oltraggiomaschile 225

oltraggiomaschile 225di Ivano Alteri – Ogni 8 marzo, si sa, è l’occasione per sciorinare riconoscimenti alle donne; quelle che, per tutto il resto dell’anno, lasciamo che ci lavino le mutande e ci tengano in ordine la casa (oltre a curare i figli, i genitori malati, le relazioni amicali, a pagare le bollette, a chiamare l’idraulico, a fare la spesa, a prenotare le visite mediche, a lavorare…). Forse, nel migliore dei casi, è il senso di colpa ad indurre noi uomini a fare ciò; nel peggiore, una buona dose di cinismo e faccia di tolla. A noi non piacendo annoverarci in questa schiera, e non volendo partecipare all’idillio fasullo, preferiamo elencare, per l’occasione, tutto ciò che non ci piace, di certe donne in special modo.
Ci riferiamo, in particolare, a quelle che normalmente vengono chiamate, e si lasciano chiamare con un certo compiacimento, “donne con le palle”, ma che in realtà, nei comportamenti e nella forma mentis, non sono altro che uomini senza. Ora le chiamano “donne alfa”, per mutuare al femminile il maschio alfa presente tra molti animali, noi compresi. Questo tipo di donna è particolarmente caro al mondo maschilista, poiché non insidia, ma perpetua, gattopardescamente, quella concezione delle relazioni fra maschio e femmina, archetipo di un mondo di dominanti e dominati, fondato sulla forza. Alcune di esse, però, si sentono lusingate dall’apprezzamento, e “collaborano” alacremente alla schiavitù propria e delle sorelle di genere, oltre che nostra, convincendosi via via che l’emancipazione femminile consista nel diventare “stronze come un un uomo”, come brillantemente sintetizzato in una canzone di Vecchioni. Ma noi e molti altri, abbiamo sostenuto le battaglie femminili, con tutte le contraddizioni del caso, non per cambiare padrone, ma per cambiare il mondo. Cosa ce ne facciamo di donne con le palle?
A queste signore vorremmo ricordare che viviamo in un mondo in cui, per designare l’Umanità non si usa una parola neutra, ma Uomo, appunto, e non Donna; in cui il dio creatore, contro ogni evidenza naturale, è padre ed ha la barba; in cui i “sacerdoti” sono tutti maschi; in cui gli stessi credenti hanno negato l’esistenza dell’anima femminile fino a poco tempo fa; in cui le donne sono state il primo oggetto di scambio; in cui sono rimaste confinate per tempo immemorabile nelle quattro mura domestiche, ricche o povere che fossero; in cui hanno conquistato il diritto di voto, dove ce l’hanno, soltanto negli ultimi decenni; in cui era possibile uccidere una donna, e lo è ancora in buona parte del mondo, per motivi passionali, ricevendo attenuanti dalla legge; in cui il corpo della donna viene o mutilato o esposto al pubblico come quarti di vacca nelle macellerie; in cui, per offendere qualcuno, gli si dice che la madre, o la figlia o la sorella o la zia, sono delle puttane, o che il marito è cornuto; in cui è possibile affittare per qualche minuto o qualche ora o qualche giorno una donna per le sue prestazioni sessuali, legalmente. Questo è il mondo che esse stesse stanno contribuendo a perpetuare con la loro fattiva complicità. Ma è un mondo in cui, care signore, anche incontrando una donna martirizzata, con le vesti stracciate, una corona di spine in testa e una croce sulle spalle, nessuno direbbe mai “Ecco l’Uomo”! E voi vorreste convincerci che questo è il nuovo mondo al femminile? Che la Dea Madre ce ne scampi e liberi!
Forse siamo degli illusi, ma noi ci aspettiamo dalle donne un mondo davvero nuovo, non colmo di despoti con i tacchi. Noi sappiamo che la femmina è il primo essere umano ad essere stato sottomesso; con la sua, è nata la sottomissione universale. Ora essa è prigioniera dei propri stessi pensieri e desideri, forgiati nella fucina, sotto il martello e sopra l’incudine del maschio. Non le basterà dire che le girano le ovaie, per emanciparsi da questa prigionia; neanche imbracciare i fucili in guerra, diventare ministro o presidente e schiacciare con piglio patrigno i lavoratori schiavizzati al suo pari. Né si illuda che possa liberarsi indossando il serioso tailleur, con tacchi a spillo e passo deciso, come nello stereotipo della donna emancipata; perché in realtà sta solo partecipando inconsapevolmente ad un gioco erotico, tutto maschile, ferocemente maschilista, e non le basterà neanche molestare sessualmente il suo bel sottoposto, per raggiungere la sospirata parità. Così facendo, invece ed evidentemente, sta soltanto recitando una parte non sua in un mondo non suo, in cui al massimo può diventare più… sexy; per il maschio, ovviamente.
Sarebbe necessario, invece, che riuscisse a riemergere dalla montagna d’immondizia culturale sotto cui il maschio alfa l’ha sepolta nei millenni con molti altri suoi consimili; prendendo coscienza che dalla sua liberazione dipenderà in gran parte quella di tutti gli oppressi della Terra; sapendo che un nuovo mondo, rispettoso degli uomini e delle donne, della natura e del pianeta, ha bisogno della femmina vera, non di una brutta imitazione del maschio o della sua sguattera. Mettendo in conto che questa sua evoluzione costerà la costernazione di numerose generazioni di esseri umani, rese orfane dalla fine dell’era del Maschio, per secoli, fino a quando non approderanno finalmente a quello nuovo, della Femmina che verrà.
Solo in questo senso riusciamo sinceramente a dire: buon 8 marzo.

Frosinone 7 marzo 2014

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Di Ivano Alteri

Ivano Alteri: Libero professionista di Frosinone, esperto in problemi del lavoro, ha collaborato prima con edicolaciociara.it sul cui sito ha pubblicato interventi relativi al mondo del lavoro e alla politica più in generale. Ha collaborato alla ricerca sugli infortuni sul lavoro svolta dall'associazione Argo per conto della Provincia di Roma, poi pubblicata dalla stessa. Dalla nascita di unoetre.it è membro della sua Redazione

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