ANALISI OPINIONI DIBATTITI
Per ora accusiamo un preoccupante deficit di opposizione
di Ignazio Mazzoli
Domenica 26 febbraio si potrà esprimere il voto pubblico per le primarie del PD, che sancirà chi sarà il nuovo segretario. Ma… ancora non ci è stato dato di sentire o di leggere valutazioni approfondite sull’esito del voto del 25 settembre ’23 che potrebbero essere un supporto necessario per tracciare una via di condotta egualmente lontana da un astensionismo di fatto o da azioni improvvisate isolate e senza organica continuità. Le elezioni politiche del 25 settembre rappresentano una modificazione significativa del panorama politico italiano. Sia nello schieramento di centro destra che in quello di centro sinistra. Si tratta di cambiamenti talmente rilevanti da suggerire la ridenominazione dei due schieramenti. La vittoria di Giorgia Meloni e del suo partito, così come il crollo della Lega e il costante indebolimento di Forza Italia, definiscono una coalizione non più di centro destra, ma di destra centro.
Al di là di alcune scelte identitarie di “bandiera” contrastate ed in parte anche rimangiate, le opzioni di politica economica non sono sostanzialmente diverse dal passato. Al contrario. Occorrerà aspettare qualche mese per capire se questo avvio verrà confermato o se, progressivamente, Meloni e il suo Governo si sposteranno su posizioni più in sintonia con quelle che nel recentissimo passato avevano sostenuto.
Mi sembrano fuori luogo apprezzamenti e complimenti. Dopo le giravolte rispetto alle posizioni propagandistiche degli anni che precedono l’arrivo al governo di Fratelli d’Italia, si potrebbe anche pensare ad “una furbata”, pur se inevitabile in questa Europa. Altro che brava, complimenti e plausi ai furbi non è proprio saggio rivolgerli. Gli italiano già fecero questo errore con Silvio Berlusconi, apprezzando i suoi comportamenti da piacione, prima delle rivelazioni delle leggi ad personam e del Bunga-Bunga. Il plauso è un elemento di orientamento, specie se dato dagli avversari (un po’ di coerenza non guasta). Una cosa è assentire o anche condividere una scelta, altro un pronunciamento complimentoso, neppure richiesto dalle circostanze date.
Giorgia Meloni pare muoversi con grande cautela sia in campo nazionale, che europeo, che internazionale. In sostanziale continuità col governo Draghi. Lei deve accreditarsi come affidabile.
IL CAMBIAMENTO PIU’ PREOCCUPANTE
Il cambiamento più rilevante, però, è avvenuto nel campo del centro sinistra, in cui il Pd è in una tenaglia. L’altissima astensione (che alcuni sondaggi rilevano che sia da attribuire soprattutto gli elettori di sinistra delusi) è determinante nel configurare il cambiamento.
Con il sistema maggioritario il PD era il perno della coalizione. Oggi non lo è più, non solo, ma si trova a fare i conti con un Movimento 5 Stelle la cui direzione impressa da Giuseppe Conte potrebbe collocarlo inequivocabilmente nel campo progressista. A destra è insidiato dal partito di Calenda/Renzi che, in una situazione di indeterminatezza di scelte politiche, potrebbe attrarre oltre a pezzi di Forza Italia, come è già avvenuto, anche la componente renziana rimasta nel Pd. Il percorso congressuale delle primarie, alle quali partecipano quattro candidati (Bonaccini, Schlein, De Micheli, Cuperlo), non lascia intravedere una via di uscita da questa crisi. Una eventuale vittoria di Bonaccini per le sue posizioni (basti pensare alla autonomia differenziata) e il suo profilo politico, aprirebbe spazi ancor maggiori per Conte e le forze alla sua sinistra, mentre una vittoria di Schlein potrebbe determinare una emorragia verso Calenda/Renzi. Insomma. Che cambio rilevante e, probabilmente, non contingente! E, c’è un ulteriore aspetto: l’incremento dell’astensionismo, aggravato ancor più dopo l’esito del voto in Lazio e Lombardia, come segnale della forte crisi di rappresentanza dei ceti sociali più deboli da parte della sinistra.
