Ieri, giovedì 18 ottobre 2018, i sindacati Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno incontrato la Regione Lazio per affrontare le ragioni del ritardo nell’attuazione dell’accordo definito il 28 febbraio scorso che prevedeva la proroga della mobilità in deroga ancora per unanno, attraverso 4 finestre di erogazione (che fecero sorgere tanti dubbi ai disoccupati) e l’avvio delle politiche attive pattuite e definite non solo in quella data ma sin dal 9 maggio 2017. Risposte sfuggenti, evasive, insoddisfacenti e scoraggianti sono la conclusione di un incontro inconcludente: le determine per i beneficiari della seconda finestra non sono state ancora inviate al Ministero, ancorché pronte, perché la Regione vuole prima la certezza dei finanziamenti ministeriali. (??)
Ieri, alla Provincia l’assemblea di Vertenza Frusinate: il salone vede una presenza di disoccupati senza precedenti. Alla loro richiesta di attingere ai 60 milioni di euro giacenti presso l’INPS, inutilizzati e, che sarebbero dovuti essere stati sbloccati da più di un anno, qualcuno è caduto dalle nuvole chiedendo ma quali sessanta milioni? «Ma ancora mi stai a quali…?» Poi si viene a sapere che l’assessore regionale Di Berardino, reatino di origine, non vuole utilizzarli nel Frusinate, ma solo nel reatino…perchè, sono entrambe due aree di crisi complessa e quella di Rieti è stata dichiarata tale in seguito al riconoscimento di quella di Frosinone? Comunque, in questo modo, ora anche lui ammette che quelle somme esistono.
Gino Rossi con forza richiede chiarezza e verità. «Se qualcuno vuole mettermi il bavaglio sta sulla strada sbagliata»; e subito dopo ricorda le “certezze” che oggi non sono più tali come accade per la seconda finestra che invece non è più “certa”. La sala rumoreggia. Rossi vuole sapere chi dice la verità.
Se poi i disoccupati s’indignano qualcuno si meraviglia e magari ritira fuori la sfiatata storiella che lo Stato li ha mantenuti per oltre un decennio. Dabbenaggini. Perdono il posto di lavoro, la Regione con fondi europei propone loro di fare inutili corsi per manicure, le fabbriche chiudono nel frattempo e, che avrebbero dovuto fare, riaprire bottegucce da ciabattini di vicolo nei nostri paesi di ciociaria per mettere alla prova la loro capacità imprenditoriale?
Suvvia, bisogna essere seri, evitando di appellarsi alla furberia che qualcuno ha svolto lavoro nero. Ci sono stati fior di funzionari regionali che richiamavano questa “furberia” per suggerire ai senza lavoro di non lamentarsi e di smetterla di chiedere interventi pubblici. Quel periodo è passato, dopo tanta sordità è stata riconosciuta la legittimìtà di affrontare l’emergenza anche come presupposto per creare le condizioni di attesa di un nuovo lavoro. E’ quanto stanno facendo, anche per quest’anno, due parlamentari ciociari, Segneri e Frusone, che hanno pronto un nuovo emendamento per la proroga della mobilità da inserire nella prossima finanziaria.
Ma chi si è posto il problema di nuove e diverse politiche del lavoro? Che fine hanno fatto i tirocini regionali e i lavori sociali per gli over 60? Perché i sindaci che sono senza fondi non richiedono questi lavoratori che sarebbero pagati dalla Regione? Poi non si vada in giro a raccontare che i disoccupati non vogliono lavorare.
Ci vuole un cambio di passo. Da parte di chi governa e da parte di chi lotta. Rossi chiede quali iniziative prenderanno i sindacati? Rossi chiede che guidino una vasta mobilitazione nelle prossime ore e la sala si abbandona ad applausi scroscianti. Arriva Antonio Pompeo mentre parla Stefano Tomaselli della Cisl: «I sindacati ieri hanno ribadito alla Regione che l’unico accordo valido per le organizzazioni dei lavoratori è quello del 28 febbraio. Abbiamo lasciato l’incontro perché entro 10 giorni vogliamo conoscere che le risorse necessarie a soddisfare quanto previsto nell’accordo firmato, sono state reperite».
Il malumore ormai è vera e propria insofferenza rumorosa: «andiamo noi alla Regione». Enzo Valente, segretario generale dell’Ugl, invita subito con un accorato appello, a non considerare nemici i sindacati. «La nostra posizione è ferma: l’intesa va onorata senza ripensamenti».
La sala si rasserena un po’. Ci sono circa 50 milioni di sponibili. Eccoli che finalmente rispuntano. Grazie Vertenza Frusinate, che nell’ultima assemblea ponesti come determinanti e insostituibili queste somme individuate già nel maggio 2017.
«Chi deve Trovare i fondi necessari, Caro Valente?» -chiede Rossi. «Per il 2018 è la Regione che deve recuperare le somme nei 5O milioni. Il Governo deve invece trovare le somme fino al 2020», è la risposta.
Il consigliere regionale dell’M5S, Loreto Marcelli, dichiara ancora una volta la sua «disponibilità e critica gli assenti impegnati a tagliare nastri come Buschini» ad esempio. Enrica Segneri, deputata pentastellata della Commissione Lavoro di Montecitorio, viene interrotta nel suo dire appena avviato. Rossi interviene di nuovo per placare gli animi anche redarguendo chi alza la voce. Riprende la Segneri. «La Regione Lazio deve prendersi la responsabilità degli impegni presi il 28 febbraio. Zingaretti allora si assunse l’onere di utizzare le somme giacenti all’INPS. Ora lo deve fare. Per il rifinanziamento di tutte le aree di crisi complessa le somme saranno nel bilancio che si voterà a dicembre».
Danilo Magliocchetti, consigliere provinciale e comunale dii Forza Italia, sottolinea che «gli impegni presi con i di soccupati vanno rispettati perché si tratta della vita delle loro famiglie», ricordando la propria disponibilità riconosciutagli da tutti i disoccupati presenti. Un applauso conferma le sue parole.
La parola passa al Presidente Pompeo. «Non sto qui a giocare a ping pong (l’abusato giochino del rimpallo fra istituzioni). Qui con voi la Provincia c’è stata ed io pure, certamente. Con il ping pong ci rimettono i disoccupati o chi ha bisogno di aiuto. Il riconoscimento dell’area di crisi complessa per questo territorio lo abbiamo conquistato qui in questa sala».
Ora, viene da dire per dare una speranza, bisogna allargare lo sguardo. Occorre chiudere rapidamente questa emergenza e avviare una campagna di proposte per il lavoro. «Vogliamo lavorare». Ritorna con decisione questa parola d’ordine.
E noi che ascoltiamo, aggiungiamo: si deve allargare lo sguardo e far pesare tutti i numeri dei disoccupati di ogni età. Da tutti loro deve partire una spinta poderosa anche preparandosi, se necessario, ad una battaglia di resistenza, senza perdere ficducia.
Un impegnato Gino Rossi ha governato brillantemente questa difficile e sofferta assemblea. I senza lavoro, d’intesa col presidente Pompeo, si sono riconvocati per venerdì 26 ottobre con l’intento di sollecitare risposte urgenti.
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