tgla7-skytg24-tg1-tg5-300x2251di Stefano Balassone – Pare proprio che il “bollino blu” – che avrebbe dovuto distinguere i programmi finanziati dal canone rispetto a quelli che contano sulle entrate pubblicitarie – sia tramontato insieme con il suo ideatore Antonio Catricalà perché il successore, (il sottosegretario Antonello Giacomelli) non condivide la pensata, ma anche perché stavolta la commissione parlamentare di vigilanza, ha battuto un colpo e, dopo qualche iniziale sbandamento, ha detto che non se ne parla.
Ovviamente non era in discussione il linguaggio dei colori, ma l’umana propensione delle tv locali, e forse anche di Mediaset, Sky, La7 e di chiunque faccia tv in Italia, di spartirsi i 1.600 milioni del canone. Infatti, una volta passato il principio che il finanziamento pubblico va a un “tipo di programmi”, ci sarebbe voluto poco a chiunque per farsi sotto, esibire decine di ore somiglianti al virtuoso prototipo (ma quant’è democratico!, ma quant’è pio!, ma quant’è istruttivo!, ma quant’è pluralistico!) e testé incassare la sovvenzione (altrimenti si va di corsa al Tar).
Per la Rai, scampato un pericolo di cui i più all’interno non si erano neanche accorti e che, anzi, in tempi lontani avevano addirittura auspicato (l’inventore della espressione “bollino blu” è il Giovanni Minoli del 1995, più o meno), arriva ora la prova più difficile.
Quei 1.600 milioni di euro, se non servono a finanziare quel “certo tipo” di programmi, a cosa servono? In Italia l’obiettivo declamato nel passato è sempre stato il “pluralismo”, la veste buona della lottizzazione praticata dai partiti che, passati a miglior vita, ci hanno lasciato l’ingombro delle loro opere. Ma se si resta al pluralismo, altro che bollino blu.
Già oggi siamo strapieni di dibattiti non solo pluralisti, ma addirittura prismatici, anche sulle tv private, piccoli o grandi che siano; e se il servizio pubblico sta tutto nell’essere plurali, nulla è più facile per battere cassa. Non parliamo poi dei requisiti “ottativi” che da sempre infiocchettano il contratto di servizio della Rai, tipo: conclamare la parità di genere, accorarsi per i minori, pugnare contro il razzismo. Battaglie che condividiamo tutte, integralmente, ma che potremmo andare a svolgere in qualsiasi tv privata, tranne quelle paraleghiste e di Forza Nuova (nel blog di Grillo ci riserviamo di verificarlo). E da lì pretenderne la sovvenzione pubblica.
Se le missioni fatte di chiacchiere sono facilmente clonabili, non è così per gli obiettivi di tipo industriale. E infatti, nei paesi europei meno incasinati di noi, quali Inghilterra, Francia, Germania etc, i milioni del canone, che lì sono anche moltissimi di più, servono 1) a essere presenti nell’informazione a livello mondiale e 2) a tenere in piedi l’industria dell’audiovisivo che altrimenti, sotto la pressione americana si ridurrebbe allo spessore di un’ostia da Messa (con tanti saluti a molte decine di migliaia di occupati che ne vivono, più o meno precariamente).
E noi vogliamo imitarli? Ovvero: l’Italia del Made in Italy vuole un canale che all’estero gareggi con Bbc World? Vogliamo far lievitare da quasi zero a un livello decente la fiction e i film italiani che si vendono (oltre che essere premiati) all’estero? Questi sì che sono obiettivi “industriali, in quanto tali possibili – altro che sovvenzioni a pioggia – solo per una azienda organizzata e finanziata di conseguenza. Se riesce a farli suoi la Rai è a posto per sempre.
Ma ne può essere investita questa Rai? Certamente, ma solo riplasmando il corpo e adeguando il cervello, perché non v’è dubbio che gran parte di quel che fa non rientra in una strategia “industriale”. Se volesse gettarsi nell’agone farebbe bene a farlo capire da subito, perché allo stato degli atti non c’è alcuna “dopo” che alcuna legge preveda per la Rai una volta scaduta (fra due anni) la Concessione. O costruisce fin d’ora una strutturale e condivisibile, dagli elettori, funzione accompagnata a un solido finanziamento finisce in compagnia di province, senato e, prossimamente, regioni, alla voce costi da tagliare. Tanto la tv ci sarebbe comunque.
@sbalassone

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