.
Con altro telegramma-espresso del 15 novembre 1920, il Prefetto di Caserta informa ancora il Ministero dell’Interno che: “La sala del convegno, per il primo giorno, fu l’aula consiliare di quel Municipio; successivamente, però, essendosi verificati gli incidenti già riferiti in precedenza, per avere quei congressisti esposta la bandiera rossa al balcone Municipale, il convegno venne tenuto in un locale dell’albergo di Pasquale Mattia, presso lo scalo ferroviario. I congressisti furono 52, e tra di essi vennero notati: Indaco, Naglieri e Lenci di S.Maria C.V., Amadeo Bordiga di Napoli, Giuseppe Berti della Direzione del Partito, Del Masco e Baldissera di Elena, Addessi di Fondi, Pentinaca di Capriati al Volturno, Nardone di Arce, Valente, Barbati, Francati e Venditti di Isola Liri, La Posta di Sora, Antonini ed Evangelista di Arpino, Fraioli e Testa di Roccasecca, Cangiano, Di Mambro, Pascarella, Selmi e De Luca di Cassino, Conte e Pagliuca di Aquino, Mastroianni di Arpino, residente a Roma, Assante di S.Apollinare, la Lombardi di Sessa Aurunca ed infine rappresentanti delle sezioni di Caserta, Capua, Fontana Liri, Sparanise e Mignano. Presiedeva il Congresso la signorina Maria Lombardi di Sessa Aurunca”.
Con ulteriore telegramma-espresso del 17 novembre 1920 il Prefetto di Caserta, in seguito alla interrogazione dell’on. Lollini, riferisce che: “Il giorno 7 corrente, preceduto da pubblico comizio socialista con intenzione rivoluzionaria, fu iniziato nel Municipio di Roccasecca il congresso socialista. Per l’occasione fu esposta nella Casa Comunale la bandiera rossa. L’elemento locale antisocialista, a grandissima maggioranza, chiese ed ottenne dal Sindaco il ritiro della bandiera rossa e l’esposizione di quella nazionale. Avvennero frattanto in piazza colluttazioni fra parti avverse, durante le quali restò ferito al capo, in modo non grave, da colpo di scure, il contadino Forte Costanzo, ad opera di sconosciuto. Si trovava a Roccasecca un funzionario di P.S. ed un rinforzo di carabinieri e si deve al tatto ed alla energia della forza pubblica se non fu invaso il Municipio dalla folla tumultuante e non fu recata offesa ai congressisti, i quali, durante la giornata stessa, si allontanarono dal centro di Roccasecca senza inconvenienti, concentrandosi in un albergo della stazione ferroviaria, per il proseguimento dei lavori del Congresso.
Durante la notte del 7 ed 8 corrente, l’Autorità informata che i cittadini di Roccasecca si preparavano ad opporsi, anche con violenza, in caso di ritorno dei congressisti nel centro dell’abitato e che i socialisti facenti parte del congresso, a loro volta, modificando la precedente decisione, avevano invitato i componenti della lega socialista dei contadini del comune di Aquino a spalleggiarli nel loro ingresso a Roccasecca, provvide a far trovare colà altro funzionario di P.S., il Capitano Comandante Carabinieri di Sora, nonché altro rinforzo allo scopo di evitare l’urto fra le parti in contesa, conoscendosi anche per antiche rivalità campanilistiche che i Roccaseccani non avrebbero, senza distinzione di partito, tollerata la presenza dei naturali di Aquino.
Ad insistenza dell’ing. Bordiga, uno dei componenti il congresso, e nonostante l’avviso contrario di tutti gli altri, fu organizzato un corteo al quale presero parte i congressisti e 300 contadini di Aquino, armati di bastoni. Il corteo stesso si diresse verso Roccasecca allo scopo di insediarsi con la forza nella sede Comunale, ma all’entrata del paese funzionari di P.S. ed Ufficiali della Arma fecero rilevare ai congressisti l’imprudenza dei loro propositi ed i congressisti stessi, ritenendo giusto quanto venne loro prospettato, si allontanarono senz’altro e, riunitisi in detto albergo presso la stazione ferroviaria, chiusero il congresso senza ulteriori inconvenienti.
Il Prefetto di Caserta assicura che i funzionari e forza pubblica, alla quale resero omaggio gli stessi congressisti, furono imparziali ed aggiunge che i componenti l’Amministrazione Comunale socialista di Roccasecca furono eletti con i voti della locale lega dei contadini che non ha carattere rivoluzionario, ma svolge unicamente un’azione di classe e che la massima parte dei leghisti non sono socialisti, per cui l’atteggiamento e indirizzo sull’attuale Amministrazione sono solamente tollerati dagli stessi che hanno contribuito a nominarla”.
Per la cronaca di quel congresso riportiamo che: “L’onorevole Lollini, che doveva parteciparvi, fece pervenire il giorno 6 stesso un espresso con cui scusò l’assenza, per improrogabili ragioni professionali. Dopo ampia, ed anche abbastanza movimentata discussione, furono votati tre ordini del giorno. Il primo, proposto dal Naglieri di S.Maria C.V., favorevole alla tendenza moderata di Turati, ebbe pochi voti; il secondo del Selmi di Cassino, che in sostanza compendia il discorso di Bordiga, circa l’applicazione integrale dei 21 punti di Mosca per la tendenza comunista antiunitaria (tendenza di Bombacci), risultò in minoranza; infine l’ordine del giorno del Mastroianni, anche esso comunista, escludente la scissione del partito (tendenza Serrati), fu, con una grande maggioranza, approvato.
Nella votazione degli ordini del giorno il socialista Nardone di Arce si distaccò dai compagni della Camera del Lavoro di Isola del Liri, votando favorevolmente alla tesi sostenuta dal Bordiga. E siccome il Bordiga è per convinzione anche astensionista, il Nardone si mise in contraddizione con se stesso che, recentemente, si è portato candidato a Napoli, ad Arce ed a Sora, riuscendo anche consigliere provinciale.
Alla fine del congresso avvenne un grave dibattito tra detto Nardone ed il Naglieri, che apostrofò il primo con le parole: “arrivista, farabutto”. Per poco non si trascese a vie di fatto. Alle ore 19 del giorno 8 il congresso ebbe termine senza ulteriori incidenti. Esso ha però lasciato grave scissione tra i socialisti del Circondario di Sora in prevalenza mostratisi sfavorevoli al recente atteggiamento del loro compagno consigliere provinciale Nardone Bernardo”.
Ancora dai diari di Bernardo Nardone:.
“8 novembre 1920. La sera vado ad Arce perchè mi si avverte che mamma è ammalata, la trovo grave! Alle 2 e 15 si mette in agonia, alle 5 e 30 povera mamma mi spira e mi lascia. Ed eccomi solo in mezzo allo strazio più indicibile”