Rosy Bindi“Il governo serve se fa bene al Paese non è nato per assolvere il Cavaliere”. E la Bindi avverte: la giustizia non è nel programma. «Questo governo non è nato per la pacificazione. Chi pensa che le larghe intese servano per assolvere Berlusconi e garantirgli un salvacondotto politico non è un nostro interlocutore. Questo governo serve se fa le cose che servono agli italiani, se fa bene al Paese. Non bisogna dare una mano a Berlusconi né sospendendo la legge né interrompendo il percorso dell’esecutivo».
Rosy Bindi, mai stata fra gli sponsor del governo Letta, si riconosce nelle posizioni del segretario: «Il Pd non cederà mai ai ricatti».
I democratici dicono che «la legge è uguale per tutti e che le sentenze vanno applicate», il Pdl si scatena.

Le pare normale?
«Certo che non è normale. Sono parole ragionevoli, evocano principi fondanti di tutte le liberaldemocrazie».

Gli alleati di governo non gradiscono.
«Da quando c’è stata la sentenza, il Pdl sembra concentrato solo sulla ricerca del salvacondotto per Berlusconi. Norme sulla tutela della persona condannata ci sono in tutti gli ordinamenti (e normalmente è la destra ad avversarle). Ma loro non chiedono attenzione alla persona, pretendono per Berlusconi l'”agibilità politica” coinvolgendo anche Napolitano, il che è inaccettabile».

Prima di tutto la salvezza del Capo.
«Noi invece prima di tutto chiediamo un passo indietro di Berlusconi che è la condizione dirimente per avere clemenza nei confronti della persona e consentire la collaborazione politica con il suo partito».

Sul principio di legalità vi siete – caso raro ricompattati.
«La cultura costituzionale ci accomuna. Poi, sull’analisi delle conseguenze politiche, abbiamo valutazioni diverse».

Per lei il governo Letta è a rischio?
«Questo governo è di servizio ed è nato per affrontare i gravi problemi economico-sociali scoppiati con la crisi e creare il presupposto per le riforme costituzionali. Il Pdl ha creato questo equivoco della pacificazione, intesa come impunità, ma nessuno di noi vuol mettere una pietra tombale su questi ultimi venti anni. Noi non siamo disponibili a scambiare il governo con il salvacondotto politico a Berlusconi».

Il tema della direzione di oggi?
«Anche, oltre alla data del nostro congresso. La direzione servirà per mettere a fuoco quello che dobbiamo fare. Primo: rinnovare la fiducia al governo Letta (escludendo ogni mercanteggiamento con il Pdl su Berlusconi); Secondo: rilanciare l’azione di governo. In questi cento giorni non sono state fatte cose sufficienti anche perché è difficile sciogliere il nodo delle differenze tra centrosinistra e centrodestra.
Però è necessaria un’accelerazione: i problemi non vanno solo accarezzati ma risolti. Terzo: Va fatta la legge elettorale».

C’è un quarto punto?
«Sì, va fissatala data del congresso perché una cosa deve essere chiara: nessuno, nemmeno all’intemo del partito, deve approfittare della situazione per tirare a campare. Il Pd deve uscire dal congresso più forte e con una strategia per il futuro».

Lei mi è diventata renziana.
«Se per questo le stesse cose le dice D’Alema. Lo status quo non fa bene al Pd, non fa bene al governo, non fa chiarezza nei rapporti con il Pdl».

Quindi avanti tutta con il governo Letta.
«Lo sanno tutti che sono stata critica ma adesso dico: bisogna essere leali con questo governo e anche esigenti. Noi non pensiamo al voto adesso. La spina la vuole staccare solo chi approfitta di questa situazione. Il governo è chiamato a fare – e bene – le cose per cui è nato: lavoro, crescita, Sud, esodati… ».

E la giustizia?
«Non è nel programma. Per quanto mi riguarda sta fuori. C’è un perimetro preciso di riforme e un metodo costituzionale per attuarle. Dobbiamo ancora votare in seconda lettura l’istituzione del Comitato dei 40 che dovrà fare le riforme. Se ci fosse un emendamento del Pdl per inserire la giustizia salterebbe il comitato… ».

pubblicato da partitodemocratico.it il 8 agosto 2013

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