La crisi e l’indirizzo del Governo.
In Occasione dei 100 giorni dalla nascita del suo governo, Meloni per dimostrare la positività delle azioni intraprese in ambito economico ha citato il calo dello spread e l’aumento del Pil rispetto le previsioni. Per una rappresentante della “destra sociale” sorprende, l’attenzione a questi dati anziché ad altri, ma tant’è. La Presidente del Consiglio è passata in pochi giorni dall’essere l’anti Draghi, ad essere un Draghi in miniatura. Anzi, oggi, risulta essere di fatto la redattrice della famigerata agenda Draghi che, ora, grazie a lei, esiste.
La realtà del Paese altra è, e, diverse sono le sue esigenze. Partiamo dall’inflazione che è arrivata a due cifre e ora perdura alta anche se a due cifre non è più. Questo dato di realtà per lavoratori dipendenti e pensionati, che non hanno più alcuna forma di recupero del potere di acquisto rispetto all’aumento del costo della vita, vede scomparire una mensilità di reddito all’anno. E, non dimentichiamo che i redditi da lavoro dipendente in Italia sono i più bassi d’Europa. E’ una enormità, che per molte e molti significa rinunciare a cose essenziali, a partire dalle cure mediche. Questa inflazione, indotta soprattutto dal rialzo del prezzo dei prodotti energetici e, quindi, dalla guerra, si inserisce in un contesto già critico per il nostro Paese, che conta un altro record negativo in Europa, quello della povertà, con 6 milioni di poveri. E, ”qui”, il Governo che fa? Elimina il reddito di cittadinanza, unica misura che ha contrastato l’espansione della povertà però spende un miliardo per inviare armi in Ucraina, un miliardo per finanziare le grandi società sportive e aumenta le spese militari. 
Cgil e UIL hanno mobilitato il mondo del lavoro. E, dovranno continuare poiché la finanziaria approvata ha una copertura di pochi mesi e dobbiamo temere che le prossime misure ricadranno nuovamente sui ceti sociali più deboli. Come è noto il Governo ha deciso di abolire il reddito di cittadinanza approfittando di alcune storture che richiedevano solo di essere corrette. Sarebbe come dire: siccome qualche falso invalido percepisce la pensione di invalidità, l’aboliamo per tutti. Grideremmo all’assurdo. Non a caso una forma di reddito è presente in tutti i paesi europei. La verità è che lo si vuole eliminare perché la sua esistenza fa esigere una paga oraria del lavoro più alta. Visto così è un attacco diretto anche al salario minimo.
Ciò che in questo Paese scandalizza non è il reddito di cittadinanza, ma piuttosto i salari e le pensioni più basse d’Europa, i troppi giovani costretti a lavorare gratis o a 3-4 euro l’ora. È importante mobilitare su questi temi, in particolare per la difesa del reddito di cittadinanza, per la pace, contro l’invio di nuove armi e l’aumento delle spese militari. È inaccettabile destinare risorse per le armi e tagliare forme di tutela per i più poveri.
LA GUERRA E LA PACE CHE NON SI VEDE
Ciò che in questo paese scandalizza è la servile osservanza delle scelte USA. La Guerra Russia/Ucraina o, meglio, Russia/USA-NATO per tramite Ucraina. Ci viene ripetuto quotidianamente da quando è iniziato il conflitto è che “c’è un aggredito e un aggressore”, come se il discorso potesse chiudersi qui. C’è uno schematismo che non ci aiuta a comprendere le complesse e molteplici cause che da più di un decennio hanno determinato questa barbarie e quindi impedisce finanche un cessate il fuoco e tanto più trovare la strada per una soluzione di pace, che deve restare il nostro unico vero obiettivo.
