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VASILIKA MOON ONG, Progetto Grecia. Intervista a Nathalie Bini responsabile progetto Vasilika Moon in Italia raccolta da Lisa Ferraris
La Luna di Vasilika (Vasilika Moon) nasce da un’esperienza di volontariato nel 2016, nel momento in cui la Grecia attraversava una profonda crisi. Infatti, prima che l’Europa sancisse un accordo con la Turchia affinché quest’ultima li tenesse all’interno dei propri confini, in Grecia erano presenti all’incirca 800.000 rifugiati, soprattutto siriani, afgani e curdi. In quel periodo molte associazioni presenti sul territorio erano in cerca di volontari e, finiti gli studi di medicina, in attesa di iniziare la specializzazione, ho deciso di partire per dare una mano. Lì ho conosciuto altre volontarie, con le quali, una volta tornate a casa abbiamo deciso di continuare a fare qualcosa, perché una volta vissute certe esperienze è impossibile rimanere indifferenti:nasce così la Luna di Vasilika.
Vasilika è il nome del campo vicino a Salonicco dove tutto è iniziato, con le volontarie una sera mentre guardavamo la luna che era particolarmente grande e luminosa, riflettevamo sul fatto che siamo tutti sotto lo stesso cielo, ma la percezione di quella luna cambia se si è in un paese benestante come il nostro o se per esempio ci si trova in mezzo ad una guerra, come può essere il caso della Siria.
Da qui il nome Vasilika Moon: l’uguaglianza della Luna è quello a cui aspiriamo, ossia non può essere il luogo di nascita a determinare la probabilità o meno di avere una vita normale, una vita tranquilla, tutti gli Esseri Umani sono uguali e come tali dovrebbero avere le stesse possibilità. Ecco perché vogliamo essere al fianco dei rifugiati: per cercare di sostenerli e fornire loro la possibilità di ricevere assistenza medica, un’educazione scolastica, dei beni di prima necessità, cose di base che tutti dovrebbero poter avere! Da quando è stata fondata la Luna ha inviato più di 500 volontari in Grecia ed organizzato una 60ina di eventi in Italia.
One Bridge to Idomeni è anch’essa un’associazione italiana nata nel 2016. In questi anni ha lavorato soprattutto a Idomeni, un piccolo paese al confine tra Grecia e Macedonia dove moltissimi rifugiati si sono ritrovati cercando di muoversi dalla Grecia verso il centro Europa e da dove sono stati sgomberati con violenza, e lungo la rotta Balcanica. Aletheia RCS è un’associazione con sede in Ticino, Svizzera. Li abbiamo conosciuti nei tre anni in cui abbiamo lavorato nei campi attorno a Salonicco.
Ad inizio 2020, La Luna di Vasilika ha deciso di aprire una missione a Corinto per assistere i 900 rifugiati che qui si trovano e poter raggiungere le migliaia di persone nei dintorni di Atene. In un mondo in cui spesso le tante associazioni presenti fanno fatica a collaborare ed ognuna vorrebbe crescere autonomamente, abbiamo iniziato a collaborare con One Bridge e Aletheia l’anno scorso unendo esperienze, capacità e voglia di fare al fine di poter prestare una assistenza qualificata, continua e consistente, convinti che unire le forze sia l’unico modo per operare in contesti problematici. I volontari sono guidati in loco da Lorenzo, un giovane italiano che dopo alcune esperienze di volontariato ed un periodo di formazione, ha deciso di stravolgere la propria vita ed è da un anno il nostro coordinatore in Grecia.
Ci siamo infatti resi conto che negli ultimi anni molte associazioni hanno progressivamente abbandonato la situazione greca, da un lato non ritenendola più un’emergenza, infatti in seguito all’accordo con la Turchia i numeri sono si scesi ma rimangono comunque importanti, 120.000 rifugiati circa tutt’oggi, e dall’altro lato per le difficoltà ad operare in un contesto difficile per le problematiche economiche che affliggono la Grecia e
la progressiva negativizzazione dell’opinione pubblica con il prolungarsi della situazione (11 anni di guerra in Siria, 6-7 anni di crisi in Grecia).
Come sappiamo, la situazione sulle isole è drammatica, ma sulla terra ferma i rifugiati non sono sicuramente meno; nell’area attorno ad Atene sono circa 25.000, la maggior parte in campi gestiti da organizzazioni governative incaricate dal governo greco come IOM. Purtroppo, però, la qualità della vita è drammatica, non vi è quasi mai accesso all’educazione scolastica, non vi sono spazi comuni, spesso si tratta di container o tende poco isolati dalle intemperie, con bagni chimici comuni ed in caso di problemi di salute l’unica soluzione è l’ospedale, a cui i rifugiati si rivolgono solo in casi estremi.
La situazione si è aggravata dopo le recenti elezioni e con la pandemia COVID. A tutte le associazioni, anche quelle con personale sanitario, è stato impedito l’accesso nei campi, persino a Medici Senza Frontiere! Le ONG invece di essere viste come risorse e come aiuto in questo contesto, che riconosciamo essere molto difficile economicamente e socialmente per la Grecia, vengono allontanate.
