Villabelmonte 390 min

Terza e ultima puntata

Villabelmonte 390 minA cura di Aldo Pirone“Stravolto” e “inebetito”, così il cardinale Schuster vede Mussolini il 25 aprile. Il capo del fascismo è la personificazione stessa della dissoluzione della Rsi. Si è presentato nel pomeriggio alle 15 all’arcivescovado accompagnato da Graziani e dai gerarchi Barracu, Bassi e Zerbino per trattare la resa con il Clnai. A Milano, nella Prefettura, si era trasferito il 18, credendo ancora di poter trattare un qualche immunità. Al tedesco Wolf aveva prospettato, qualche giorno prima, di voler scambiare con gli Alleati la propria salvezza con la legge sulla socializzazione. Oppure medita di finire con un’ultima disperata battaglia nel ridotto della Valtellina con 20.000 camicie nere. Poi pensa di trasmettere il potere al Partito socialista e a quello d’Azione e, addirittura, di concordare con il Clnai di far mantenere l’ordine pubblico in città alle sue milizie nere, in attesa degli angloamericani. Non si rende conto di quel che gli sta succedendo intorno. Dopo un’ora arriva la delegazione del Clnai-Cvl con Carboni, Lombardi, Marazza e Arpesani.

Per il capo del fascismo è un brusco risveglio. Il Clnai ha da offrire solo la resa incondizionata in cambio della vita. Sembra cedere, poi interviene Graziani che chiede, “per correttezza”, di informare prima l’alleato tedesco. Al che vien fuori che i tedeschi stanno già trattando la resa per conto loro. Il “duce” s’infuria. «Ci hanno sempre trattato come servi e alla fine ci hanno traditi!», grida fuori di sé.

Per le autocritiche, in verità, sembra un po’ tardi. Mussolini se ne va promettendo di rifarsi vivo dopo un’ora. Non si farà più vedere. Pensa solo a scappare, con i gerarchi al seguito e con i tedeschi che lo seguono controllandolo da vicino. La comitiva fascista s’imbranca in una colonna tedesca dell’antiaerea che fugge verso la Germania. Il 27 aprile è bloccata a Musso, presso Dongo sul lago di Como, dai partigiani della cinquantaduesima brigata Garibaldi, comandata dal conte Pier Bellini delle Stelle, “Pedro”. Il “duce”, per non farsi riconoscere, si maschera con un pastrano e un elmetto tedeschi. Ma viene riconosciuto lo stesso. Il capo del nazionalismo fascista finisce così, camuffato da tedesco.

A dargli la caccia sono, però, anche gli angloamericani che lo vorrebbero tutto per loro. Gli Alleati hanno sempre preteso dal Clnai la consegna di Mussolini e i gerarchi; lo prevede espressamente l’art. 29 dell’ “armistizio lungo” firmato a Malta. L’Oss statunitense ha sguinzagliato un’apposita missione comandata dal capitano Quincy Daddario che lo cerca spasmodicamente.
Il Clnai, informato della cattura, spedisce una squadra di garibaldini comandata da Walter Audisio, “Valerio”, e Aldo Lampredi, “Guido”, per giustiziare il “duce” e i gerarchi catturati. Ci vuole un “taglio netto” con il fascismo e il suo capo e a farlo, dicono concordi tutti i partiti del Clnai, devono essere gli italiani stessi. Su questo gli Alleati non trovano crepe nella Resistenza.
A firmare i salvacondotti per la squadra garibaldina sarà proprio il capitano Daddario che non è informato da Cadorna sugli scopi della missione. Anche il comandante del Cvl, voluto dagli angloamericani e dal governo Bonomi, fra la linea del Clnai e l’ubbidienza al governo di Roma sceglie la prima.

Mussolini, insieme alla sua amante Claretta Petacci, è fucilato in località Giulino di Mezzegra. Sedici alti gerarchi, tra cui Pavolini, sono giustiziati a Dongo sul lungolago. Trasportati tutti a Milano, vengono scaricati in Piazzale Loreto, dove l’anno prima i fascisti avevano trucidato, lasciandoli esposti sul selciato per tutta la giornata del 10 agosto, 15 antifascisti. Quello che avverrà dopo, la folla tumultuante, lo sfogo di rabbia e rancore collettivo, l’oltraggio ai cadaveri, l’aggancio per i piedi alla trave del distributore di benzina – una scena che Parri definirà di “macelleria messicana” -, appartiene alla conclusione di una sanguinosa e feroce “guerra civile”.

Il 29 aprile la Resistenza assumerà in pieno la responsabilità dell’esecuzione: «Il Clnai dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. […] Dell’esplosione di odio popolare che è trascesa in quest’unica occasione a eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso è l’unico responsabile.»

Firmato:

Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
Ferruccio Parri per il Partito d’Azione
Leo Valiani per il Partito d’Azione
Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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