La nostra condanna rischia di essere totalmente inutile senza una lettura più profonda di come si sono create le condizioni perché si arrivasse al drammatico epilogo a cui stiamo assistendo.
Ricordiamo l’impegno assunto all’indomani del crollo del muro di Berlino di non allargare la NATO all’Est e poi stracciato? Ricordiamo
gli accordi Regan-Gorbaciov? E che dire della decisione, da parte del governo ucraino, di inserire nella Costituzione la adesione alla NATO? I 14.000 morti nel Donbas ad opera delle milizie naziste al servizio del governo ucraino e il divieto, ad una popolazione quasi completamente russofona, di usare la lingua russa e di insegnarla nelle scuole?
L’addestramento che inizia ben prima del 24 febbraio 2022 di militari ucraini da parte della NATO?
E vien da chiedersi: perché se il Kosovo chiede l’autonomia, non solo la richiesta viene considerata legittima, ma si scatena una guerra per conseguirla, mentre se la chiede il Donbas succede il contrario?
E perché se l’invasore di un territorio si chiama Israele, ciò non suscita nessuna reazione da parte di chi oggi contrasta l’operato della Federazione Russa?
Come mai nessun governo, che in questo anno ha ripetutamente inviato armi all’Ucraina, non lo ha fatto anche per il popolo palestinese il cui territorio è stato illegittimamente invaso?
Si potrebbe continuare. Che significa oggi continuare a riaffermare che “c’è un aggredito e un aggressore”! (verità che tutti conoscono) se non motivare il riarmo e il prolungamento della guerra senza neppure provare a impegnarsi per mettere a disposizione del mondo un tavolo internazionale di pace? Che significa affidarsi alla decisione ucraina per stabilire data e condizione di una eventuale pace? L’Ucraina decide la guerra per noi e fors’anche può decidere la terza guerra mondiale?
Ciò che scandalizza è l’abdicazione dell’Unione Europea ad un ruolo di forza diversa e distinta da Usa e Russia prendendo nelle sue mani il compito di comunità capace di lavorare per costruire e offrire un tavolo internazionale di pace! Neppure s’intravvede qualcuno che operi seriamente per “un cessate il fuoco”. ALMENO
Non sono domande retoriche, quelle poste. Sono quelle che frullano nella testa del 52% degli italiani che non vogliono l’invio di armi. Le guerre sono sempre da evitare chiunque le faccia. Non ci sono guerre sante.
In questi decenni il mondo è cambiato. Quello che doveva succedere dopo il crollo del muro di Berlino, e cioè un dominio incontrastato da parte degli Stati Uniti d’America, non solo non è avvenuto, ma si sta concretizzando un esito opposto.
Il mondo diviso in due blocchi che ha contraddistinto il Novecento, non è stato sostituito da un mondo unipolare, come volevano gli USA, ma – tendenzialmente – multipolare. Solo se partiamo da qui comprendiamo ciò che sta succedendo in Ucraina. La terza guerra mondiale a pezzi – di cui ci parla Papa Francesco – ha questa causa di fondo.
D’altra parte, si può onestamente credere che gli USA e la NATO stiano intervenendo in Ucraina perché gli sta a cuore il rispetto del
diritto internazionale?
E’ bene ricordare che il primo governo al mondo per numero di violazioni del diritto internazionale dal dopoguerra ad oggi è quello nordamericano. Gli Stati Uniti e la NATO alimentano la guerra in Ucraina per un obiettivo ben preciso: sconfiggere Putin per riportare la Federazione Russa ai tempi dì Eltsin, per poi riversare le proprie forze sulla Cina, vero antagonista per il mantenimento del dominio nel mondo.
Il problema dell’umanità oggi, ad un anno dall’inizio del conflitto, è che non si intravede una via d’uscita. Il presidente ucraino chiede continuamente armi sempre più importanti, gli Stati Uniti spingono l’Europa perché vada in quella direzione e l’Europa si adegua. Nessun paese europeo ha avuto e ha la forza o la volontà di porsi su una posizione diversa, che potrebbe aprire uno spiraglio per una trattativa.
