di Michele Santulli – a che c’entrano questi sommi artisti con gli umili modelle e modelli ciociari? Diranno molti. Ed è vero, anche perché gli artisti di norma trattano i modelli come si tratta il tubetto dei colori o la cornice o la tela: di conseguenza rimane comunque una pagina della storia dell’arte di notevole significato ma scarsamente conosciuta. Epperò si direbbe che si faccia di tutto, da parte degli addetti ai lavori, per oscurare e negligere o ignorare ancora di più tale pagina della storia, malgrado il fatto scientifico che in questi ultimi anni non poche indagini di valore siano state pubblicate in tutto il mondo che provano e rivelano il ruolo giuocato da queste umili creature.
Stanno avendo luogo a Roma almeno sei esposizioni curate e promosse da varie società ed enti pubblici aventi per oggetto opere di artisti dell’Otto-Novecento di proprietà di Musei o collezioni transalpini, senza contare quelle che nel medesimo periodo stanno avendo luogo nel resto dell’Italia, quale per esempio quella importante degli artisti fiamminghi e olandesi del 1600 a Bologna. Tutto quello che ciò significa e sottende e comporta lo lasciamo al buon senso del lettore.
Al Vittoriano (Monumento a Vitt.Eman.II a Piazza Venezia) è in svolgimento una esposizione di opere del Museo d’Orsay di Parigi col patrocinio del Presidente della Repubblica e la collaborazione della Camera dei Deputati e di vari Ministeri, senza menzionare i grandi sponsors, di solito ENI, TELECOM, Ferrovie, Poste, AGIP, ecc. Un avvenimento artistico dunque di grande livello, se poi si rileva che vi è esposto anche un celeberrimo quadro di Van Gogh, forse il capolavoro del periodo parigino, allora ci si rende conto pienamente del significato dell’evento. E a noi ciociari questo quadro di Van Gogh sta a cuore particolarmente perché raffigura e illustra una modella ciociara in abito ciociaro pur se non molto leggibile in quella sinfonia cromatica fragorosa. Il quadro è intitolato ‘L’Italienne’ e la scheda del catalogo informa che “probabilmente si tratta di Agostina Segatori, una modella famosa all’epoca, ecc.” Qui dunque si legge ‘probabilmente’ ma se si va a leggere la scheda francese nel sito web del Museo d’Orsay, ma non solo qui si badi bene, si leggerà che Agostina è stata ‘sans doute’ cioè ‘senza dubbio’ la modella di Van Gogh, senza contare l’ulteriore particolare che, sempre in questo Museo, nel passato il titolo che si leggeva era: ‘L’Italienne.Agostina Segatori’. Perciò discrepanza difficilmente comprensibile. Non ci interessa dove si trova l’errore, pur se è difficilmente accettabile che a siffatti livelli possano levarsi tali dissonanze. Ma i dubbi sulla attendibilità aumentano quando si legge che Agostina aprì un “ristorante al n. 42 del Boulevard de Clichy” a Montmartre: di nuovo altra distorsione in quanto il locale si trovava al 62 della via: e proprio in questo periodo il Municipio di Montmartre vi apporrà una targa commemorativa in onore di Agostina. Qui mi arresto dopo aver ribadito che il quadro di Van Gogh raffigura scientificamente Agostina, che l’artista le dedicò un secondo quadro, oggi al Museo di Amsterdam, che la conobbe nel marzo del 1886, vale a dire i primi giorni che arrivò a Parigi, e la frequentò per almeno tutto l’anno, che il quadro è stato dipinto nella primavera del 1886 e certamente non nel 1887. Tutto, e altro, nel volume “MODELLE E MODELLI CIOCIARI NELLA PITTURA EUROPEA…”
