di Giuseppe Sarracino* – In questi giorni è stato reso noto il rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), sui cambiamenti climatici, curato da novantuno autori da tutto il mondo. L’IPCC, esaminando oltre seimila referenze scientifiche, rileva che in pochi anni (20) il pianeta potrà raggiungere un aumento della temperatura di 1,5° se non si metteranno in pratica tagli importanti nelle emissioni di anidride carbonica.
Gli impatti di tale aumento della temperatura si sentiranno attraverso gli ecosistemi ma anche su comunità ed economie umane. Questi impatti includono tempeste più violente, meteo ancora più incerto, ondate di calore pericolose, aumento del livello del mare, danni su larga scala a infrastrutture e dinamiche migratorie. Sono manifestazione che da tempo colpiscono molte aree anche del nostro paese, come la Sicilia, Calabria, Sardegna, Liguria solo per ricordarne alcune. Non si tratta di fare “terrorismo ambientale” ma al contrario, il rapporto vuole sottolineare la necessità di rispettare l’Accordo di Parigi 2015, sottoscritto dalla maggior parte dei paesi del mondo i quali hanno stabilito di mantenere l’aumento delle temperature ben di sotto i 2°C. Si tratta di una sfida enorme che richiederà l’abbandono di tutte le infrastrutture basate sull’uso di combustibili fossili, l’implementazione di fonti di energia rinnovabili e la rimozione del carbonio dall’atmosfera su larga scala.
Tali notizie che interessano la sopravvivenza del nostro pianeta, in Italia passano tra il totale disinteresse generale. Al contrario sarebbe necessario riflettere sul modello di sviluppo economico che intendiamo seguire per contribuire massicciamente alla riduzione dei gas climalteranti e quale ruolo possono svolgere le nostre città per migliorare la qualità urbana. Il prossimo 29 ottobre, a Milano sarà presentato, l’annuale Rapporto Ecosistema Urbano di Legambiente/Il Sole 24 Ore, sulla qualità ambientale delle 104 città capoluogo. Il rapporto non vuole essere una lista nella quale sono elencate le città buone e quelle cattive, esso vuole unicamente segnalare i punti di forza e di debolezza delle città nei confronti della qualità ambientale urbana, al fine di progettare linee strategiche per ridurre gli inquinanti, aumentare il verde, evitare la dispersione dell’acqua, avere una maggiore differenziazione dei rifiuti, conservare il suolo.
Tutto questo impone una seria riflessione sul tipo di crescita e sviluppo delle nostre città, le quali di fronte alla grave crisi climatica ed ecologica, possono essere dei veri e propri catalizzatori per uno sviluppo di qualità. La continua migrazione di popolazione nelle aree urbane, tre quarti degli europei vive in città, comporta una grande concentrazione di cibo, acqua, energia, lo smaltimento di tonnellate di rifiuti, misure contro gli inquinati dell’aria e dell’acqua, nonché un forte consumo di suolo. Nel 1900 ogni persona sul pianeta aveva a sua disposizione circa 8 ettari, attualmente ha 2 ettari, si stima che nel 2050 un uomo avrà a disposizione appena 1,40 ettari di suolo libero. Urge l’avvio di un nuovo modello di città, le “green city “ i cui obiettivi non isolati e circoscritti devono essere parti di un ampio disegno di rigenerazione e riqualificazione urbana, con attenzione alle implicazioni economiche, occupazionali e sociali. All’intero di esse gli alberi possono giocare un ruolo rilevante e strategico per il taglio delle emissioni infatti, la riforestazione, insieme a un miglioramento della gestione forestale, potrebbe rimuovere la CO2 dall’atmosfera fino al 18% delle riduzioni che dobbiamo raggiungere entro il 2030.
Tutto questo richiede politiche nazionali e regionali capaci di offrire alle città un progetto che poggi almeno su tre elementi strategici ovvero, qualità ambientale, circolarità delle risorse e politiche di mitigazione e adattamento climatico. Purtroppo occorre registrare che le città capoluogo del Lazio, hanno occupato le ultime posizioni della graduatoria generale del Rapporto Ecosistema Urbano 2017, Roma 88/104, Latina 89/104, Frosinone 99/104, Viterbo 102/104, solo Rieti conquista una discreta posizione ovvero 61/104. Non meno grave è la situazione per l’intera provincia di Frosinone, infatti, secondo i dati forniti dal Sole24Ore qualità della vita 2017, che non riguarda solo l’ambiente, la Ciociaria occupa l’87/104 posizione. Ciò evidenzia come la capacità di risposta e di gestione ambientale e non solo, delle amministrazioni comunali, ma anche della Regione, è del tutto inefficace e insufficiente, ossia manca qualsiasi capacità di proiettarsi verso un nuovo modello urbano, più sano, più vivibile, più accessibile, più efficiente, più moderno. L’appello lanciato dal rapporto IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), non è soltanto un grido di allarme ma un invito a fare presto per salvare il bene più prezioso che abbiamo ovvero il PIANETA TERRA.
*Agronomo Paesaggista
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