A questo punto la possibilità di una estensione del conflitto, con un coinvolgimento della NATO, non può essere esclusa. Così come l’utilizzo di armi nucleari. Che fare, dunque?
Non resta che mobilitarsi in tutto il mondo contro la guerra. Il nostro Paese mantiene una importante sensibilità su questo tema. Lo dimostrano tutti i sondaggi e la importante manifestazione del 5 novembre scorso che va riproposta. Si ritrovarono una miriade di sigle e forze sociali e politiche*
C’E’ UNA SINISTRA ITALIANA E IN TUTTO QUESTO DOV’È? IL PREOCCUPANTE DEFICIT DI OPPOSIZIONE
In questo quadro, con una guerra che rischia di aggravarsi e con un Governo di destra, ciò che emerge è la debolezza della sinistra, la sua incapacità di trovare il bandolo della matassa che la faccia uscire da una crisi ormai trentennale. All’inizio di questo articolo si è parlato del cambiamento avvenuto nel centro sinistra. A fronte dell’indebolimento e della paralisi del Pd va osservata la tenuta del Movimento 5 Stelle e, soprattutto, la sua graduale trasformazione. La sua, ora sembra una collocazione nel campo progressista. Non risolve, certo, il problema della mancanza di una sinistra nel nostro Paese. Non possiamo pensare che la sinistra possa essere rappresentata dal solo Pd anche nel caso in cui vincesse Elly Schlein, come auspicano i compagni di Articolo 1 entrati in quel partito. Non ci sfuggono gli elementi di distinzione tra i vari candidati alle primarie, ma il fatto che hanno la stessa posizione sulla guerra è un elemento ogni giorno più dirimente, purtroppo chiarificatore.
Prima di tutto dobbiamo chiederci e delineare che cosa è la sinistra italiana odierna. Se non vive solo di autodichiarazioni.
Nel 1991, all’indomani dello scioglimento del PCI, per mantenere in Italia una presenza comunista, nasce Rifondazione Comunista. Sicuramente un tentativo interessante realizzata a sinistra nel nostro Paese dalla Bolognina in poi. Purtroppo, dopo la sconfitta della Sinistra-Arcobaleno e il Congresso del Prc di Chianciano del 2008, il Prc si è progressivamente indebolito.
Un altro tentativo lo si trova a cavallo del 2015, quando si cercò di unire tutto quanto si muoveva a sinistra del Pd. La sinistra esiste e
dobbiamo unirla se vogliamo che si affermi perché sia credibile in particolare al mondo del lavoro, era il ragionamento. Si crearono condizioni che lasciarono sperare: Sinistra Ecologia e Libertà si trovò al fianco la parte di Rifondazione che aveva dato vita a Sinistra e Lavoro e Act, una organizzazione prevalentemente giovanile che decise di aderire al progetto. Ma “la cosa” entrò in crisi ancor prima di partire. Infatti a Rimini, nel 2017, il congresso costitutivo di Sinistra Italiana, che doveva rappresentare il punto di partenza di una sinistra unita, si concluse con una scissione. Articolo 1 da una parte, Sinistra Italiana dall’altra.
Questa è un’amara costatazione dei fatti e il riconoscimento di un fallimento rispetto all’obiettivo di invertire la rotta della frammentazione, non deve ovviamente impedire di valorizzare ciò che c’è e che resiste.
