di Ignazio Mazzoli – Il primo agosto di quest’anno il Governatore del Lazio ha chiesto un incontro con il gruppo torinese per parlare del futuro dello stabilimento di Cassino con una lettera all’ad della Fiat, Sergio Marchionne, a firma di Nicola Zingaretti per chiedere «la disponibilità a un incontro urgente con l’azienda nel quale poter ricevere maggiori informazioni sulle scelte strategiche che Fiat intende attuare, a partire dal mantenimento e dal rilancio dello stabilimento di Cassino come più volte annunciato dall’azienda stessa».
Successivamente, dopo un mese esatto di stop tra ferie e una settimana di cassa integrazione riapre la Fiat di Piedimonte San Germano, ma subito viene annunciata nuova cassa integrazione con una comunicazione dell’azienda durante un incontro con le Rsu che sono tornare a ribadire la necessità di un piano industriale che preveda la produzione di nuovi modelli, allo scopo di invertire la tendenza sul mercato.
Perché questo promemoria avviandoci verso la fine di settembre?
I lavoratori, questa nostra provincia e la stessa regione Lazio sono di fronte ad una girandola di impegni promessi, ma senza nessuna certezza per il futuro. Agli inizi di questo mese il presidente di Unione Cinquecittà (Aquino, Colle S. Magno, Piedimonte S. Germano, Roccasecca e Villa S. Lucia) Antonio Di Nota rimarcava come “La notizia dell’accordo tra Marchionne e i sindacati che prevede l’investimento da parte di Fiat Auto di una cifra pari ad un miliardo di euro per lo stabilimento di Mirafiori è certamente positiva” che così apre anche un spiraglio e una speranza di futuro pensando che l’azienda voglia continuare a investire in Italia. Di Nota aggiungeva conseguentemente che ora, però occorrerebbe che la Fiat facesse i dovuti annunci anche per gli altri stabilimenti, tra i quali certamente quello Piedimonte San Germano.
Certamente non basta sapere che a Mirafiori si costruiranno Suv Maserati per il mercato internazionale e usciranno nel primo semestre 2015, si vuole capire cosa si produrrà nello stabilimento di Piedimonte, che ha tutte le caratteristiche per divenire centrale nel piano di rilancio di Fiat auto. Per Mirafiori la Fiat farà investimenti appena sotto 1 miliardo.
Ora è il momento di passare dalle parole ai fatti anche negli altri stabilimenti Fiat in Italia. Leggendo le cronache quotidiane e ascoltando i lavoratori interessati si capisce che la questione produttiva ed occupazionale del gruppo Fiat sia sempre più grave.
E’ qui che sentiamo il bisogno non solo di reiterare la richiesta al governo di convocare un tavolo e di mettere “nero su bianco” gli impegni del Lingotto per avere certezze sugli investimenti e sulle produzioni, ma anche di chiedere che ci siano iniziative diversificate e molteplici per far sentire forte la voce di questi territori interessati. Ordini del giorno votati in tutti i comuni della provincia, assemblee pubbliche, chi crede invochi la “preghiera di lotta” di Papa Francesco: “Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro…”. Che invocazione! “Insegnaci a lottare”.
Intanto, di fronte al silenzio della Fiat, è necessario mettere su al più presto un incontro che potrebbe svolgersi a Cassino con la partecipazione in prima persona del Presidente Zingaretti e del Ministro Zanonato insieme ai Sindaci, ai partiti, ai sindacati e a tutte le forze che sono impegnate contro il depauperamento del Lazio meridionale, per dare il segno chiaro che non c’è rassegnazione di fronte alla crisi e neppure disponibilità ad accettare a scatola chiusa le scelte di Marchionne.
Si deve essere convinti che senza novità nelle prossime settimane per Termini Imerese e Irisbus si passerà ai licenziamenti, e come si fa a non essere preoccupati della tenuta degli stabilimenti e del rischio depotenziamento della Fiat in tutte le realtà, con un effetto a cascata su tutta la componentistica. Serve un impegno dell’azienda, nero su bianco, visto che si è passati dai 20 miliardi previsti dal progetto “Fabbrica Italia” a cifre molto, molto più modeste.
A Cassino si giocherà davvero la futura partita del rilancio dei modelli Alfa Romeo, a cominciare dalla Giulia, la berlina dell’Alfa? E’ un diritto saperlo! E lo dobbiamo sapere tutti, dal momento che stiamo parlando di grandi numeri umani in questa provincia di Frosinone, ma anche nel Lazio: le sorti dell’indotto, attualmente, dipendono da Fiat, e queste fabbriche che lavorano per la casa automobilistica torinese sul nostro territorio danno lavoro ad oltre 6 mila persone, che sommati ai 3.900 operai della catena di montaggio del sito pedemontano, sfiorano la soglia dei diecimila. Ma se il colosso torinese, in qualche maniera, grazie alla cassa integrazione e ad altri ammortizzatori sociali, riesce in qualche modo ad arginare la deriva, nonostante il calo di vendite che ha toccato in più occasioni, molte fabbriche dell’indotto hanno invece esaurito gli ammortizzatori sociali e ora sono costrette alla chiusura essendo aziende medio-piccole che viste le dimensioni non riescono ad arginare la crisi derivante dalla mancanza di commesse da parte di Fiat.
Istituzioni e cittadini, partiti e sindacati, ci vogliamo metter la faccia per riuscire a sapere qualche verità?
Questo articolo è stato pubblicato anche sul quotidiano L’Inchiesta il giorno venerdì 27 settembre 2013
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