di Antonella Necci – Comprare una cartolina di Natale in un supermercato di Londra e trovarci l’appello di un gruppo di detenuti in un carcere cinese.
È successo a una bambina di Tooting, quartiere nel sud della capitale britannica. «Siamo prigionieri stranieri nel carcere di Qingpu, a Shanghai. Siamo costretti a lavorare contro la nostra volontà, per favore aiutateci e denunciate il nostro caso a un’organizzazione che difende i diritti umani», era scritto nella cartolina dentro al pacco dono acquistato al supermercato Tesco da Florence Widdicombe, 6 anni.
Prima di regalarlo a una delle sue amiche, la bambina voleva scrivere gli auguri sul biglietto decorato dall’immagine di un gattino con il cappello di Babbo Natale. Ma quando l’ha aperto ha scoperto che era già stato usato. L’appello, in stampatello per non rendere la grafia riconoscibile, era accompagnato dalla richiesta di contattare un certo Mr Peter Humphrey. Florence ha mostrato al padre l’insolita cartolina di Natale. Lui, incuriosito si è messo su Google e ha scoperto che Humphrey è un giornalista britannico arrestato in Cina e incarcerato per sei mesi nella prigione citata nel messaggio. Dopo aver saputo della notizia, Humphrey ha raccontato sul Sunday Times questa triste storia di Natale. Il gigante britannico Tesco ha subito interrotto i rapporti con i suoi fornitori cinesi.
Non è la prima volta che fatti del genere accadono e ad essere coinvolti non sono solo cittadini stranieri. Anzi. Sono tanti i minori costretti a lavorare, nonostante l’età scolare, e che non possono opporre resistenza perché incatenati al macchinario al quale sono adibiti.
I paesi dell’estremo oriente, Cina innanzitutto, considerano l’essere umano un atomo. Se si distrugge, ce ne sarà subito un altro pronto a sostituirlo. Tutto per creare la potenza industriale più grande del mondo. Volenti o nolenti dovremo fare i conti con tutto ciò. E non sarà un momento facile da affrontare.
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