In collaborazione con One Bride to Idomeni e Aletheia abbiamo quindi deciso di ovviare al divieto di ingresso aprendo un Community Center a pochi minuti a piedi dal campo, uno spazio aperto dove anche i greci possono venire ed in cui svolgiamo un programma di lezioni alle quali partecipano circa 400 persone sulle 900 che occupano il campo di Corinto, garantendo una continuità didattica fondamentale per il loro futuro. È importante sottolineare che chi partecipa al progetto spesso non frequenta una scuola da anni, ci sono bambini non abituati a stare seduti e attenti, persone che non conoscono altre lingue che la propria e a volte nemmeno l’alfabeto latino.
Tutto ciò rende complicato organizzare un’attività didattica adatta a tutti e continuativa, ma la gioia di imparare e partecipare che giornalmente ci dimostrano ci fa capire quanto l’educazione sia importante e compensa ogni sacrificio; tantissimi sono i rifugiati, soprattutto i giovani ed i genitori, che ci incoraggiano ad aumentare il numero di lezioni perché è stata recepita l’importanza di saper comunicare e di avere a disposizione una lingua (l’inglese) parlata e capita in tutto il mondo.
Nel Community Center teniamo lezioni di inglese, scienze ed informatica, grazie a delle donazioni di computer. Inoltre, grazie a volontari qualificati come studenti e professionisti che partecipano con stage riconosciuti dalle Università e tramite Erasmus, organizziamo anche psicomotricità e attività artistiche con cui i rifugiati possono esprimere quello che sentono abbattendo la barriera comunicativa, la timidezza, la paura: ci raccontano della guerra, della fuga, dell’esilio, dei giorni tutti uguali in attesa di poter tornare nel loro paese, loro desiderio più grande.
Allo stesso tempo, ci stiamo occupando degli sfollati ad Atene. A fine maggio inizio giugno il governo greco ha attuat
o una serie di provvedimenti tra i quali la chiusura del progetto Helios che assegnava delle abitazioni ai rifugiati, e lo spostamento di persone dalle isole alla terra ferma, senza dare indicazioni precise.
Il risultato è che molte persone si sono ritrovate ad Atene per strada, senza un tetto, senza niente, se non qualche vestito logoro. Da giugno distribuiamo cibo e beni di prima necessità come latte in polvere, pannolini, assorbenti, saponi.
Essere presenti con continuità nella distribuzione di alimenti è molto costoso per questo il mese di ottobre 2020 abbiamo lanciato una raccolta fondi di solidarietà (SolidariTIR) col proposito di raccogliere alimenti in Italia e poi inviarli in Grecia, grazie alla collaborazione con una ditta di trasporti che ci consente di risparmiare tantissimo sulla spedizione.
La continuità nelle attività e nell’assistenza è fondamentale, non vogliamo creare false aspettative o illudere i rifugiati comparendo con giochi e regali un giorno al mese, crediamo che essere al loro fianco ogni giorno possa essere più significativo. Ovviamente non ci illudiamo di poter cambiare le loro vite, purtroppo solo la fine della guerra e la possibilità di ricominciare nel loro paese lo farebbe, ma cerchiamo comunque di fare il massimo per far rimanere in loro un po’ di fiducia nell’umanità.
Una cosa che accomuna tutti i volontari che tornano da un’esperienza come la nostra è il sentire “la necessità” di voler continuare ad aiutare. La stessa esigenza che ha dato vita alla Luna!
Non è facile lavorare dietro le quinte, a volte non si ha la reale percezione del lavoro svolto, sembra sempre di non fare mai abbastanza. Per fortuna, Lorenzo mi ricorda che il lavoro di tutti è importante, anche se io non sono fisicamente là, perché sto conseguendo la specializzazione in ortopedia a Torino, sono presente nei volontari cercati e reclutati con cura, negli alimenti e nei beni raccolti in Italia o acquistati in Grecia grazie al faticoso reperimento di fondi.
Dalla fondazione dell’associazione sono partiti circa 500 volontari, 500 persone che hanno vissuto questa esperienza e che tornando hanno condiviso con amici e familiari quello che succede in quei posti. Credo che questa sia l’arma più potente che abbiamo: la testimonianza diretta della vita di questi rifugiati bloccati in un limbo in cui vivono una situazione veramente drammatica sulla propria pelle ogni giorno, rifugiati che non sono cattivi, non vogliono invaderci, persone che sono vittime di pregiudizi e campagne d’odio.
Se noi riuscissimo a portare in questi posti tutti coloro che seguono gli slogan populisti, se potessero vedere con i propri occhi i segni della guerra e della fuga, ascoltare con le proprie orecchie le loro storie, sono convinta che molto cambierebbe e le parole accoglienza e solidarietà sarebbero sulla bocca di molti.
Quella luna, allora si che sarebbe uguale per tutti!
Tutte le foto allegate all’intervista della Luna di Vasilika https://photos.app.goo.gl/toyPN7VtsrKtedje6
Già pubblicato su CiesseMagazzine