Chi legge attentamente quanto con molta puntualità riporta L’Inchiesta quotidiano, il 23 ottobre, dell’intervento dell’Assessore regionale al Lavoro, Claudio Di Berardino, durante il 2° Congresso della Cgil Frosinone-Latina troverà due affermazioni che meritano attenzione. Quella di chi scrive è scontata, dopo aver aver riascoltato per l’ennesima volta la ricostruzione dei disoccupati uniti di Vertenza Frusinate, anche testimoni oculari di alcune decisioni ed affermazioni.
La prima riguarda una preoccupazione per il destino dei “centri per l’impego”. «Attenti agli slogan – dice l’Assessore – sulla loro trasformazione. Non vorrei si trasformassero da occasione per mettere in campo politiche attive per il lavoro in occasione per attuare politiche assistenziali. Abbiamo bisogno sicuramente di welfare ma non che quest’ultimo si sostituisca al lavoro».
Ma quando mai i centri per l’impiego hanno prodotto qualcosa per le politiche attive? Sono stati depotenziati e sterilizzati a favore di agenzie private per il lavoro, lautamente finanziate dalla “Regione” appunto. Qualunque intervento su di loro si faccia non può che riportarle in vita, migliorarle e ridare dignità al “pubblico” così pesantemente mortificato sia nell’intervento per le politiche attive che quelle di welfare.
La seconda preoccupazione raggiunge l’empireo delle valutazioni.
Dopo avere ricordato gli “straordinari” interventi regionali d’intesa con il ministero dello Sviluppo economico, che qui in provincia di Frosinone nulla hanno promosso o prodotto. L’unico baluginato ha rischiato di finire nelle mani rapaci della chimica farmaceutica, se non fossero interventi controllo (anche della magistratura) si può leggere: «C’è una questione degli ammortizzatori sociali in deroga. Voglio essere chiaro: se il sindacato vorrà io sono pronto a fare quello che il sindacato mi chiede. (vivaddio) Noi abbiamo una condizione in cui per il 2018 per gli ammortizzatori mancano all’appello circa 13 milioni di euro. Il fabbisogno stimato non è stato realmente coperto. Noi siamo impegnati col ministero ed abbiamo chiesto questi 13 milioni di euro e in più abbiamo anche sollecitato il finanziamento del 2019. Perché dobbiamo tenere ancorato il Ministero sulla partita dell’area di crisi complessa e sugli investimenti conseguenti all’accordo di domani. La Regione Lazio – ha aggiunto Di Berardino – ha una sorta di tesoretto presso l’Inps: ci sono circa 50 milioni di euro». Meno male che c’è una somma conosciuta dal maggio 2017, spessissimo negata e oggi finalmente ammessa. Una prima domanda, a tutti risultava che fossero 60 milioni perché sono diventati 50? 10 sono stati spesi e come?
Prosegue il dire dell’assessore: «Il ministero non sappiamo quanti ne vorrà trattenere e quanti ne vorrà dare alla Regione». Seconda questione da porre è la seguente, sin dal 9 maggio del 2017 tutti i presenti a quel tavolo di accordo (Vertenza Frusinate testimone oculare) sapevano che erano somme, giacenti da tempo all’Inps, interamente utilizzabili dalla Regione Lazio. Com’è che a questo punto compare una ”comproprietà”? … (E poi, si sa già che Il Ministero o meglio il Governo ha dichiarato per bocca di membri della Commissione lavoro, che nella finanziaria prossima ci saranno le somme per il 2019, 18 ottobre scorso alla Provincia – ndr).
L’Assessore, dimentico del Governo, a questo punto tira fuori il consiglio dal cappello e folgorante arriva una verità. «Il punto non è questo: abbiamo chiesto lo sblocco di queste risorse accumulate perché nel corso degli anni tra il dare e l’avere è rimasto qualcosa da parte (si rammenta che le somme giacenti all’Inps erano della Cig straordinaria inutilizzata e non frutto di accurati risparmi ndr). Ma questi fondi, – prosegue Di Berardino – lo dico con ‘chiarezza’ (?) a Frosinone, non sono per le aree di crisi complessa, ma servono ad aiutare quei lavoratori che hanno perso il posto con ammortizzatori che sono fuori dall’area di crisi complessa. Credo che in una forbice come questa dobbiamo portare a casa tutti e due i risultati: quello per l’area di crisi complessa e quello per gli altri lavoratori in difficoltà. Altrimenti noi sceglieremmo solo di aiutare solo una parte dei lavoratori».
Quanta saggezza e quanta equanimità! Ma Assessore che razza (non ci faccia usare altri vocaboli impronunciabili per farci capire) che razza di ragionamento è questo? Prima informa che per l’Area di crisi complessa è previsto un 20% in più e poi separa i fondi d’intervento?
Giusto, prima di ogni cosa, i disoccupati sono e devono essere tutti uguali; 2 – il + 20% è appunto un di “più” quindi è legittimamente aggiuntivo (cioè sta nei 60 o se preferisce 50 milioni e se mai avrebbe bisogno di una integrazione non di una “estraneazione” da un fondo che i disoccupati frusinati negoziarono per loro sempre in quel 9 maggio 2017 e sin da allora andavano utilizzati ai fini della mobilità in deroga; 3 – se tutto questo è vero sin da un anno e mezzo perché mai nell’autunno del 2018 si devono cercare nuove somme che avrebbero già dovuto essere utilizzate con la precisa destinazione che, ricordata poc’anzi, evidentemente dovevano esser presenti agli stipulanti l’accordo Regione-Sindacati del 28 febbraio ’18. Altrimenti, ultima domanda, che stavano firmando?
Che cos’è questo ping-pong con il Ministero, una sfida con la maggioranza di governo. Legittima, ma non sulla pelle dei disoccupati ciociari e delle loro famiglie prive di reddito.
25 ott ‘18
aggiornato alle 08,56 del 26 ottobre 2018