Una seconda mostra riccamente pubblicizzata pur essa, sta avendo luogo, sempre a Roma, alle Terme di Diocleziano e vi sono esposte circa sessanta opere in marmo di Rodin. La stampa ne decanta il grande significato. Prima di approdare a Roma, la mostra è stata al Palazzo Reale di Milano. Organizzata dal Museo Rodin parigino medesimo, dal Min. Beni artistici e culturali e dalla Soprintendenza speciale archeologica di Roma e da altri enti: sorprende che in tale contesto scientifico nessun cenno sia venuto fuori sui modelli di Rodin che parte notevole anzi fondamentale rivestono nella creazione delle sue opere, anzi di molte opere, quelle che vanno considerate suoi capolavori autentici, sono stati gli ispiratori e le ispiratrici, tanto che detti capolavori sono quasi sempre anche i modelli! Alludo al San Giovanni Battista, alla Cariatide caduta, all’Iris, alla Donna accovacciata, alle cosiddette Cibele, alla Toletta di Venere, al Torso di Adele, all’ultima edizione del Bacio in grandezza naturale, al Balzac di Vavin, a Marianna, e ad altro ancora che sono veri e autentici ritratti delle modelle e modelli! E questi modelli ispiratori e ispiratrici eternati nel bronzo e nel marmo erano tutti ciociari, tutti originari della Valcomino, in gran parte di quell’Olimpo vero e proprio che fu Gallinaro: eppure di tali presenze non c’è minima traccia da nessuna parte, nessuna menzione: non esistono. E la cosa è particolarmente inaccettabile in quanto alcuni dei modelli, Cesidio Pignatelli, Adele e la sorella Anna Abbruzzese, Marianna Mattiocco, erano grandemente amati e rispettati da Rodin: basti pensare che c’è tra le migliaia di opere dell’artista una sola che porta il nome della modella che ha posato: il Torso d’Adele che raffigura appunto Adele: Anna invece fu vicina e anche in corrispondenza affettuosa, è commovente leggere le sue lettere in un francese molto sforzato!) con l’Artista fino alla di lui morte, per quasi trentanni. E Cesidio Pignatelli, del quale fino ad oggi al Museo Rodin ancora non conoscono nemmeno il nome, aveva libero accesso negli atelier dell’artista, basta che si annunciasse come: San Giovanni Battista, fino alla fine. E Marianna Mattiocco, di Cassino, era per lui la donna più bella della Francia. Ai suoi modelli vanno aggiunti Maria Caira la vecchia, Libero Nardone, Camillo di Camillo da Cervaro che posò, si dice, per il ‘Pensatore’, Carmen Caira Rossi, Celestino Pesce e tanti altri, tutti ciociari, ad ognuno dei quali è legato un capolavoro: il Bacio, Balzac, la Miseria. In questa esposizione romana è stato illustrato, in un allestimento di gran grido, e per la prima volta, la cava dove veniva estratto il marmo, come veniva trasportato, la ditta fornitrice, gli sbozzatori ed altri scultori che erano quelli che in realtà scolpivano le opere in marmo e altri aspetti ma nulla sui modelli. Veramente nulla.
Allo tesso tempo sta avendo luogo alla Gall. Naz.Arte Moderna la esposizione ‘Rodin e la scultura italiana del primo Novecento’ e anche qui nel catalogo nessun accenno ai modelli. Anzi in questo evento alla Galleria Nazionale trova conferma un altro aspetto a mio avviso caratterizzante: la ciociarofobia, così la chiamo, e non occorrono spiegazioni del termine: in effetti vengono esposti circa venti-trenta scultori che secondo gli organizzatori avrebero un qualche, credo, rapporto -non fosse altro che cronologico- con Rodin, epperò Amleto Cataldi, del quale nel museo in questione sono presenti cinque opere e che, inoltre, conosceva personalmente Rodin col quale scambiò anche una corrispondenza epistolare, ebbene Amleo Cataldi è assente. Come pure assente è Ernesto Biondi del quale, basta spostare una tendina, si ammirano I Saturnali ma sepolti in mezzo alle lussureggianti foglie dei banani che circondano la scultura, invisibile dunque in verità, da almeno mezzo secolo.
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