Lavoro e Lavoratori
Occorre attuare la “riforma degli ammortizzatori sociali”
di Donato Galeone*
Dal 18 agosto 2020 non e piu’ impossibile licenziare
Dal 18 agosto, come sappiamo, la norma contenuta nel decreto n.104/2020 – articolo 14 – consente di ritornare alla ordinarietà sulla interruzione dei rapporti di lavoro bloccati dal Covid 19 – fino al termine delle casse integrazioni a salvaguardia della occupazione – per tutte quelle imprese che non richiederanno“nuovi ammortizzatori sociali”.
Quelle imprese che faranno ricorso alla CIG “continueranno a non licenziare” per giustificato motivo oggettivo.
Il blocco dei licenziamenti, con le nuove norme, resta in tutte quelle aziende che hanno in corso trattamenti di cassa integrazione salariale o che utilizzino l’agevolazione contributiva prevista dallo stesso decreto di agosto o per chi non chiede la nuova CIG dopo averla utilizzata nei mesi scorsi, con la eccezione, di cessazione definitiva dell’attività aziendale; di fallimento senza esercizio provvisorio; di accordo collettivo aziendale incentivante la risoluzione del rapporto di lavoro stipulato dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale.
Da considerare, con attenzione, quelle imprese che non hanno dipendenti in cassa integrazione e che non utilizzano l’agevolazione contributiva prevista dall’articolo 3 del decreto agosto: queste imprese possono procedere ai licenziamenti per “motivi economici” applicando le normative vigenti.
Ma quelle imprese che abbiano effettuato uno o più licenziamenti per “giustificato motivo oggettivo nel 2020 possono revocarli” a condizione che contestualmente facciano richiesta del trattamento di cassa integrazione con la causale Covid-19 e dalla data in cui è avvenuto il licenziamento.
Aprile-luglio 2020 casse integrazioni e occupazione di agosto
L’ Osservatorio dell’INPS ci comunica che per i mesi aprile-luglio con la emergenza sanitaria sono stati erogati complessivamente 2.539,9 milioni di cui: 1,287,0 per cassa integrazione ordinaria; 782,1 per assegni fondi solidarietà e 470,8 milioni per cassa integrazione in deroga.
Nei primi cinque mesi 2020 la occupazione si è ridotta a 1.975.00 unità con un calo rispetto allo stesso periodo 2019 del 43% – per effetto emergenza Covid – comprese 742.000 posizioni lavorative a tempo determinato.
Nello stesso periodo, però, le cessazioni diminuiscono (1.972.000) e sono dovute al blocco dei licenziamenti, in particolare, degli occupati a tempo indeterminato.
Anche l’ISTAT comunica che in agosto 2020, come nei mesi precedenti, le ore pro capite effettivamente lavorate risultano inferiori a quelle dle 2019 e il divario continua a ridursi mentre – nell’arco di 12 mesi – aumentano sia le persone in cerca di lavoro (+1,2% pari a + 28.000 unità) sia gli inattivi tra i 15 e 64 anni (+2,3% pari a +306.000).
Il calo della occupazione, quindi, coinvolge sia gli occupati a tempo pieno che gli occupati a tempo parziale anche involontario (63,9%).
Lavoro e occupabilta’ nella dimensione europea mediterranea
Questi dati ultimi che in sintesi ho voluto richiamare evidenziano essenzialmente “lavoro e occupazione” nei livelli conosciuti rappresentati al Governo e ribaditi, anche, in ogni Piazza di Regione italiana dalla CGIL-CISL-UIL che hanno sottolineato, peraltro, la urgenza dei rinnovi contrattuali; la definizione delle vertenze aperte sulle crisi aziendali; la pianificazione sanità,istruzione e autosufficienza; la quantificazione degli investimenti mediante una politica industriale nazionale che, per il Sud e basso Lazio, dovrebbe caratterizzarsi sia con innovazioni tecnologiche e sia con il rilancio economico, non più quale periferia marginale rispetto all’Italia.
Propriamente – con priorità – nell’utilizzo delle risorse europee disponibili e assegnate all’Italia, che se destinate in consistente parte verso il Mezzogiorno, si materializzerebbe, peraltro, una strategia della Unione Europea – con il Sud italiano – nella politica europea mediterranea
Il sostegno al reddito verso il lavoro che cambia
Già con la crisi occupazionale vissuta dal 2008 e la lentissima ripresa bloccata nei primi mesi del 2020 dall’emergenza sanitaria. non solo italiana. si riproponeva una revisione anche formale degli ammortizzatori sociali per il sostegno al reddito mirato – con una politica non solo passiva ma necessariamente attiva del lavoro – verso regole e tempi certi tra un posto di lavoro perduto ed altra occupazione possibile e adeguata di ricollocazione.
Nel concreto appariva ed è urgente – in presenza di riorganizzazioni produttive e sblocco dal 18 agosto 2020 dei licenziamenti e fine delle motivate varie casse integrazioni – il convenire e avviare un “nuovo ammortizzatore sociale di transizione” quale sostegno al reddito di ultima istanza motivato da programmi attivi di “riqualificazione”e mirati territorialmente verso nuovi posti di lavoro contrattati e partecipati.
Osserviamo che la contestuale realtà sociale ed economica per la sua complessità è stata definita di “transizione temporale”. Ma tale stato di transizione pluriennale, ormai, produce e crea, giorno dopo giorno, disagio tra disoccupazione e povertà crescenti sia per il lavoro che cambia e sia per il lavoro che si riduce.
Purtroppo ciò avviene in assenza, ancora, di un funzionale “sistema di servizi per il lavoro” quale pronto intervento o nuovo strumento attivo e disponibile della Organizzazione Sindacale nell’intercettare e avvicinare, territorialmente, sia giovani che meno giovani in attesa di lavoro e sia per riaffermare, con azioni popolari comunitarie, il valore dei diritti e doveri di solidarietà verso chi perde il lavoro e non solo.
Rileviamo che esiste ad oggi un vuoto in un mondo del lavoro frammentato pur con la presenza istitutiva dei Centri per l’Impiego entro cui il parlare di politiche attive per il lavoro appare più che lontano – operativamente – sia nel metodo che sul come coinvolgere e seguire le migliaia di persone inoccupate tanto prima quanto durante le fasi di “transizione formativa e di ricollocazione lavorativa” comprendendo, anche, la regolarità nella erogazione periodica di sostegno al reddito per sopravvivere.
Ricordo bene che nel maggio 2017 all’ultimo Congresso della CISL Lazio svoltosi a Pomezia su “Il Sindacato del XXI secolo per una società inclusiva” si ripropose anche la costituzione funzionale di un sistema di servizi alla persona per i lavoro.
Penso, quindi, che l’argomento – attualissimo ancora più nei prossimi mesi – rientri tra le proposte di CGIL-CISL-UIL al Governo sulla “riforma degli ammortizzatori sociali” tanto negli impegni sindacali generali quanto in quelli specifici – sia ieri che nel 2020 – nella ricostruzione territoriale di una società inclusiva per la persona e per il lavoro.