bersani 350 min

bersani 350 mindi Aldo Pirone – E’ difficile non voler bene a Pierluigi Bersani, nonostante i suoi molti errori politici, anche gravi. A rendere simpatico l’uomo, sono soprattutto le sue proverbiali metafore dettate da un’antica saggezza contadina emiliana. Non tutte azzeccate per la verità, come quella dello “smacchiare il giaguaro” (Berlusconi) che non portò fortuna né a lui né alla sinistra italiana in generale. Un’altra, “è meglio un passero in mano che un tacchino sul tetto”, equivalente a “meglio un uovo oggi che una gallina domani”, rendeva evidente la postura riformista e gradualista dell’uomo, propria del vecchio comunismo emiliano. Un’altra ancora, “il maiale non è fatto tutto di prosciutti”, gli servì per denunciare la demagogia populista. Crozza, delle metafore bersaniane, ne ha fatto un cavallo di battaglia delle sue gustose imitazioni.

Ultimamente, dopo una fuoriuscita dal PD estenuante ed estenuata da troppi tentativi di compromesso con il renzismo imperante, Bersani è ricorso, per sollecitare i dem a cambiare strada, a quella “mucca in corridoio” che, non vista, pascolava indisturbata nell’appartamento della sinistra; per la verità già da parecchio tempo prima dell’avvento di Renzi.

Ieri sera, interloquendo alla trasmissione TV de La7 “in Onda” di Telese e Parenzo, Bersani ha tirato fuori un’altra espressione che rende bene le difficoltà e i pericoli da cui la sinistra deve guardarsi: “non prenotare il boomerang”. L’ha fatto nel contesto di un intervento in cui ha espresso con una certa nettezza ed efficacia la sua opinione su che cosa debbano fare subito e verso chi i possibili contraenti di un accordo di governo: rivedere le norme sul lavoro, fra cui lo sbrego sull’art. 18, contenute nel jobs act renziano, tipo i licenziamenti collettivi; quanto alla salvaguardia dei minimi salariali ha ribadito che la via è quella di dare forza ai contratti erga omnes per ridurre il numero di contratti fatti da piccole sigle sindacali di comodo (in dieci anni – ha detto – sono lievitati da 400 a 800) attraverso cui passa il dumping salariale. Poi, bisogna abbassare le tasse sul lavoro, finanziandole con la progressività e la lotta all’evasione. Sull’immigrazione ha detto che serve un progetto nuovo, non buonista, umano e razionale che metta al centro i 600 mila immigrati irregolari oggi esistenti in Italia. Infine – ha aggiunto – va fatto qualcosa per difendere i consumatori dalla prepotenza del mercato.

Tutto ciò, e altro ancora, dice Bersani, appunto per “non prenotare il boomerang”. «Un Governo dura se pedala, pedala se trova la strada giusta e ciò avviene se corrisponde a una ripresa di contatto con le esigenze popolari. […] Penso che fare un accordo fra centrosinistra e M5S sia obbligatorio – ha detto -, di fronte a un’emergenza politica di una destra regressiva, che porterebbe questo Paese a essere più povero e autoritario. Detto ciò non sono certo tranquillo, perché questa operazione effettivamente può avere un effetto boomerang, a meno che non riesca a dire qualcosa a quel popolo che guardava a noi e al M5S e che se ne è andato per dei motivi sui quali bisogna dire che abbiamo sbagliato qualcosa, sia noi che il M5S. Correggere quel che ha fatto Salvini non è sufficiente».
E’ quello che pensano molte persone di sinistra che in questi giorni seguono le evoluzioni della crisi strette fra la speranza di una svolta democratica e il timore che la sinistra, il PD e il M5s non riescano a produrla nel modo dovuto, in grado non solo di relegare Salvini e la destra all’opposizione ma di ridurne significativamente il consenso nel paese.

Bersani fa bene a non essere tranquillo. Non lo siamo neanche noi.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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