Verdone in Compagni di scuola

Verdone in Compagni di scuoladi Aldo Pirone – Sabato scorso, in quel di Verona, a difendere la “stabilità della famiglia” c’era una schiera di politici di destra la cui prerogativa principale è l’ipocrisia. Nel cattolicesimo c’è sempre stato un filone praticante la doppiezza morale, bigotto e paganeggiante, sostanzialmente anticristiano; dedito non a testimoniare la fede, ma a imporla agli altri, magari con l’ausilio dei carabinieri ove fosse necessario, giacché l’Inquisizione non è più di moda. Negli anni passati, i raduni del family day sono stati onorati dalla presenza di Berlusconi, il che è tutto dire, da Casini e altri numerosi plurifamiliari divorziati. Questa volta, non bastando il campionario dell’ipocrisia italiano, sono venuti pure dall’estero.

Tra gli italiani difensori della “sacra famiglia” sono da annoverare: Salvini, divorziato, padre due volte con donne diverse; la Meloni, madre, convivente more uxorio; Daniela Santanchè madre di un figlio concepito con tal Canio Mazzaro e ora convivente, e connivente nelle idee, con Alessandro Sallusti; Elisabetta Gardini (FI) divorziata e ora convivente con altro compagno; Marco Bussetti, separato, ministro dell’istruzione; e tanti altri ancora. Nella destra fascista, senza post, tra i difensori della stabilità della famiglia ci sarebbe da citare anche Ignazio La Russa: due matrimoni e un divorzio. E tanti altri ancora. Si ricorda, in proposito la lezione di coerenza etica del loro avo Giorgio Almirante che nel ’74, nel referendum sul divorzio, schierò il Msi a difesa della “sacra famiglia” mentre lui aveva già divorziato in Brasile unendosi poi con Raffaela Stramandinoli, detta Assuntina, anche lei separata dal marchese Federico de’ Medici. Assunta e Giorgio avevano avuto una figlia e si erano poi sposati in chiesa nel 1969 tramite rito di coscienza. Uno dei riti che la Chiesa usava per aggirare i divorzi civili avvenuti in altri paesi o le separazioni avvenute in Italia.

Quando si vedono, come a Verona, andare in onda questi spettacoli d’ipocrisia a me viene sempre in mente il film cult di Carlo Verdone “Compagni di scuola”. La scena è quella del suocero che cerca di convincere Verdone a tornare dalla moglie. Il dialogo si svolge in un parcheggio.
Dice il suocero a Verdone, alias Piero Ruffolo soprannominato “er patata” nel film : “Che io so’ un santo? ….No. Nun so’ un santo manco io. Anzi! Se c’è uno che je dovrebbero dà l’oscar de mignottaro, quello so’ io. … E tu manco te l’immagini quello che ho fatto io. Bianche, nere, gialle, more, bionde, davanti, de dietro, in piedi, a pecorone, in ginocchio … però ar primo camapnello d’allarme, tac, un tajo netto. E lo sai perché…Perché la famija è sacra”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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Di Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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