di Pierluigi Sanna – Sabato scorso, 21 settembre, nell’ambito della Festa democratica che il PD di Pofi ha organizzato in piazza Vittorio Emanuele II, è stato presentato il libro Guerra e Resistenza a sud di Roma. Monti Prenestini e Alta Valle del Sacco, 8 settembre 1943 – 5 giugno 1944 di Roberto Salvatori, studioso di storia della Resistenza nel Lazio, il quale ha svolto un approfondito lavoro di ricerca, per il periodo dell’occupazione tedesca tra il 1943 e il 1944, nei comuni posti a cavallo tra le province di Roma e di Frosinone, immediate retrovie dei fronti di Anzio e di Cassino, con l’obiettivo di dare organicità ed esaustività ai tanti episodi della lotta contro gli occupanti nella zona sud della regione, che non furono di secondaria importanza nell’ambito della Resistenza laziale. Dal lavoro emergono alcuni elementi nuovi e fecondi dal punto di vista storiografico, che pongono sotto una luce diversa la lettura della lotta di Liberazione in questa zona del Lazio, per la quale mancava uno studio unitario con caratteristiche così specifiche. Nel tracciare a grandi linee la costruzione del libro, le fonti di ricerca orali e documentarie e gli argomenti inquadrati in ordine cronologico, l’autore si è anche soffermato, soprattutto, sulle difficoltà organizzative, e reperimento armi, delle varie bande partigiane che via via sorsero nell’area dei monti Prenestini e nel Frusinate. Difficoltà molto meno sentite e superate agevolmente dalle bande del nord Ciociaria – come a Palestrina e a Paliano – dove sia Dante Bersini, il gruppo Praeneste, il CL locale ed Enrico Giannetti, capozona e referente principale del Comitato di liberazione nazionale e del Centro interno del PCI, aveva certamente ovviato, per via della vicinanza con Roma e con le principali basi di rifornimento (Cecchignola, Breda, Fronte militare clandestino ecc.) cosa che riuscì un po’ meno alle bande ciociare a causa della massiccia presenza di truppe tedesche ad Anagni, Veroli, Alatri, Frosinone e Cassino, proprio perché zone troppo vicine al fronte. L’autore si è anche soffermato su Pofi dove, oltre all’eroe della Resistenza il parroco don Silvio Bergonzi, ricordato nell’introduzione dal segretario del PD, si segnala anche Pietro Forti, arrestato dai tedeschi assieme a don Silvio e rinchiusi entrambi nel carcere di Paliano. Si ricorda anche un certo Zeppieri, costretto dai tedeschi a scavarsi la fossa e poi fucilato. Ma anche lo sforzo di Giannetti nel contattare elementi comunisti di Pofi e spingerli ad organizzare una cellula clandestina del partito e a coinvolgere i contadini e la popolazione. Questi uomini avevano trafugato da un camion tedesco una grosso quantitativo di sigarette e lo avevano poi rivenduto per racimolare qualche lira per l’organizzazione. Per la cronaca, don Silvio Bergonzi, scampato alla fucilazione e alla deportazione in Germania, fuggì dal carcere di Paliano la notte tra il 3 e il 4 giugno ’44, grazie ai bombardamenti e all’impatto tra un bombardiere tedesco in avaria e la torre del reclusorio, che aprì dei varchi tra le mura, permettendo anche l’evasione in massa dei detenuti. Il parroco di Pofi andò a rifugiarsi nel vicino convento dei Frati Cappuccini di San Pietro, ma la mattina seguente una granata sparata dall’artiglieria sudafricana sui tedeschi in fuga da Paliano, arrivò ‘lunga’ proprio sul cenobio, e lì rimasero uccisi don Silvio, il padre Guardiano e due sfollati: Nello Cesari di 12 anni e Silvana Alari. All’apertura del dibattito molto interessanti sono apparsi gli interventi di Angelino Loffredi, ex sindaco di Ceccano, storico e studiuso e di Ermisio Mazzocchi, dirigente provinciale del PD i quali hanno arricchito ulteriormente la discussione.
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