Rifondazione Comunista oggi s’impegna con Unione Popolare e pur non avendo conseguito il quorum, va nella direzione più ragionevole ed è auspicabile che questo piccolo fronte riesca a crescere e a connettersi con le altre forze del campo progressista. Attualmente Sinistra Italiana, attraverso la alleanza con i Verdi, è riuscita a superare lo sbarramento e a portare una pattuglia di compagne e compagni alla Camera e al Senato. È stata l’unica forza politica, seppur piccola, che fin dall’inizio ha votato contro l’invio delle armi ed è in prima fila in tutte le lotte che si sviluppano, dentro e fuori le istituzioni, in difesa dei ceti sociali più deboli, dell’ambiente, contro le destre. Ma bisogna vedere i limiti di questo progetto: dopo 6 anni di tentativi Sinistra Italiana raggiunge il 3,4% assieme ai Verdi. Alleanza Verdi Sinistra, che qualcuno ipotizza come non una semplice alleanza elettorale, mostra contraddizioni profonde che Sinistra Italiana dovrebbe discutere al più presto.
La prima contraddizione è la subalternità dei Verdi nei confronti del Pd. Questo elemento ha impedito a Sinistra Italiana di muoversi liberamente per cercare una intesa con il Movimento 5 Stelle. La subalternità dei Verdi di cui si parla si è confermata anche in questa ultima tornata elettorale delle regionali. Infatti nel Lazio, nonostante il candidato sia stato imposto da Calenda e dal Pd, con l’inceneritore posto come primo punto del suo programma (un punto notoriamente dolente per il M5S), i Verdi, senza nemmeno preoccuparsi della posizione di Sinistra Italiana e della sua discussine interna, hanno scelto l’alleanza con il Partito Democratico. Solo per il voto dell’11 febbraio Sinistra Italiana del Lazio e di Roma, contraria a quella alleanza, si è costituita, assieme al Coordinamento 2050 e altre forze una lista di sinistra alleata con il M5S: il Polo Progressista. Ma c’è di più e peggio nella subalternità al Pd, c’è un fatto ancor più importante: la questione della guerra con incertezze fra i Verdi, in particolare del loro segretario Bonelli.
Persistono dunque difficoltà a sinistra del Pd a dare vita a quel soggetto politico che in questi ultimi decenni si è cercato di costruire.
APPROFONDIRE, CAPIRE, ENTRARE NEL PROFONDO DELLE CAUSE DELLA SCONFITTA DELLA SINISTRA
È un compito anche di questa testata: approfondire, capire, entrare nel profondo delle cause della sconfitta della sinistra, sapendo che i nodi da sciogliere vanno ben oltre il tema di unire ciò che resta. Occorre chiedersi e trovare il perché, a fronte di un peggioramento ormai ultraventennale dei diritti e della condizione materiale, le forme di partecipazione e di conflitto anziché aumentare si sono ridotte. Perché la sinistra è stata sbaragliata.
Occorre senza alcun dubbio una sinistra. La democrazia italiana con la sua tradizione culturale e politica è oggi amputata senza una
sinistra vera, efficiente, costantemente e capillarmente impegnata attraverso le dovute iniziative di mobilitazione ed un’adeguata organizzazione moderna. Una sinistra inattaccabile dal punto di vista della morale. L’alto astensionismo deve allarmare per la profonda lacerazione che rappresenta fra popolo e politica. E’ una ferita alla democrazia che deve vedere seriamente impegnata una sinistra dotata di una grande capacità unitaria che sappia coagulare forze orientate ad alcuni obiettivi fondamentali: rappresentazione del disagio sociasle, redistribuzione del reddito, sostegno e rafforzamento della sanità e della suola pubbliche, difesa ed estensione dei diritti del lavoro dipendente, la necessaria e doverosa transizione ecologica senza tentennamenti.
Se l’impegno politico quotidiano nei partiti progressisti, compreso tutto quello che si muove dentro il PD, nel sindacato, nell’associazionismo, non lo accompagniamo ad un lavoro analitico serio, sarà difficile orientarsi per cambiare le cose e riformulare un progetto di trasformazione della società in direzione dei diritti e delle libertà costituzionali, dell’ecologia e del superamento delle penalizzanti logiche socioeconomiche del capitalismo.
*http://www.perlapace.it/5-novembre-roma-manifestazione-nazionale/
aggiornato il 21 febbraio 2023 ore 10,19
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