
di Ignazio Mazzoli – Da poco il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha chiesto la fiducia al Parlamento con un discorso pronunciato davanti alla Camera dei Deputati ed al Senato, successivamente.
Certamente una riflessione più approfondita, come sempre, si rende necessaria difronte ad enunciazioni che in ogni caso riguradano tutti gli italiani. Ma una impressione a caldo è opportuna perché può diventare un riferimento di valutazione successivo anche per i nostri lettori.
Enrico Letta ha parlato poco più di mezz’ora in forma sobia e comprensibile e se si tolgono i doverosi riferimenti e saluti anche agli accadimenti tragici di ieri oltre ad alcuni ringraziamenti, si può dire che sulle misure da adottare ha dipanato un elenco che risponde agli impegni concordati nel comporre la antitetica maggiornaza imposta dal Presidete della Repubblica.
Con Enrico Letta e questa “unità nazionale” Pd-Pdl non nasce solo una inedita maggioranza, ma anche una nuova opposizione. Né il Movimento 5 Stelle, né Sinistra e libertà – la due forze politiche che fin dall’inizio hanno detto no alla fiducia – hanno annunciato un muro contro muro preventivo verso Palazzo Chigi. Lo stesso presidente del Consiglio ha chiesto ai grillini – nel noto incontro in streaming – di “scongelarsi” e “mescolarsi” in Parlamento: “Sulla fiducia fate come volete, ma dopo parliamo”. E questo criterio è stato ripreso nel discorso di oggi. Insomma, il neonato esecutivo è proiettato verso un’era di maggioranze variabili sulla base del merito dei provvedimenti, piuttosto che verso la classica dinamica ideologica tra maggioranza e opposizione. I “due forni” di Andreottiana memoria qui sono riproposti in una edizione evoluta e arricchita.
La seconda cosa che mi sento di segnalare è il modo come ha affrontato l’emergenza lavoro. Nel contesto di una situazione economica ancora grave, riconfermando gli obblighi di risanamento della finanza pubblica, ha affermato che solo di questo l’Italia muore. Una affermazione Prodiana, degna di essere apprezzata. In questa cornice è stato posto il lavoro come priorità fra le priorità. Ma c’è da dire che ci è sembrato più un titolo che non un tema con tutta la sua carica di drammaticità definita da tanti suicidi e tanta indigenza che c’è nel Paese. In questo passaggio non c’era e non c’è il dramma dell’Italia. Nulla sulle disuguaglianze sociali nella distribuzione del reddito e della ricchezza, come nulla, Enrico Letta ha detto sulla necessità di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva di ogni cittadino e secondo criteri di progressività. Un vuoto che promette nulla di buono.
Un secondo aspetto che non può sfuggire, anche ad una impressione a caldo, è il modo come è stato affrontato il discorso sulle riforme che dovrebbero riguardare la Costituzione. A parte il limite dei 18 mesi oltre il quale il Presidente del Consiglio non tollererà ritardi, troppo generiche appaiono le affermazioni per capire quale visione egli ne ha, in un contesto in cui la “Convenzione” proposta di occuparsene, forse sarà presieduta da Silvio Berlusconi ed il Ministro per le riorme istituzionali è ancora un suo uomo che si chiama Gaetano Quagliariello. Quali brutte sorprese ci aspettano?
Terzo ed ultimo aspetto, per ora, è il paragone con il “Davide” della Bibbia con cui si è chiuso il discorso. Contro quale Golia dovremmo armarci di 4 o 5 pietre dopo aver dismesso le armature di questi 20 anni che pilatescamente vengono definiti “di attacchi e di delegittimazioni reciproche”. Una formula che oltre il velo che stende sulla verità dei fatti, assolve responsabili e responsabilità del disastro in cui siamo. E’ un’equidistanza storicamente inaccettabile.
Fin da ora conviene guardare al livello parlamentare dove, forse, si sta già muovendo qualcosa. Oggi per esempio, mentre era in corso l’assemblea del Pd che ha deciso per il sì alla fiducia all’esecutivo di larghe intese, alcuni deputati di questo partito, del M5s e di Sel hanno dato vita a una delle prime riunioni di un intergruppo su pace e disarmo. In pratica, hanno deciso di presentare una mozione che chiederà al governo la sospensione del programma sugli F-35, i costosissimi e difettosi cacciabombardieri commissionati agli Usa.
E’ solo una mozione, ma può essere un inizio. C’è da scommettere che M5s e Sel presenteranno provvedimenti su conflitto di interesse e corruzione, temi sui quali il governo forse avrà meno margini di azione per non scontentare l’alleato Silvio Berlusconi e mettere a repentaglio la sua stessa vita. Quindi, è probabile che su queste materie l’iniziativa dell’opposizione finisca sul binario morto (non senza conseguenze politiche per il governo). Ma sulle questioni economiche e sociali la storia dovrà andare diversamente. Perché attualmente questo governo ha anche una certa apertura di credito, pur senza sconti, persino dalla Fiom. Dice il segretario Maurizio Landini: “Il nostro atteggiamento verso questo governo deve essere di verifica di una possibilità di cambiamento. Se siamo in una situazione di crisi, con il lavoro ridotto a ‘merce’, ed interi pezzi della società che saltano, ci sono delle responsabilità, da ricercare nelle scelte attuate dal governo Berlusconi prima, da quello Monti poi, appoggiati da una fetta di Confindustria e Finmeccanica. E se questo governo darà continuità a quanto fatto sinora, noi gli saremo contrari”. Non è un no a prescindere.
Sono posizioni da non sottovalutare, in quanto non scontate di fronte a questo curioso governo Pd-Pdl. E’ chiaro che sarà interesse del M5s e di Sel fare ‘concorrenza politica’ alle larghe intese, per guadagnare consenso elettorale. Ma è anche loro interesse non andare oltre, altrimenti si sarebbero già posti su una linea oltranzista. Dall’altro lato, è interesse del governo non rompere alcun giocattolo, bensì tenere tutti dentro. Anche per dare una mano al Pd, il primo a soffrire della nuova alleanza e a rischio frantumazione subito dopo il compatto sì alla fiducia.
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